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Albero mutilato a Pizzo, protesta civile e parole dure in Piazza della Repubblica (video)

Albero mutilato a Pizzo, protesta civile e parole dure in Piazza della Repubblica (video)

Associazioni e istituzioni hanno manifestato contro la decapitazione dell’araucaria secolare: non è solo un albero, è un bene pubblico e identitario

In piazza della Repubblica, a Pizzo, si è tenuta una partecipata manifestazione pubblica promossa da Italia Nostra per protestare contro la decapitazione dell’araucaria secolare che per oltre un secolo e mezzo aveva segnato il profilo del centro storico cittadino. Un albero radicato in suolo privato, ma considerato da tutti un bene di evidente e straordinario interesse pubblico, per il suo valore paesaggistico, identitario e storico.

Alla manifestazione hanno preso parte il responsabile di Italia Nostra Alessandro Caruso Frezza, il sindaco di Pizzo Sergio Pititto, Pino Paolillo per il Wwf, amministratori comunali, esponenti di associazioni e numerosi cittadini. Una piazza segnata da partecipazione, indignazione e da interventi molto netti, a partire proprio da quello di Caruso Frezza, che ha definito l’accaduto una ferita inferta non soltanto al verde urbano, ma all’intera comunità.

Un bene privato, ma di rilevanza pubblica

Nel suo intervento, Alessandro Caruso Frezza ha insistito su un punto centrale: l’araucaria non poteva essere considerata un semplice albero in area privata. Per Italia Nostra, si trattava di un bene paesaggistico inserito in un contesto di grande valore storico e urbanistico, visibile da tutto il centro cittadino e capace, da circa 140 anni, di caratterizzare in modo unico il paesaggio di Pizzo.

Secondo Caruso Frezza, il fatto che non fosse stata ancora formalmente completata la declaratoria di monumentalità non può in alcun modo essere interpretato come una sorta di “via libera” a interventi distruttivi. Il principio ribadito in piazza è stato chiaro: quando un albero ha una rilevanza pubblicistica così evidente, perché parte integrante del paesaggio urbano e della memoria collettiva, ogni intervento avrebbe richiesto prudenza, autorizzazioni e rispetto delle procedure.

Parole ancora più dure quando il responsabile di Italia Nostra ha richiamato la necessità di restare uniti: “Hanno offeso la città”, il senso del suo intervento, accompagnato dalla richiesta di non fermarsi all’indignazione del momento e di arrivare fino in fondo nell’accertamento delle responsabilità.

“Non è solo uno sfregio, è una prevaricazione”

Uno dei passaggi più forti della manifestazione è stato quello in cui Caruso Frezza ha collegato l’episodio a un clima di sopraffazione e prevaricazione. Davanti ai cittadini ha parlato della necessità di leggere quanto accaduto non come un gesto isolato, ma come un segnale culturale e civile allarmante: l’idea che si possa aggirare il rispetto delle regole, anticipare la tutela e imporre un fatto compiuto.

Un ragionamento che ha dato alla protesta un tono molto netto, ben oltre la sola difesa ambientale. Per i promotori, la battaglia sull’araucaria riguarda infatti la tutela del paesaggio, ma anche la credibilità delle istituzioni e il diritto di una comunità a non subire passivamente la cancellazione dei propri simboli.

L’intervento del sindaco e la presenza delle istituzioni

Alla manifestazione era presente anche il sindaco Sergio Pititto, insieme ad amministratori comunali, in un contesto che ha voluto segnare una presenza istituzionale importante in una vicenda che ha profondamente colpito la città.

La partecipazione del primo cittadino ha assunto un significato politico preciso: ribadire che la difesa dell’araucaria non è stata percepita come una semplice polemica, ma come una questione che tocca direttamente il rapporto tra amministrazione, tutela del patrimonio e interesse collettivo. In piazza, accanto alla protesta, è emersa infatti anche la volontà di trasformare questa vicenda in uno spartiacque per il futuro della gestione del verde e dei beni paesaggistici di Pizzo.

Paolillo: serve uno spartiacque per il patrimonio verde

Molto incisivo anche l’intervento di Pino Paolillo, storico riferimento del Wwf e del mondo ambientalista, che ha allargato il ragionamento dal caso specifico dell’araucaria a una più generale emergenza sul fronte del verde urbano e della cura del patrimonio arboreo.

Paolillo ha ricordato altre battaglie condotte in città e ha denunciato con forza una cultura che troppo spesso considera gli alberi un ostacolo, anziché una risorsa. Ha parlato di potature e tagli indiscriminati, di scarsa competenza nella gestione delle specie arboree e di una tendenza preoccupante a sacrificare il verde in nome di esigenze immediate, come parcheggi o viabilità, senza una vera visione urbana.

Il suo auspicio, espresso con chiarezza, è che la manifestazione di piazza della Repubblica rappresenti davvero “uno spartiacque” nei confronti dell’amministrazione e, più in generale, del modo in cui Pizzo decide di proteggere – o di non proteggere – il proprio patrimonio naturale e paesaggistico.

Una protesta che va oltre l’albero

Il senso profondo della manifestazione, emerso con chiarezza nel corso degli interventi, è che la protesta non riguarda soltanto la sorte di un singolo esemplare arboreo, per quanto straordinario. Riguarda piuttosto il modello di città che Pizzo vuole essere. Per questo, la piazza ha lanciato un messaggio preciso: la decapitazione dell’araucaria non può essere archiviata come un fatto secondario o tecnico. Per molti cittadini è diventata il simbolo di una ferita collettiva, di un’offesa al paesaggio e di una sfida aperta al senso stesso di comunità.

Da piazza della Repubblica, insomma, è partito un segnale forte: Pizzo non intende dimenticare. E chiede che su quanto accaduto si faccia piena luce, senza ambiguità, in nome della verità, della responsabilità e del rispetto dovuto a un bene che, pur insistendo su suolo privato, apparteneva ormai da tempo all’identità pubblica della città. 

I nostri video sono stati realizzati da Danilo Zimatore.

© Riproduzione riservata
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