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Taglia da 120mila euro e video di tortura: la guerra della cocaina tra Napoli e San Luca

Un carico di droga sparito nel nulla ha scatenato una faida sotterranea tra ’ndrangheta e camorra. La Dda di Napoli svela un retroscena fatto di sequestri pianificati, vendette trasmesse in video e un equilibrio criminale che rischia di saltare
omicidio stradale

Una taglia di 120mila euro sulla testa di un narcotrafficante. L’ipotesi concreta di un sequestro di persona per piegare un debitore. Una fuga precipitosa in Spagna per sottrarsi alla vendetta. E persino un video di torture e omicidio fatto circolare nei circuiti criptati della criminalità organizzata come monito: chi sbaglia paga. Sono i contorni agghiaccianti dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul clan Vanella Grassi di Scampia e Secondigliano, culminata in nove arresti su ordinanza del gip Carla Sarno, su richiesta del procuratore Nicola Gratteri. Al centro dell’indagine, la rapina di 20 chili di cocaina avvenuta tra marzo e aprile 2023 a Casavatore. Un colpo che ha incrinato in profondità i rapporti tra le cosche calabresi e i clan napoletani, aprendo una frattura che ancora oggi non si è rimarginata.

Il colpo che ha spezzato l’alleanza

A ricostruire la vicenda sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Errico D’Ambrosio, per anni legato alla potente famiglia calabrese dei Molè. Secondo il pentito, la rapina sarebbe stata organizzata da Simone Bartiromo, detto “Jet”, con l’obiettivo di azzerare un debito di 500mila euro contratto per una partita di droga non pagata. L’assalto sarebbe stato compiuto ai danni di due emissari della cosca Nirta-Strangio di San Luca: Giovanni Strangio e Sebastiano Romeo, entrambi destinatari di misura cautelare. Dieci chili sottratti in una prima fase, altri dieci poco dopo. Un’operazione chirurgica, condotta con la piena consapevolezza del carico e dei suoi movimenti. La cocaina non è mai stata recuperata. E nel linguaggio delle organizzazioni mafiose, un affronto del genere equivale a una dichiarazione di guerra.

La taglia e il sequestro mancato

La reazione dei clan calabresi sarebbe stata immediata. Su Bartiromo – riferisce D’Ambrosio – sarebbe stata messa una taglia da 120mila euro. Non solo. Al collaboratore sarebbe stato chiesto di sequestrare la moglie del presunto mandante per costringerlo a restituire la droga o il denaro. Una richiesta che il pentito sostiene di aver rifiutato. Il clima era talmente incandescente che un parente di Bartiromo avrebbe preso un aereo per Barcellona, rifugiandosi in Spagna nel timore di ritorsioni. In Catalogna sarebbe stato fotografato insieme allo stesso Bartiromo e ad altre persone, segno di una fuga organizzata e tutt’altro che improvvisata.

Il video dell’orrore come messaggio

Ma il dettaglio più inquietante arriva dalle dichiarazioni di un altro collaboratore, Luigi Esposito, coinvolto nella rapina e legato alla Vanella Grassi. Dopo il furto della cocaina, racconta, una persona non identificata sarebbe stata torturata e uccisa. L’esecuzione sarebbe stata filmata e il video diffuso nell’estate 2024 sui canali criptati utilizzati da gruppi criminali di tutta Italia. Non un atto di sadismo fine a sé stesso, ma una strategia comunicativa: dimostrare che la ’ndrangheta non tollera tradimenti né truffe. Un linguaggio brutale, diretto, pensato per ristabilire gerarchie e incutere terrore.

Una vendetta che potrebbe non essere finita

Durante la conferenza stampa, il procuratore Nicola Gratteri ha lasciato intendere che la partita potrebbe non essere chiusa. Nel mondo criminale, certi sgarri non cadono in prescrizione morale. Secondo i pentiti, la mancata restituzione della droga – ostacolata anche da figure vicine agli Angrisano – avrebbe compromesso definitivamente i rapporti tra le famiglie calabresi e i gruppi partenopei. La cosca Amato-Pagano, inizialmente coinvolta nelle trattative, si sarebbe poi defilata, lasciando la Vanella Grassi esposta alle ritorsioni. Da allora, spiegano gli inquirenti, la diffidenza è diventata la regola. Le ’ndrine guardano con sospetto ai partner napoletani. E quella che era un’alleanza strategica per il traffico internazionale di stupefacenti si è trasformata in una convivenza armata.

Venti chili di cocaina hanno acceso una miccia che brucia ancora. E in un sistema criminale dove l’onore si misura in chili di droga e milioni di euro, il conto – prima o poi – viene sempre presentato.

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