Strage di Cutro, i familiari in aula: indifferenza colpevole, ora chiedeteci scusa

Nel terzo anniversario del naufragio, Farzaneh Maliki accusa i sei imputati: "Morte evitata solo con i soccorsi". Appello al Governo Meloni per la verità e il dramma dei visti negati: "C'è chi non può nemmeno piangere sulla tomba dei propri figli"

“Chiedete almeno scusa”. È questa la richiesta dei familiari delle vittime della strage di Cutro ai sei imputati al processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love il cui naufragio ha causato 94 morti e decine di dispersi. La richiesta è stata fatta questo pomeriggio da Farzaneh Maliki, giovane afgana che ha perso due zii e tre cugini.

La dichiarazione

Farzaneh è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori ed alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Oggi, prima dell’inizio dell’udienza del processo ai sei militari di Guardia di finanza e Capitaneria di porto, ha letto una dichiarazione. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa – ha detto – in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani. Ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”.

Gli interrogativi

La donna ha elencato a voce alta i nomi delle persone sotto inchiesta, ribadendo che “secondo i rapporti, le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana. Queste persone devono essere chiamate a rispondere davanti alla legge e affrontare le conseguenze delle loro azioni”.

La burocrazia nel mirino

La richiesta di giustizia si è spostata poi verso il governo per garantire trasparenza, ma anche per denunciare la burocrazia che impedisce a molti parenti di poter venire in Italia per piangere i propri morti. “Chiediamo a Giorgia Meloni – ha detto la donna – di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza. Siamo molto arrabbiati. Avete distrutto la vita di molte famiglie. Avete tolto tante persone care alla gente. Dovete darci delle risposte”.

“Da anni – ha detto Farzaneh Maliki – vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?”. (Ansa)

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