Dopo il Consiglio comunale aperto del 20 aprile a Pizzo, il presidente di Italia Nostra sezione di Vibo Valentia, Alessandro Caruso Frezza, affida a una lunga riflessione le proprie considerazioni sulla vicenda dell’araucaria.
“Com’è noto – afferma Frezza – il 20 aprile si è svolto a Pizzo il Consiglio comunale aperto, già preannunciato dal sindaco Sergio Pititto nel corso della manifestazione pubblica del 4 aprile indetta da Italia Nostra. Un Consiglio molto partecipato, con una presenza numerosa e sentita che non si vedeva da anni”.
Il presidente sottolinea quindi gli elementi di soddisfazione emersi durante l’assise: “Il sindaco e l’ufficio legale del Comune, nella persona dell’avvocato De Benetti, hanno informato su molti particolari della vicenda dell’araucaria. Sotto questo aspetto possiamo dirci molto soddisfatti. A fronte di un bene distrutto come bene paesaggistico e monumentale, danneggiato come bene ambientale e compromesso sotto il profilo della biodiversità lo scorso 30 marzo, la chiarezza procedimentale e la fermezza della reazione istituzionale sono fondamentali”.
Frezza evidenzia anche un ringraziamento pubblico: “Abbiamo ringraziato i carabinieri forestali per quanto emerso anche in relazione al taglio degli eucalipti di Vibo Marina, avvenuto senza autorizzazione paesaggistica, che comunque non sarebbe stata concessa”.
Particolari e ricostruzione
Entrando nel merito delle novità emerse durante il Consiglio, il presidente spiega: “Oltre al trasferimento degli atti alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia da parte del sindaco Pititto, sono emerse notizie per noi inedite. Una dall’ufficio legale, una da un cittadino intervenuto in sala e un’altra dall’avvocato Marco Talarico, intervenuto a tutela di chi ha operato sull’araucaria”.
Nel dettaglio, Frezza ricostruisce: “L’ufficio legale ha informato che il 18 marzo era stata predisposta una missiva che ordinava di non procedere al taglio dell’araucaria, ma tale comunicazione non è mai partita, né via pec né in altro modo. Era stata redatta dopo il sopralluogo del 16 marzo dei carabinieri corestali, alla presenza dell’avvocato Talarico e del signor Ciconte, e dopo che lo stesso avvocato, il 17 marzo, aveva comunicato al Comune che l’albero sarebbe stato tagliato”.
Non manca il riferimento all’intervento di un cittadino: “Si è detto che, se la Polizia municipale avesse garantito un presidio a tutela dell’araucaria, così come avviene in altri contesti, probabilmente non sarebbe accaduto quanto invece è successo”.
E sull’intervento dello stesso Talarico aggiunge: “L’avvocato ha evidenziato la propria lunga esperienza professionale, quarantennale, che non è in discussione”.
Gli interrogativi
Da qui, le domande: “A fronte di tutto questo – incalza Frezza – tre interrogativi sorgono spontanei. Perché non è partito, dal 18 marzo in poi, quell’ordine di non tagliare l’araucaria, nonostante l’intenzione fosse stata espressa chiaramente il 17 marzo? Perché la Polizia municipale non ha presidiato l’albero da quella data? E ancora: perché il 30 marzo il taglio è stato fermato solo poco prima delle 9:50, sebbene la prima segnalazione fosse arrivata già intorno alle 7:30, quando il danno non era ancora così grave?”.
Infine, la riflessione conclusiva, affidata a un parallelismo letterario: “Le possibili risposte – conclude – sono tre: che nessuno credesse davvero che quell’albero sarebbe stato tagliato, come accade in ‘Cronaca di una morte annunciata’ di Gabriel García Márquez; che vi sia stato timore reverenziale; oppure semplicemente timore. Ci auguriamo che la risposta sia la prima, perché significherebbe che nessuno voleva davvero arrivare a questo esito e che tutti, compresi gli stessi autori, confidavano in un intervento che fermasse tutto in tempo”.


