Un documento dettagliato, una vera e propria analisi radiografica del sistema assistenziale regionale che mette sul tavolo soluzioni concrete e immediate. “La sanità rappresenta oggi la principale emergenza sociale, economica e civile della Calabria”: si apre con questa netta presa di posizione la proposta di rilancio elaborata dall’associazione “La Tazzina della Legalità” e da Confassociazioni Calabria. Un intervento fermo firmato dal presidente del sodalizio, il dottor Sergio Gaglianese, dal referente del settore Sanità, il dottor Giovanni Primerano, e dal presidente di Confassociazioni Calabria, l’avvocato Peppino Mariano.
Secondo i promotori, si tratta di una sfida nodale per la sopravvivenza stessa della regione: “Senza un sistema sanitario efficiente non può esistere alcuna reale prospettiva di sviluppo, crescita economica, attrazione di investimenti o contrasto allo spopolamento”. Al contrario, “una sanità moderna ed efficiente rappresenterebbe invece il principale volano di sviluppo della Calabria, favorendo: il diritto alla salute; il diritto a restare; il ritorno degli emigrati; l’attrazione della cosiddetta ‘silver economy’, ovvero il turismo della terza età e dei pensionati europei; nuove opportunità occupazionali e professionali”.
Lo stop alla mobilità passiva e l’allarme oncologico
Il testo fotografa una realtà dolorosa e complessa. “Ogni anno migliaia di cittadini calabresi sono costretti a lasciare la propria terra per curarsi altrove, generando una mobilità sanitaria passiva che impoverisce ulteriormente il territorio sotto il profilo economico, sociale e umano. A ciò si aggiunge il dramma di famiglie costrette a sostenere enormi sacrifici economici e personali per ottenere cure che dovrebbero essere garantite nella propria regione”. I risvolti finanziari e psicologici sono pesantissimi: “La Calabria perde annualmente centinaia di milioni di euro a causa della mobilità sanitaria verso altre regioni italiane. Ma il danno non è soltanto economico: è un danno di fiducia, di credibilità e di speranza verso il futuro della nostra terra”.
L’associazione entra poi nel merito dei servizi specialistici e diagnostici, rilevando come “in molte aree della Calabria le liste d’attesa sono ormai incompatibili con il diritto alla salute. Per una visita specialistica o un esame diagnostico i cittadini sono frequentemente costretti ad attendere mesi, quando non addirittura oltre un anno”. A supporto di ciò, viene richiamato un paradosso clinico drammatico: “Un dato deve far riflettere: la Calabria registra una delle più basse incidenze tumorali d’Italia, ma una delle più alte mortalità oncologiche. Questo evidenzia quanto sia fondamentale investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella medicina territoriale”.
Germaneto e la medicina di prossimità
Per invertire questa tendenza, la “prima proposta: integrazione di un modello sanitario pubblico a prestazione” si articola su precise direttrici operative: “l’apertura del Pronto soccorso presso il Policlinico Universitario di Germaneto (VEDASI’ PROTOCOLLO DEL MARZO 2023); il potenziamento della specialistica territoriale; il rafforzamento della diagnostica per immagini; il recupero della mobilità sanitaria passiva fuori regione; la valorizzazione delle eccellenze mediche calabresi”.
In merito al polo universitario del capoluogo, il documento è categorico: “L’apertura del Pronto soccorso presso il Policlinico Universitario di Germaneto rappresenta un atto necessario e coerente con gli impegni già assunti istituzionalmente. Non è pensabile che una struttura universitaria di alta formazione specialistica continui a operare senza un Pronto soccorso pienamente attivo. Si tratta di una carenza che penalizza: i cittadini; il sistema sanitario regionale; la formazione universitaria dei futuri medici; la capacità di integrazione ospedaliera dell’intera area centrale della Calabria”.
Sul fronte territoriale, l’obiettivo dichiarato è “ridurre le liste d’attesa e salvare vite”, superando il blocco per cui “i medici di medicina generale e i Pronto soccorso operano spesso senza la possibilità di ottenere risposte diagnostiche rapide ed efficaci. Questo comporta ritardi nelle diagnosi e nelle cure, soprattutto per patologie oncologiche, cardiovascolari e croniche”. La ricetta prevede di “implementare il sistema sanitario territoriale attraverso: il potenziamento delle strutture specialistiche convenzionate; il rafforzamento della diagnostica per immagini; l’incremento delle prestazioni erogabili sul territorio; la creazione di presìdi sanitari territoriali di prossimità; una rete integrata capace di alleggerire i Pronto soccorso e ridurre drasticamente i tempi di attesa”. “L’obiettivo deve essere semplice e concreto: consentire ai cittadini calabresi di curarsi in Calabria, in tempi compatibili con la tutela della salute”.
Il “modello pubblico a prestazione”
Per arginare i “viaggi della speranza, con enormi sacrifici economici, psicologici e lavorativi”, i firmatari propongono di scommettere sulle risorse umane autoctone: “proponiamo di valorizzare le eccellenze mediche calabresi che oggi operano fuori regione. Molti professionisti originari della Calabria lavorano in importanti ospedali italiani o in strutture altamente specializzate. Alcuni di loro già effettuano visite sul territorio calabrese, salvo poi indirizzare i pazienti verso altre regioni per gli interventi chirurgici”.
L’idea cardine è quella di “costruire un modello pubblico a prestazione capace di: utilizzare pienamente le strutture ospedaliere pubbliche regionali; attrarre professionisti di alta specializzazione; qualificare gli ospedali territoriali; recuperare prestazioni oggi effettuate fuori regione; ridurre drasticamente la mobilità passiva; trattenere risorse economiche in Calabria”. In questo modo si tratterrebbe in loco “l’intera filiera sanitaria — diagnostica, chirurgia, degenza e follow-up — generando benefici economici, occupazionali e sociali”.
L’analisi critica: “Il nodo di Azienda Zero”
L’intervento dei rappresentanti dei cittadini si sofferma in modo analitico anche sulle riforme strutturali dell’ente regionale, evidenziando uno scostamento tra le aspettative e la realtà percepita: “Azienda Zero era stata presentata come uno strumento strategico capace di rivoluzionare l’organizzazione della sanità calabrese, centralizzare la programmazione, migliorare l’efficienza del sistema sanitario e ridurre le disfunzioni storiche. Ad oggi, però, i cittadini continuano a percepire: liste d’attesa interminabili; carenza di personale sanitario; difficoltà nei Pronto soccorso; servizi territoriali insufficienti; persistenti viaggi della speranza”.
L’atto di accusa rileva che, “sul piano concreto, Azienda Zero ha finora principalmente gestito procedure concorsuali, graduatorie e aspetti amministrativi centralizzati. Manca ancora una reale percezione di una svolta strategica capace di incidere concretamente: sulla riduzione della mobilità sanitaria passiva; sull’abbattimento delle liste d’attesa; sul riequilibrio territoriale dei servizi; sulla valorizzazione degli ospedali periferici; sull’efficienza organizzativa della medicina territoriale”. L’organismo conclude che “oggi la Calabria ha bisogno non soltanto di nuove strutture amministrative, ma soprattutto di una visione sanitaria moderna, operativa e orientata ai risultati”.
Verso la seconda fase del progetto
“La sanità non può più essere affrontata come una semplice emergenza amministrativa. È la vera questione strategica per il futuro della Calabria. Difendere il diritto alla salute significa difendere: il diritto alla dignità; il diritto all’impresa; il diritto al lavoro; il diritto a restare nella propria terra”. Con queste parole forti “La Tazzina della Legalità” e Confassociazioni Calabria rinnovano il proprio impegno a “promuovere proposte concrete, sostenibili e orientate esclusivamente all’interesse dei cittadini calabresi”.
I lavori sul tema non si fermano qui. “La seconda proposta, relativa alla rimodulazione della Guardia Medica, del 118, dei Pronto soccorso e della medicina territoriale nei piccoli comuni, sarà presentata successivamente nel corso di una conferenza stampa aperta alle forze politiche, sindacali e ai rappresentanti di categoria, le quali potranno proporre soluzioni integrative e/o eventuali modifiche al progetto”.



