Un atto “grave”, “inaccettabile” e politicamente “irresponsabile”. Con questi termini viene definita la delibera n. 176 dell’8 aprile 2026, emanata dalla Commissione straordinaria dell’Asp di Vibo Valentia. Un provvedimento che “colpisce duramente le comunità di Simbario, Spadola e Brognaturo”, mettendo “seriamente a rischio un servizio essenziale per i cittadini: la guardia medica”.
Un metodo senza confronto
La denuncia dei sindaci dei tre comuni dell’entroterra punta il dito contro un metodo di gestione ormai ritenuto “intollerabile”. Le decisioni, secondo quanto riportato, sarebbero state assunte “senza alcun confronto”, in “assenza di trasparenza” e in “totale spregio delle istituzioni locali”. Un atteggiamento descritto come “arrogante”, capace di “mortificare il ruolo dei sindaci” e di “ignorare deliberatamente le reali necessità di salute di intere comunità”.
Il “tradimento” degli impegni presi
Ciò che desta maggiore “indignazione” è la “clamorosa contraddizione rispetto agli impegni assunti in precedenza. La stessa Commissione straordinaria, durante la Conferenza dei Sindaci del 22 gennaio 2026 (richiamata paradossalmente nella delibera stessa), aveva formalmente garantito che la postazione di guardia medica non sarebbe stata chiusa”. L’attuale provvedimento, secondo i tre primi cittadini, rappresenta quindi un “vero e proprio tradimento istituzionale nei confronti dei territori coinvolti”.
Incoerenze e profili di illegittimità
L’analisi del testo della delibera rivela inoltre profonde incongruenze interne. Se in un passaggio l’atto afferma chiaramente che “non si ritiene di dover procedere ad alcuna riduzione o soppressione” dei servizi, nella parte dispositiva stabilisce l’esatto contrario. Questa evidente incoerenza solleva seri interrogativi sulla legittimità e sulla trasparenza dell’intero iter amministrativo, profilando il rischio di un atto viziato che produrrebbe effetti gravissimi su territori già fragili.
La mobilitazione: ricorsi e intervento regionale
Le comunità di Simbario, Spadola e Brognaturo hanno già annunciato che non resteranno in silenzio. È pronta l’attivazione di ogni strumento istituzionale e legale: richiesta formale di annullamento immediato della delibera, ricorso nelle sedi amministrative competenti e segnalazione agli organi di controllo per far emergere le criticità del provvedimento. Verrà inoltre richiesto l’intervento della Regione Calabria per fare piena luce su una decisione che “presenta profili di estrema gravità”. I primi cittadini fanno sapere che “la battaglia proseguirà in ogni sede” — istituzionale, amministrativa e pubblica — per “impedire lo smantellamento di un presidio fondamentale e per difendere il diritto alla salute dei cittadini. Su questo punto, il mandato è chiaro: non sarà fatto alcun passo indietro”.


