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Maxi piantagione tra Conflenti e Lamezia: 4 arresti e sequestri per 220mila euro

Smantellato un business della marijuana da 2,5 milioni di euro. Gli indagati usavano "jammer" e fototrappole per proteggere 4.800 piante di canapa
marijuana

Nel quadro di una più ampia ed articolata attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti condotta sul territorio del Reventino, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Soveria Mannelli e della Stazione di Conflenti hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Lamezia Terme, su richiesta del procuratore della Repubblica facente funzioni di Lamezia Terme, a carico di quattro persone ritenute responsabili, a vario titolo, del reato di coltivazione e produzione illecita di sostanze stupefacenti in concorso, con condotte aggravate dalla rilevante quantità dello stupefacente trattato.

Le indagini e l’impiego dei “Cacciatori”

L’indagine, avviata nel mese di maggio 2025 dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Soveria Mannelli, supportata dalla Stazione Carabinieri di Conflenti, nonché dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” di Vibo Valentia – assetto d’élite dell’Arma, in possesso di elevata specializzazione tattica e militare, in grado di svolgere infiltrazioni e prolungate attività di osservazione in aree boschive impervie – è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme e si è sviluppata attraverso una lunga, complessa e capillare attività investigativa, articolata in gravosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, spesso compiuti in arco notturno, nonché in mirati riscontri sul territorio.

Il monitoraggio tecnologico: fototrappole e jammer

Tali attività hanno consentito di ricostruire un quadro dettagliato del modus operandi dei soggetti coinvolti, che si avvalevano di strumentazione tecnica sia per monitorare le aree ove avveniva la coltivazione, grazie all’utilizzo di foto-trappole, sia per tentare di eludere i controlli degli investigatori dell’Arma, mediante un disturbatore di frequenza telefonica del tipo jammer.

Il maxisequestro: droga per 2,5 milioni di euro

Momento centrale dell’intera operazione è stato il sequestro, avvenuto il 5 settembre 2025, di una vasta piantagione di marijuana tra i territori comunali di Conflenti (CZ) e Lamezia Terme (CZ). In tale circostanza, erano state rinvenute 4.826 piante, per un quantitativo complessivo stimato in oltre un milione e 300mila dosi medie ed un valore economico di circa 2,5 milioni di euro, dato che evidenzia in modo significativo la portata dell’attività illecita ed il potenziale impatto sul mercato degli stupefacenti.

L’aggressione ai patrimoni illeciti

Le risultanze investigative hanno consentito di delineare la filiera produttiva della sostanza e le modalità di gestione dei proventi illeciti. Proprio in ragione di tali elementi, la Procura, oltre all’emissione degli odierni provvedimenti restrittivi della libertà personale, nei giorni scorsi aveva altresì disposto il sequestro dei beni nella disponibilità di tre dei quattro soggetti colpiti dal provvedimento restrittivo, ritenuti riconducibili ai proventi derivanti dall’attività criminosa.

La sproporzione reddituale e i beni sequestrati

In particolare, all’indomani del sequestro della vasta piantagione, gli investigatori dell’Arma, coordinati dal procuratore della Repubblica facente funzioni di Lamezia Terme, si sono concentrati sui redditi dichiarati e sui patrimoni degli indagati, da cui è emerso un valore complessivo di circa 220.000 euro ritenuto non giustificato e sproporzionato rispetto alle capacità reddituali dichiarate. Di conseguenza, il quadro indiziario ha consentito l’emissione del decreto di sequestro preventivo, che ha interessato un immobile destinato a privata abitazione, nove veicoli e ventuno rapporti finanziari, tra conti correnti, buoni di risparmio, carte di credito e prepagate.

Obiettivo

Il provvedimento si inserisce in una strategia investigativa mirata non solo alla repressione delle condotte illecite, ma anche all’aggressione dei patrimoni accumulati attraverso attività criminali, incidendo in maniera concreta sulle risorse economiche che alimentano il traffico di sostanze stupefacenti. Il sequestro è avvenuto in conformità a strumenti normativi che consentono di intervenire sui beni qualora emergano elementi di evidente sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. Si tratta di una misura di particolare incisività, volta a colpire il cuore economico delle attività criminali.

Presidio del territorio e sicurezza

L’attività condotta conferma l’elevato livello di attenzione e la costante presenza sul territorio degli assetti info-investigativi e delle Stazioni posti alle dipendenze del Comando provinciale dei Carabinieri di Catanzaro, impegnati frontalmente in un’azione incisiva volta a garantire la sicurezza delle comunità locali. L’aggressione ai patrimoni illeciti si configura come uno degli strumenti più efficaci per disarticolare i circuiti criminali, restituendo al contempo fiducia e tutela alle collettività. I quattro arrestati sono finiti nella casa circondariale di Catanzaro.

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