La “Staffetta della Memoria” unisce l’Italia nel ricordo delle vittime delle mafie e del dovere

Si è concluso all’Altare della Patria il Memorial Day 2026 promosso dal SAP. Quattro carovane di ciclisti hanno percorso il Paese per celebrare i servitori dello Stato e formare i nuovi “custodi della legalità” tra i giovani. Tappa simbolo a Vibo Valentia

Si è da poco concluso il “Memorial Day 2026”, la solenne manifestazione nazionale che dal 1993 – l’anno successivo alle tragiche stragi di Capaci e di via D’Amelio – viene organizzata dal Sindacato Autonomo di Polizia (SAP). L’obiettivo della ricorrenza resta fermo: dare vita a una serie di iniziative su tutto il territorio nazionale per commemorare le vittime della mafia, del terrorismo, del dovere e di ogni altra forma di criminalità. Un tributo che unisce nel ricordo i servitori dello Stato, i giornalisti, i politici, i religiosi e i semplici cittadini che hanno pagato con la vita il proprio impegno a favore della collettività.

Quest’anno, il programma si è arricchito di un’iniziativa di forte impatto: la “Staffetta della Memoria”. Un composé di quattro carovane di ciclisti che, partendo contemporaneamente dai quattro angoli della penisola (Palermo, Lecce, Aosta e Pordenone), ha percorso altrettanti itinerari stradali per confluire a Roma, presso l’Altare della Patria. Ad attendere l’arrivo dei ciclisti erano presenti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il capo della Polizia, Vittorio Pisani, e il questore di Roma, Roberto Massucci.

La tappa nella “terra della Rinascita”

Nel fitto percorso della Penisola, tra i luoghi simbolo scelti come tappa, ha assunto un significato particolare la città di Vibo Valentia. All’interno della Scuola di Polizia “A. Campagna”, alla presenza del questore di Vibo Valentia, Rodolfo Ruperti, di autorità civili, dei segretari nazionali del SAP Giuseppe Coco e Cesare Corica e dei rappresentanti del sindacalismo autonomo regionale e provinciale, deposta una corona di alloro al Cippo dei Caduti, dopo la tradizionale benedizione officiata dal Cappellano del Corpo, Don Maurizio Raniti. In una terra definita “della Rinascita” – dove anche tendere una mano, decidere di non voltarsi dall’altro lato e partecipare con la propria solidarietà può talvolta costituire un vero e proprio atto di coraggio – eventi come il Memorial Day dimostrano la propria centralità civile. Essi servono ad aggregare gli animi migliori della cittadinanza, a riunire le forze positive della società e a riaccendere lo spirito del fare.

Custodi del domani

Il fine ultimo è soprattutto quello di forgiare nuovi “custodi della memoria” tra i giovani, affinché le fila delle staffette di domani siano sempre piene e sia onorato il sacrificio di chi ha immolato la propria vita per il rispetto delle leggi e la sicurezza, fino in fondo. Un esempio su tutti è stato l’assistente capo Antonio Montinaro, uomo della scorta del giudice Falcone morto nella strage di Capaci, icona di quanti ancora oggi, ineluttabilmente, continuano a compiere il proprio dovere a rischio della vita.

D’altronde, come ricordato storicamente da un ex vertice a capo della Polizia di Stato: “Una Istituzione senza memoria non ha radici ed è destinata a inaridire”. Il Memorial Day del SAP si riconferma così uno degli appuntamenti più significativi dedicati alla cultura del ricordo, capace di fondere sport, territorio e valori istituzionali in un messaggio forte, unito e condiviso di legalità e vicinanza ai servitori dello Stato.

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