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Omicidio di Maria Chindamo, in Corte d’Assise emergono due auto mai identificate sulla scena del delitto

La deposizione di una testimone riaccende i riflettori su veicoli rimasti senza nome nelle ore della scomparsa. In aula anche l’ex compagno della vittima. Il processo riprenderà il 26 aprile con nuovi testi e controesami

Entra in una fase cruciale il processo davanti alla Corte d’Assise per il brutale omicidio di Maria Chindamo, l’imprenditrice svanita nel nulla il 6 maggio 2016 davanti alla sua azienda agricola di Limbadi. Sul banco degli imputati siede Salvatore Ascone, accusato di concorso nel delitto. A difenderlo sono gli avvocati Salvatore Staiano e Francesco Sabatino.

La testimone e quelle due vetture senza nome

L’udienza di questa mattina è stata dominata dalla deposizione di Lia Staropoli. La donna ha riferito di essere transitata lungo la strada che collega Limbadi a Rosarno proprio nelle ore decisive della scomparsa.

In aula ha confermato di aver notato l’auto dell’imprenditrice ferma sul posto. Ma il passaggio che ha catturato l’attenzione della Corte riguarda un altro dettaglio: la presenza di due ulteriori autovetture parcheggiate nelle vicinanze, rimaste però mai identificate nel corso delle indagini preliminari. Un elemento che potrebbe rivelarsi tutt’altro che marginale.

Su questo punto si è concentrato il controesame serrato condotto dai legali Staiano e Sabatino. L’obiettivo della difesa è stato quello di verificare la tenuta del ricordo della testimone a distanza di anni, sondando incongruenze, tempi di percorrenza e particolari relativi ai veicoli descritti. Un passaggio tecnico ma decisivo, che potrebbe incidere sulla valutazione dell’attendibilità della deposizione.

In aula l’ex compagno della vittima

Successivamente è stato chiamato a deporre Giovanni Tagliafierro, ex compagno della vittima. Alle domande del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Annamaria Frustaci, Tagliafierro ha ricostruito il contesto relazionale e personale che circondava l’imprenditrice nei mesi precedenti alla sua scomparsa.

La sua testimonianza ha cercato di delineare il clima in cui maturò il sequestro e l’uccisione, offrendo uno spaccato sui rapporti privati e sulle dinamiche che precedettero quel 6 maggio 2016, data spartiacque in una vicenda che continua a scuotere l’opinione pubblica calabrese.

Processo aggiornato al 26 aprile

Il dibattimento è stato aggiornato al prossimo 26 aprile. In quella sede verranno ascoltati ulteriori testimoni indicati dalle parti e si procederà anche al controesame dello stesso Tagliafierro da parte del collegio difensivo.

Un calendario fitto che segna l’ingresso nel vivo del processo. A quasi dieci anni dalla scomparsa dell’imprenditrice, l’aula della Corte d’Assise resta il luogo in cui si gioca la partita più importante: quella della verità giudiziaria su uno dei casi più inquietanti della cronaca calabrese.

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