Il verbale del grande pasticcio, via Vespucci torna ai carburanti: il piano spiaggia chiude il mare al turismo

La Conferenza dei servizi approva all’unanimità il PCS 2026: l’Autorità portuale ottiene il controllo esclusivo dell’area portuale di Vibo Marina. Cade l’ultimo argine alla delocalizzazione di Meridionale Petroli

Adesso non ci sono più interpretazioni. Ci sono le carte. E raccontano che il nuovo Piano comunale di spiaggia 2026 cambia radicalmente il destino del lungomare di Vibo Marina, riportandolo dentro una logica industriale-portuale e allontanandolo definitivamente dalla prospettiva turistica costruita negli ultimi vent’anni. La Conferenza dei servizi decisoria si è chiusa con esito positivo ai sensi dell’articolo 14-ter della legge 241/1990. Un’approvazione unanime che tiene dentro tutti gli enti coinvolti: Comune di Vibo Valentia, Regione Calabria, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Meridionale e Ionio, Capitaneria di Porto, Ministero delle Infrastrutture, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, Autorità di Bacino, Dipartimento Protezione civile, Consorzio di Bonifica e gli altri soggetti chiamati a esprimersi. A firmare il verbale conclusivo sono il responsabile unico del procedimento, l’architetto Antonio Carmelo Pallone, e il dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Vibo Valentia, Andrea Nocita. Il dato politico, però, è che nessuno si è opposto.

Il Comune perde il controllo dell’area portuale

Dentro il verbale c’è il passaggio che cambia tutto. Nel capitolo dedicato all’“Ambito Portuale”, la Conferenza dei servizi recepisce integralmente le prescrizioni dell’Autorità di Sistema Portuale. Il documento stabilisce infatti che nei tratti 4 e 5 del PCS – cioè le aree portuali che comprendono il lungomare Vespucci e le zone limitrofe ai depositi costieri – il Piano comunale di spiaggia “non produce effetti conformativi né vincolanti”. In sostanza il PCS, dentro quell’area, vale soltanto come documento “ricognitivo e conoscitivo”. Tradotto: il Comune perde il potere di pianificare quel tratto di costa.

Non potrà decidere destinazioni, utilizzi, concessioni o sviluppo dell’area. Tutto passa in capo all’Autorità di Sistema Portuale, che ottiene la “competenza esclusiva” sulla gestione e pianificazione delle concessioni demaniali marittime in area portuale. È il passaggio che segna la resa definitiva della pianificazione turistica su via Vespucci.

Via Vespucci fuori dal turismo

Fino a oggi il piano spiaggia del 2005 e quello aggiornato nel 2014 avevano aperto quel tratto di costa alla vocazione turistico-balneare. Stabilimenti, attività balneari, investimenti turistici, servizi, nautica: questa era la direzione urbanistica costruita negli anni. Con il nuovo PCS quella linea viene completamente ribaltata. L’Autorità portuale ottiene che l’area venga trattata esclusivamente come ambito portuale-industriale. E questo produce effetti enormi. Perché attorno ai depositi costieri viene costruita una vera e propria fascia di protezione. Fuori ombrelloni, quindi, fuori la movida; fuori ristoranti e stabilimenti. Fuori le attività considerate incompatibili con le esigenze portuali e industriali. Dentro, invece, restano gli oli combustibili e i depositi di carburante.

Cade il principio di incompatibilità

Il colpo più pesante riguarda Meridionale Petroli. Per anni il principale argomento utilizzato per sostenere la delocalizzazione era stato quello dell’incompatibilità urbanistica e territoriale tra i depositi costieri e una fascia urbana a vocazione turistica. Ora però quel principio viene demolito dagli stessi atti amministrativi. Perché se via Vespucci e l’area circostante non vengono più considerate zone strategiche per turismo e balneazione, allora anche la presenza di Meridionale Petroli smette di apparire incompatibile. Ed è qui che il piano spiaggia 2026 abbatte l’ultimo baluardo che teneva ancora in piedi la possibilità concreta di delocalizzare i depositi costieri.

L’ex Basalti resta sotto il controllo dell’Autorità portuale

Il verbale entra anche nel dettaglio dell’area ex Basalti e Bitumi, una delle più grandi ferite ambientali di Vibo Marina. La Conferenza dei servizi stabilisce che qualsiasi trasformazione di quell’area resta subordinata alle autorizzazioni dell’Autorità portuale e che il PCS non può introdurre vincoli aggiuntivi. Anche qui il significato è chiarissimo. Il Comune perde margini decisionali persino su un’area che avrebbe potuto rappresentare il cuore dello sviluppo turistico del waterfront: alberghi, strutture ricettive, nautica, servizi, passeggiate, attività commerciali.

La nuova linea dell’Autorità portuale

La Conferenza dei servizi recepisce integralmente la linea dell’Autorità portuale del presidente Andrea Agostinelli e della struttura tecnica dell’AdSP. Una linea che considera strategico il mantenimento dell’area portuale per funzioni industriali e commerciali, in particolare quelle legate agli oli combustibili. Il risultato è che Vibo Marina viene sempre più trattata come un’appendice industriale del sistema portuale di Gioia Tauro. E il turismo arretra.

La politica resta annichilita

La cosa più clamorosa è che tutto questo avviene nel silenzio quasi assoluto della politica locale. La Conferenza dei servizi è stata convocata dal Comune di Vibo Valentia. Il procedimento è stato seguito dal Settore Urbanistica. L’assessorato competente era pienamente coinvolto nell’iter. Ma oggi tace, quasi non sa nulla. Eppure nessuno ha spiegato pubblicamente che il nuovo PCS avrebbe avuto questo effetto devastante sul lungomare Vespucci e sulla prospettiva di delocalizzazione di Meridionale Petroli. Anzi, il via libera è arrivato all’unanimità.

Le prescrizioni che cambiano il volto del litorale

Il piano introduce anche prescrizioni rigidissime sulle strutture balneari: manufatti soltanto in legno o materiali naturali, strutture completamente amovibili, obbligo di sgombero entro il 30 novembre, limiti alle altezze e ai colori. Viene inoltre vietata qualsiasi edificazione stabile nei tratti 1, 2, 3 e 5 a causa della classe di fattibilità geologica. Il PCS garantisce almeno l’80% di spiaggia libera e introduce prescrizioni sull’accessibilità per le persone con disabilità. Ma il cuore politico del piano resta altrove: il Comune arretra, l’Autorità portuale avanza, il turismo viene ridimensionato e i depositi costieri consolidano la loro presenza.

Adesso la palla torna al Consiglio comunale

Il verbale stabilisce che il PCS dovrà tornare in Consiglio comunale per una nuova adozione formale, perché le modifiche introdotte sono considerate sostanziali rispetto al piano originario del 2014. Ed è lì che la politica dovrà spiegare ai cittadini cosa intende fare davvero.

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

In Calabria, il progetto di formazione avanzata Simeup punta a rafforzare le competenze del personale sanitario
L’intesa punta su un modello di sicurezza integrata che unisce il monitoraggio dei reati tradizionali (rapine e furti) alla difesa contro le minacce cyber e l’uso dell’intelligenza artificiale
La fondazione FEE premia la regione con 4 nuovi ingressi (Amendolara, Montegiordano, Falerna e Locri). Il presidente Occhiuto rivendica il risultato: “Frutto di investimenti massicci sulla depurazione e tolleranza zero contro l’inquinamento”

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792