Non una semplice presa di posizione, ma parole che pesano come un atto d’accusa. Dopo la brutale aggressione subita dal dirigente comunale Andrea Nocita alla stazione di Vibo Pizzo, interviene Adriana Teti, ex dirigente dell’ente, anche lei in passato bersaglio di intimidazioni. La sua è una condanna netta, senza sfumature: quanto accaduto “è di una gravità inaudita” e non può essere liquidato come un episodio isolato. Nella sua nota, Teti parla apertamente di un salto di qualità: “Non si tratta del solito atto intimidatorio a distanza, ma di un attacco frontale e brutale”.
Un segnale contro chi applica le regole
L’ex dirigente conosce bene il contesto e lo sottolinea con chiarezza. Il settore urbanistico, che Nocita guida, è “delicato e spesso esposto a pressioni indebite”. Ed è proprio qui che si innesta il punto centrale del ragionamento: colpire una figura come Nocita, secondo Teti, significa mandare un messaggio preciso. “Andrea si è sempre distinto per competenza tecnica, onestà intellettuale e rigore morale”, scrive, ricordando anche il suo passato di collaboratore fidato. Un dirigente capace di “dire no” quando necessario, nel rispetto della legalità.
Ed è proprio quel “no” che, implicitamente, entra nel perimetro delle indagini e del dibattito pubblico.
Il contesto e la scia di violenza
Le parole di Teti si inseriscono in un quadro già pesante. L’aggressione a bastonate nel sottopasso della stazione, dopo un probabile pedinamento, ha segnato un’escalation evidente rispetto alle intimidazioni registrate negli ultimi mesi. Auto incendiate, colpi di pistola, aggressioni: episodi che hanno colpito amministratori e figure vicine alle istituzioni. Ora il salto ulteriore, quello della violenza fisica diretta. “Fare il proprio dovere in un territorio così complesso ha un prezzo altissimo”, scrive ancora Teti, mettendo nero su bianco ciò che molti, finora, avevano solo sussurrato.
“Colpita la parte sana della città”
Il passaggio più duro è anche il più politico. “Colpire Andrea Nocita significa voler colpire la parte sana della città che prova a resistere attraverso le regole”. Non una frase di circostanza, ma una chiave di lettura. Adriana Teti affida poi alla magistratura e alle forze dell’ordine il compito di fare piena luce, ribadendo un punto fermo: “Non si può permettere che la violenza fisica diventi uno strumento di pressione sull’attività amministrativa”. E chiude con un messaggio personale al dirigente aggredito: andare avanti “a testa alta”, perché “l’integrità è la risposta più forte”.
Parole che non chiudono la vicenda. La rilanciano. Perché, a questo punto, il tema non è più solo trovare i responsabili. Ma capire fino in fondo cosa, davvero, si è voluto colpire.


