La Calabria ha finalmente gli strumenti normativi per affrontare l’emergenza salute mentale, ma resta inchiodata sui passaggi decisivi: personale insufficiente, servizi disomogenei, reparti ancora inesistenti e aziende sanitarie che procedono a velocità diverse. È questo il dato politico e sanitario emerso con maggiore nettezza dalla Terza Conferenza regionale sulla salute mentale, svoltasi alla Cittadella regionale di Catanzaro, dove oltre 130 partecipanti – in rappresentanza delle cinque province e di più di 40 associazioni – hanno messo a confronto criticità, ritardi e priorità ancora aperte.
Il punto non è più la programmazione. Il punto, adesso, è l’attuazione. E il segnale arrivato dalla conferenza è chiaro: dopo i decreti e i piani approvati nel 2025, la macchina sanitaria regionale non può più permettersi di restare ferma.
I provvedimenti ci sono, ma la rete resta incompleta
A sintetizzare il senso della giornata è stato Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente, che ha indicato con precisione il cambio di scenario rispetto alla precedente conferenza: la Calabria, oggi, dispone di atti che prima non aveva, a partire dal Budget di salute e dal Piano di azione regionale sulla salute mentale, entrambi pubblicati nel gennaio dello scorso anno.
“Il filo rosso di questa nostra terza conferenza regionale sulla salute mentale è dalla pianificazione all’azione. Rispetto alla precedente conferenza, in cui non avevamo strumenti normativi regionali, oggi questi strumenti li abbiamo”. Per Curia, però, il giudizio resta sospeso tra un risultato formale e un’applicazione ancora largamente incompleta. “Io dico che il bicchiere è mezzo pieno. I decreti sono stati approvati e pubblicati. Ma il bicchiere mezzo vuoto è che questi strumenti devono essere implementati”.
Una fotografia che si misura soprattutto con i numeri: oltre 17 mila accessi ai pronto soccorso calabresi per problematiche legate alla salute mentale, dato richiamato nel corso della conferenza come indicatore della pressione ormai strutturale sul sistema.
Psicologi, assistenti sociali e psichiatri
La richiesta più immediata emersa dal confronto riguarda il rafforzamento del personale. In particolare, Comunità Competente ha insistito sulla necessità di utilizzare professionalità già disponibili in Calabria, a partire da psicologi e assistenti sociali, considerati essenziali sia nei percorsi di salute mentale sia nei consultori.
“Noi abbiamo abbondanza in Calabria di offerta per quanto riguarda gli psicologi: perché non li assumiamo? Gli psicologi sono molto importanti non soltanto sulle problematiche della salute mentale, ma anche per quanto attiene ai consultori familiari”.
Più complessa, invece, la questione degli psichiatri, legata alla carenza nazionale di specialisti e al nodo delle scuole di specializzazione. In questo quadro, Curia ha rivendicato il superamento del blocco relativo all’utilizzo delle ore di specialistica ambulatoriale interna, che consente di ampliare l’impiego degli specialisti pubblici anche sul versante psichiatrico. “Quel blocco aveva comportato risparmi sulla pelle delle persone, perché chi non trovava specialisti ambulatoriali interni doveva mettere mano alla tasca per visite e cure”.
Neuropsichiatria infantile, il vuoto più grave: una vergogna
Il capitolo più pesante, però, resta quello della neuropsichiatria infantile. In Calabria, ad oggi, non esistono ancora unità operative ospedaliere dedicate. Un’assenza definita senza mezzi termini nel corso della conferenza.
“È una vergogna – dice Rubens Curia – che in Calabria non abbiamo unità operative ospedaliere, i vecchi reparti di neuropsichiatria infantile. Non abbiamo nessun reparto in Calabria”.
Secondo quanto emerso, dopo le interlocuzioni con il presidente Roberto Occhiuto e con i subcommissari, le aziende ospedaliere Dulbecco, Annunziata e Gom hanno inserito nei rispettivi atti aziendali la previsione di tre unità operative con 10 posti letto ciascuna. Ma il passaggio essenziale, quello dei concorsi, non è ancora partito. “Ora c’è l’ultimo miglio da compiere: bandire il concorso. Stiamo attendendo che si superi questa empasse”.
Il ritardo ha già un costo preciso: 786 adolescenti ricoverati fuori regione e una spesa di 1,8 milioni di euro in mobilità passiva. Una cifra che, secondo Curia, avrebbe potuto coprire gran parte del fabbisogno di personale necessario per attivare i reparti in Calabria.
Consulte attive solo in due Asp in Calabria
Tra i nodi evidenziati anche quello delle consulte dei Dipartimenti di salute mentale, attivate finora solo nelle Asp di Catanzaro e Reggio Calabria. Per Comunità Competente si tratta di un tassello fondamentale, perché mette in relazione operatori, famiglie, associazioni e terzo settore. Le altre tre aziende, invece, non hanno ancora completato il percorso.
Non meno rilevante il tema dei centri prescrittori: per alcuni farmaci considerati importanti, è stato denunciato, i pazienti calabresi continuano a spostarsi fuori regione – in alcuni casi fino a Messina – per ottenere prescrizioni e terapie. Anche questo entrerà nel documento finale elaborato al termine dei quattro gruppi di lavoro, che sarà pubblicato nei prossimi giorni dopo una giornata scandita da 21 interventi, dalle relazioni del mattino e dal confronto del pomeriggio con il direttore generale del Dipartimento Tutela della Salute Ernesto Esposito.
Il caso Vibo: cinque commissari in cinque anni
Dentro il quadro regionale, la conferenza ha acceso un faro anche su Vibo Valentia, indicata come una delle situazioni più esposte sul piano organizzativo. Curia ha richiamato esplicitamente la crisi di continuità nella gestione dell’Asp. “Ci sono situazioni drammatiche come quella di Vibo. Non è possibile che in cinque anni ci siano stati cinque commissari”. Il riferimento è alla necessità di uscire dalla logica delle gestioni temporanee e restituire stabilità amministrativa a un’azienda sanitaria che continua a scontare ritardi strutturali.
“È necessario dare continuità. Ad aprile scadrà la procedura prefettizia ed è necessario a questo punto un management per un triennio che affronti le varie problematiche sospese, non soltanto attinenti alla salute mentale”.
Una conferenza che non si chiude con un convegno
Il dato più interessante, forse, è che la conferenza non si è chiusa come un appuntamento rituale. All’interno del percorso è stato infatti istituito un gruppo di lavoro permanente, con il compito di seguire passo dopo passo l’attuazione degli impegni e verificare se alle norme approvate seguiranno finalmente atti amministrativi, assunzioni e servizi.
Ed è qui che il confronto smette di essere convegnistico e torna a essere politico: la Calabria ha approvato i suoi strumenti, ha scritto i suoi piani, ha individuato i suoi vuoti. Adesso resta da capire se sarà capace di trasformare decreti e annunci in una rete vera, in grado di rispondere a un’emergenza che da tempo non è più rinviabile.
Nel corso della conferenza sono state inoltre consegnate le bandiere di Comunità Competente a Vittoria Scarpino, presidente regionale di Crea Calabria – realtà che rappresenta 14 comunità terapeutiche delle dipendenze -, a Elena Sodano della Fondazione Ra.Gi. e ad Ampelio Anfosso della cooperativa Zarapoti. Un riconoscimento al lavoro svolto sul territorio nel campo della salute mentale e dell’inclusione sociosanitaria.


