Uno sguardo esterno, ma profondamente legato alla propria terra. Francesco Greco, Cavaliere della Repubblica; ama profondamente la sua terra, originario di Vibo Valentia, osserva da anni le dinamiche economiche, sociali e istituzionali che interessano il territorio calabrese. In questo contributo propone una riflessione sul dibattito che si è sviluppato attorno alla vicenda della Meridionale Petroli e al futuro di Vibo Marina, affrontando il tema da una prospettiva che intreccia economia, sociologia urbana, filosofia politica e dottrina sociale cristiana.
L’articolo che riceviamo e pubblichiamo integralmente, non si limita alla controversia in corso, ma allarga lo sguardo alle scelte strategiche che attendono il territorio nei prossimi anni: il rapporto tra industria e turismo, tra sviluppo economico e qualità della vita, tra crescita e tutela dell’identità di una comunità che si trova davanti a un passaggio decisivo della propria storia:
“La vicenda della Meridionale Petroli a Vibo Marina è ormai molto più di una controversia amministrativa o industriale. È diventata il simbolo di una domanda che attraversa da anni il territorio vibonese: quale modello di sviluppo si vuole costruire per il futuro della comunità?
Il dibattito riacceso nelle ultime settimane dall’imprenditore Francesco Cascasi, attraverso lettere aperte e prese di posizione pubbliche, ha riportato al centro dell’attenzione una questione che riguarda non soltanto gli investimenti privati, ma il rapporto tra economia, qualità della vita, interesse collettivo e identità di un territorio. Da una parte vi è la permanenza di un’infrastruttura energetica storica, dall’altra la prospettiva di una trasformazione turistica e urbana che punta a valorizzare il porto, il mare e l’intera fascia costiera di Vibo Marina.
I depositi costieri e il pasticcio di via Vespucci
Secondo Cascasi, il mantenimento dei depositi costieri e le nuove limitazioni previste nell’area di via Vespucci rischierebbero di compromettere la piena fruizione della spiaggia da parte di famiglie, anziani e persone con disabilità, oltre a rappresentare un freno per un progetto turistico da oltre 27 milioni di euro che promette nuovi posti di lavoro e un significativo indotto economico.
Ma al di là delle posizioni dei singoli attori, emerge una questione più profonda: chi decide il destino di una comunità? La politica, le istituzioni tecniche, il mercato o i cittadini?
La sociologia urbana insegna che le città e i territori crescono quando riescono a costruire una visione condivisa del proprio futuro. Il sociologo Richard Florida ha spesso evidenziato come le economie contemporanee si sviluppino attraverso la valorizzazione della qualità della vita, degli spazi pubblici, della cultura e dell’attrattività territoriale. Allo stesso modo, studiosi come Jane Jacobs hanno mostrato come il benessere urbano nasca dalla vitalità degli spazi vissuti dalle persone più che dalla semplice presenza di attività produttive.
Soffocata la vocazione turistica del territorio
Vibo Marina sembra oggi trovarsi esattamente davanti a questa scelta. La sua posizione geografica, nel cuore della Costa degli Dei, rappresenta una risorsa straordinaria ancora solo parzialmente espressa. Da anni si parla di waterfront, portualità turistica, ricettività alberghiera e nautica da diporto come motori di una nuova economia locale. Tuttavia, la sensazione diffusa è che il territorio continui a oscillare tra una vocazione industriale del passato e una vocazione turistica che fatica a tradursi in un progetto organico e definitivo.
Non è una situazione unica nel panorama italiano. Casi analoghi si sono verificati a Genova, Bari, Trieste e in diverse città portuali europee, dove aree industriali storiche sono state progressivamente ripensate e integrate in nuovi modelli di sviluppo turistico, culturale e urbano. In molti casi la sfida non è stata cancellare l’industria, ma trovare un equilibrio tra produzione, sostenibilità, sicurezza e qualità della vita.
Famiglie, ambiente e generazioni future
Anche la filosofia politica offre spunti di riflessione. Il concetto di bene comune, sviluppato da pensatori come Jacques Maritain e ripreso dalla dottrina sociale della Chiesa, suggerisce che le scelte pubbliche non possano essere valutate esclusivamente sulla base dell’interesse economico immediato. Occorre considerare l’impatto complessivo sulle persone, sulle famiglie, sull’ambiente e sulle generazioni future.
È proprio qui che il confronto sulla Meridionale Petroli assume una dimensione etica oltre che economica. Da una parte vi sono le esigenze della continuità produttiva e occupazionale; dall’altra la richiesta di una parte della comunità di poter accedere pienamente al proprio mare, valorizzare il turismo e costruire nuove opportunità di lavoro.
Lavoro e dignità della persona
In questo contesto assume particolare rilevanza il richiamo alla dottrina sociale cristiana. Papa Leone XIV, nelle sue recenti riflessioni sul lavoro e sulla dignità della persona, ha ribadito la centralità dell’uomo rispetto alle logiche economiche e la necessità che ogni processo di sviluppo sia orientato alla promozione integrale delle famiglie e delle comunità. Il lavoro, secondo la tradizione sociale della Chiesa inaugurata dalla “Rerum Novarum” di Leone XIII e rilanciata nel magistero contemporaneo, non è soltanto un fattore produttivo ma uno strumento di realizzazione della persona e di costruzione del bene comune.
Quale futuro consegnare ai giovani
Guardando a Vibo Marina, questa prospettiva invita a superare la logica dello scontro e delle contrapposizioni ideologiche. La vera domanda non dovrebbe essere soltanto dove collocare un impianto o come gestire una concessione, ma quale futuro si intenda consegnare ai giovani, alle famiglie e alle imprese del territorio. Le parole di Cascasi hanno avuto il merito di riportare al centro del dibattito pubblico una questione che riguarda l’intera comunità. Allo stesso tempo, le osservazioni della Meridionale Petroli e delle istituzioni evidenziano la complessità tecnica, economica e amministrativa della vicenda.
Deciso appello alla politica
Per questo motivo, oggi più che mai, serve una politica capace di assumersi responsabilità e visione. Non una politica che rincorra le emergenze, ma una politica che sappia progettare il futuro. Vibo Marina non sta discutendo soltanto del destino di alcuni serbatoi o di una concessione demaniale. Sta discutendo della propria identità. Di ciò che vuole diventare nei prossimi decenni. Di quale rapporto intende costruire tra lavoro, turismo, ambiente e qualità della vita. Ed è forse questa la sfida più grande: trasformare un conflitto territoriale in un’occasione di rinascita collettiva, mettendo al centro non gli interessi particolari ma la dignità delle persone, delle famiglie e della comunità.
Servono decisioni, basta con le parole
Non è tempo di parole è tempo di decidere l’economia corre il cambiamento è supersonico la stagnazione uccide ogni cambiamento è ora di prendere delle decisioni, veloci e senza tentennamenti. Ne va del futuro di Vibo, del futuro dei giovani e delle persone anziane che saranno sempre più sole in un deserto di ignavia politica e sociale”.
Francesco Greco – Un cittadino che ama Vibo



