Bastonate e auto incendiata. Due episodi ravvicinati, stesso luogo, stesso bersaglio: Andrea Nocita. E adesso dentro Palazzo Luigi Razza, a Vibo Valentia, la paura non è più sottotraccia. I dirigenti parlano di tensione, i dipendenti convocano assemblee, la Prefettura riunisce il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Segnali che raccontano un clima ormai pesantissimo. Ma il punto non è soltanto investigativo. Dentro il Comune da anni passano appalti, affidamenti, incarichi, milioni di euro e settori delicatissimi.
Urbanistica, lavori pubblici, patrimonio: aree dove si muovono interessi enormi e dove la trasparenza deve essere assoluta. Eppure troppe dinamiche restano opache, tra rotazioni mancate, resistenze interne e silenzi difficili da ignorare. Nessuno dice che ci sia un collegamento diretto, ma nessuno può fingere che il contesto non esista. Per questo il caso Nocita non può essere archiviato come semplice cronaca nera. Qui si gioca la credibilità delle istituzioni e la capacità dello Stato di proteggere chi lavora dentro la pubblica amministrazione.



