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Riforma della magistratura, ecco cosa cambia: carriere separate, doppio Csm e Alta Corte

Il testo approvato dal Parlamento ridisegna l’assetto della giustizia: giudici e pm avranno percorsi distinti, nasceranno due Csm e una nuova Alta Corte per i procedimenti disciplinari

La riforma costituzionale della giustizia cambia in modo profondo l’organizzazione della magistratura italiana. Il punto centrale è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, accompagnata dalla nascita di due diversi Consigli superiori della magistratura e da un nuovo organo disciplinare. Dopo il via libera definitivo del Parlamento, il testo sarà sottoposto al referendum confermativo. La riforma modifica diversi articoli della Costituzione e interviene su tre fronti principali: carriere, organi di autogoverno e disciplina.

Carriere separate e due Csm

Il primo cambiamento riguarda la fine dell’attuale modello unitario. La magistratura resterà autonoma e indipendente, ma sarà composta da due carriere distinte: quella giudicante, cioè dei giudici, e quella requirente, cioè dei pubblici ministeri. In pratica, giudici e pm avranno percorsi separati e funzioni definitivamente distinte. Con la separazione delle carriere, l’attuale Consiglio superiore della magistratura verrà diviso in due: uno per i magistrati giudicanti e uno per i magistrati requirenti.

Entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica. Ne faranno parte di diritto il Primo presidente della Cassazione e il Procuratore generale della Cassazione.

Componenti scelti con il sorteggio

I nuovi Csm non saranno più eletti come avviene oggi. Saranno composti per due terzi da magistrati e per un terzo da membri laici, ma tutti selezionati tramite sorteggio. I laici saranno estratti da un elenco di professori universitari e avvocati con almeno 15 anni di esperienza, mentre i togati saranno sorteggiati tra i magistrati in possesso dei requisiti fissati da una successiva legge ordinaria. Il mandato durerà quattro anni e non sarà rinnovabile.

Stop al potere disciplinare

I due nuovi Csm manterranno le competenze su assunzioni, trasferimenti, assegnazioni, valutazioni di professionalità e conferimento delle funzioni. Perderanno però il potere disciplinare, che verrà trasferito a un nuovo organismo. La riforma istituisce l’Alta Corte disciplinare, che si occuperà dei procedimenti contro tutti i magistrati.

Sarà composta da 15 membri: 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco di giuristi compilato dal Parlamento, 6 magistrati giudicanti con almeno 20 anni di anzianità ed esperienza in Cassazione e 3 magistrati requirenti con gli stessi requisiti. La maggioranza sarà togata, ma il presidente sarà scelto tra i membri laici.

Sentenze senza ricorso in Cassazione

Le decisioni dell’Alta Corte potranno essere riviste solo dalla stessa Corte in secondo grado, con una composizione diversa rispetto al primo giudizio. Non sarà invece possibile fare ricorso in Cassazione. La riforma non entrerà in funzione in modo immediato. Dopo l’eventuale via libera del referendum, entro un anno dovranno essere approvate le leggi attuative necessarie.

Fino ad allora resterà in vigore il sistema attuale, con il Csm nella sua composizione e con le competenze previste oggi dalla Costituzione. La riforma cambia l’ossatura della magistratura: separa giudici e pm, sdoppia il Csm e affida la disciplina a una nuova Alta Corte. Un passaggio destinato a incidere in profondità sugli equilibri della giustizia italiana e che sarà ora rimesso al giudizio degli elettori.

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