Il governo annuncia lo sconto sui carburanti e prova a intestarsi una misura attesa da famiglie e imprese. Ma tra la propaganda e la realtà, ancora una volta, c’è di mezzo il solito inganno. Perché se da una parte viene promesso un taglio di 25 centesimi al litro su benzina e gasolio e di 12 centesimi al chilo sul gpl, dall’altra non tutti i distributori lo applicano davvero. E soprattutto, a pagare il conto non è Palazzo Chigi, ma sempre lo Stato. Cioè i cittadini.
Il punto più grave, infatti, è quello che emerge dal testo del decreto e che, come ha evidenziato la Gazzetta del Sud in edicola stamane in un articolo firmato da Antonio Ricchio, è rimasto in secondo piano nella comunicazione ufficiale del governo: per finanziare gli sconti alla pompa vengono tagliate risorse ai ministeri.
Sconto annunciato, ma non per tutti
Il primo paradosso è sotto gli occhi di tutti. Lo sconto esiste sulla carta, ma non viene applicato ovunque. E questo significa che molti cittadini, pur davanti a un annuncio presentato come misura generale, continuano a pagare il carburante quasi agli stessi prezzi di prima.
In altre parole, il governo comunica un beneficio che non sempre arriva davvero nelle tasche delle persone. Un provvedimento che dovrebbe aiutare tutti, ma che finisce per essere parziale, disomogeneo e affidato alla volontà dei singoli impianti. Un pasticcio che sa tanto di spot più che di soluzione strutturale.
I tagli ai ministeri: il conto nascosto
C’è poi il secondo aspetto, ancora più pesante. Per coprire il costo degli sconti, il governo ha scelto di intervenire con tagli lineari ai ministeri. Il più colpito è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con 127,5 milioni di euro in meno. Seguono il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con 96,5 milioni e il Ministero della Salute con un taglio di 86 milioni.
Non si tratta di numeri astratti. Quando si taglia ai ministeri, si taglia allo Stato. E quando si taglia allo Stato, prima o poi si taglia ai servizi, agli investimenti, alla macchina pubblica. Sanità, infrastrutture, istruzione, sicurezza: tutto rischia di pagare il prezzo di una misura costruita per fare effetto nell’immediato.
La solita beffa per i contribuenti
Alla fine il copione è sempre lo stesso. Si annuncia uno sconto, si alimenta il consenso, ma poi il peso dell’operazione ricade ancora una volta sui contribuenti. Perché se non tutti ottengono davvero il beneficio alla pompa e se per finanziare il decreto si svuotano i bilanci dei ministeri, allora il risultato è semplice: i cittadini pagano due volte.


