Davanti alla sede dell’Asp Vibo Valentia non è andata in scena una semplice protesta, ma un atto d’accusa pesante, articolato, destinato a riaccendere lo scontro sulla gestione della sanità territoriale nel Vibonese. A guidare la mobilitazione è stato Soccorso Capomolla, responsabile sanitario del Don Mottola Medical Center, affiancato da dipendenti e familiari dei pazienti. Sul tavolo una serie di criticità che, secondo la struttura, stanno paralizzando ricoveri, accessi e programmazione.
Posti autorizzati ma proroghe ferme da mesi
Il cuore della denuncia riguarda la gestione dei posti autorizzati e contrattualizzati. “Posso dire che sono stati autorizzati 10 posti di REC, 10 di RSA medicalizzati e 16 accessi diurni – ha spiegato Capomolla – ma allo stato attuale abbiamo solo i 10 posti della fase iniziale con proroghe scadute”. Il nodo, secondo la struttura, è la mancata risposta dell’Asp alla richiesta di proroga inviata il 30 marzo. “Non sappiamo cosa dire ai pazienti. Nessuno risponde”, è la sintesi amara.
Liste d’attesa e accessi bloccati: un corto circuito
Altro fronte critico è quello del day hospital e del centro diurno. Capomolla denuncia una discrepanza tra domanda e accessi reali: “Abbiamo mediamente tre accessi al giorno contro i 16 previsti. Chi chiede l’accesso per problematiche degenerative viene messo in lista d’attesa”. E qui arriva l’esempio che scuote il sistema: “Un bypass recente finisce in lista d’attesa rispetto a un bambino che ha presentato domanda nel 2024. Così si crea un corto circuito, non continuità assistenziale”.

Non siamo ristoranti di prestazioni
La critica si fa più dura quando il responsabile sanitario entra nel merito del rapporto con l’ente pubblico. “Non siamo ristorati di prestazioni da 5 mesi. Questo mette in ginocchio qualsiasi equilibrio economico aziendale”. Poi l’affondo politico-amministrativo: “L’Asp deve capire che non siamo una controparte, ma un braccio operativo. Invece viviamo un approccio ideologico, come se fossimo delinquenti”. Parole pesanti, che aprono un fronte istituzionale diretto con la governance sanitaria provinciale.
Il nodo del budget e dei posti inutilizzati
Sul piano economico e organizzativo, Capomolla punta il dito contro il sistema di gestione delle risorse: “Noi lavoriamo per budget, non per letto. Se produci, vieni pagato; se no, no”. Secondo la struttura, esisterebbero risorse non utilizzate: “Abbiamo 463.000 euro di budget non consumato. Eppure i posti autorizzati ci sono”. La conclusione è netta: “Non è la struttura a bloccare i ricoveri, ma la mancanza di governance tra ingresso, proroghe e dimissioni”.
C’è un diritto alla cura che viene compresso
Il passaggio più politico riguarda la tenuta complessiva del sistema: “Il distretto gestisce il 47% del budget dell’ASP di Vibo, circa 140 milioni su 302. Non può essere lasciato in una condizione di inefficienza gestionale”. Poi l’accusa finale: “Così si crea un collo di bottiglia che non è responsabilità delle strutture. È la negazione del diritto alla cura”.
La richiesta: un incontro urgente
La giornata si chiude con una richiesta formale già avanzata nei giorni precedenti: “Chiediamo un incontro urgente. Abbiamo già esposto queste criticità. Le indicazioni sono state disattese”. Un passaggio che lascia intendere come la vertenza sia tutt’altro che conclusa. E mentre la protesta si spegne davanti all’Asp, resta accesa la domanda centrale: chi governa davvero la sanità territoriale e, soprattutto, chi risponde quando il sistema si blocca. Amareggiati per non avere avuto alcuna risposta dipendenti e familiari dei pazienti in cura del Don Mottola Medical Center; sono tornati a lavoro e a casa, ma c’è chi giura che la prossima volta non finirà così. Stamane a mantenere sicurezza e calma davanti alla sede dell’Asp di Vibo Valentia erano presenti anche gli agenti della Digos.



