Risonanza magnetica guasta allo Jazzolino, i commissari dell’Asp replicano ai comitati: nessuna inerzia, atti alla Procura

L’Asp rivendica investimenti e interventi per ammodernare le apparecchiature e assicura di aver attivato tutte le procedure previste dopo il blocco. Per gli esami urgenti trasferimenti in strutture esterne, mentre si annuncia l’arrivo di una nuova RMN finanziata con fondi dedicati

Dopo le pesanti contestazioni mosse dall’Osservatorio civico “Città attiva” e dal Comitato San Bruno sui disservizi sanitari, a partire dal guasto della risonanza magnetica all’ospedale di Vibo Valentia, arriva la replica della Commissione straordinaria dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia. Nel riscontro formale inviato ai comitati, i commissari respingono ogni accusa di inerzia e ricostruiscono nel dettaglio quanto accaduto in merito al blocco della RMN del presidio ospedaliero “Jazzolino”.

Il guasto e le diffide

Il 27 gennaio 2026, spiega l’Asp, la ditta incaricata della manutenzione – affidata tramite gara centralizzata della Stazione unica appaltante regionale – avrebbe comunicato il fermo immediato dell’apparecchiatura per un guasto critico dovuto alla perdita di elio. Secondo la relazione tecnica trasmessa dalla società manutentrice, per il ripristino sarebbero stati necessari il refill di circa mille litri di elio liquido, la sostituzione del gruppo compressore e del “cold-head”, oltre alla successiva fase di riattivazione del campo magnetico. Operazioni rese più complesse, viene evidenziato, dalla difficoltà di reperimento dell’elio sul mercato, con tempi stimati tra i 15 e i 20 giorni.

L’Asp afferma di aver formalmente diffidato la ditta il 10 febbraio per il mancato rispetto dei tempi contrattuali, procedendo anche all’addebito delle spese sostenute per garantire gli esami urgenti presso strutture esterne. Una seconda diffida sarebbe stata notificata il 17 febbraio, fino alla comunicazione della nuova data di rilascio dell’apparecchiatura, indicata per il 20 febbraio.

Per i casi urgenti segnalati dalla direzione sanitaria del presidio di Vibo Valentia, gli esami sono stati effettuati fuori sede, “al fine di garantire la continuità assistenziale”.

Il piano di ammodernamento

Nella nota, la Commissione straordinaria inserisce il guasto all’interno di un quadro più ampio di rinnovamento tecnologico avviato negli ultimi anni. Vengono ricordate l’installazione di nuovi mammografi nei presidi di Serra San Bruno, Soriano e Tropea, le Tac multistrato a 128 slice a Serra e Tropea, i densitometri ossei a Soriano e Nicotera e i sistemi radiologici telecomandati attivati anche a Vibo Valentia. È inoltre in corso – si legge – la procedura per la sostituzione della Tac del presidio vibonese con una nuova apparecchiatura a 256 slice finanziata dal Pnrr, aggiudicata alla società GE Medical System tramite Accordo quadro Consip.

Sul fronte risonanza magnetica, l’Asp comunica di aver ottenuto il finanziamento per una nuova RMN da 1,5 Tesla. La procedura di acquisto è in fase di definizione e la riunione della commissione giudicatrice è prevista per il 23 febbraio 2026. L’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità diagnostica, ridurre i tempi di attesa e limitare il rischio di interruzioni prolungate.

“Nessuna omissione”, ma esposto in Procura

“Non vi è stata alcuna inerzia, omissione o ritardo nell’attivazione delle procedure di competenza”, scrivono i commissari, rivendicando di aver operato nel rispetto delle disposizioni contrattuali e normative, con contestazioni formali, applicazione delle penali e monitoraggio costante delle attività di ripristino. La Commissione straordinaria – composta da Gianfranco Tomao, Gianluca Orlando e Gandolfo Miserendino – annuncia inoltre di aver trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica, ritenendo “intimidatorio” il tono della diffida ricevuta.

La difesa dell’Asp e il diritto alle cure

Ed è proprio questo il passaggio che segna uno scarto evidente nella vicenda: mentre il dibattito pubblico si concentra sui disservizi e sui ritardi che hanno costretto i pazienti a rivolgersi fuori sede, a finire all’attenzione della magistratura non sono – almeno per ora – eventuali responsabilità legate al guasto o alla gestione del servizio, ma i soggetti che quei disservizi li hanno denunciati. Un cortocircuito che apre un fronte ulteriore, tutto politico e istituzionale: perché se è legittimo per l’Azienda difendere il proprio operato, resta il dato di una comunità che chiede risposte sulla continuità delle prestazioni. E in questa dinamica, il rischio è che il conflitto si sposti dalle criticità del sistema sanitario al terreno giudiziario, con i denuncianti sotto esame prima ancora che vengano chiarite fino in fondo le responsabilità dei disservizi.

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