“Siamo diventati un popolo di pecoroni”: Nino De Masi scuote Vibo Marina e accende la protesta contro la chiusura di via Vespucci

Duro intervento dell’imprenditore calabrese sotto scorta: al centro la vicenda di via Vespucci, il rischio di accesso limitato alla spiaggia e la mancata delocalizzazione dei depositi petroliferi

“Io mi incazzo, mi indigno, mi arrabbio con i nostri concittadini, con me stesso, perché noi siamo diventati un popolo di pecoroni”. È un passaggio destinato a far discutere quello dell’imprenditore calabrese Nino De Masi, intervenuto sulla vicenda di Vibo Marina e sul futuro di via Vespucci. Un intervento duro, senza mediazioni, che punta il dito non solo contro i centri di potere, ma contro la rassegnazione della comunità. De Masi parla apertamente di una normalizzazione della subalternità: “Abbiamo normalizzato di vivere con un padrone, con un padrino, sia esso un ‘ndranghetista, sia esso politicante o sistema di potere”.

Via Vespucci e il caso spiaggia: il cuore della contestazione

Al centro della polemica c’è la situazione di via Amerigo Vespucci, a Vibo Marina, dove l’accesso a una delle spiagge più frequentate della costa rischia di diventare sempre più limitato.

Il provvedimento legato al Piano di emergenza ed evacuazione dell’Autorità di Sistema Portuale prevede la creazione di una corsia d’emergenza a servizio della Meridionale Petroli, con la conseguente riduzione degli spazi di sosta. Secondo le critiche, il risultato è concreto: parcheggi quasi azzerati e un accesso al mare sempre più difficile per famiglie, anziani e persone con disabilità.

Deturpano la speranza dei nostri figli

Per De Masi la questione va oltre la viabilità. È una questione di futuro. “Deturpano che cosa? La speranza dei nostri figli”, afferma l’imprenditore, che denuncia un modello di sviluppo percepito come sbilanciato a favore degli interessi industriali. Nel suo intervento non risparmia un appello diretto alla mobilitazione: “Cos’altro aspettiamo per poterci ribellare? Basta, scendiamo in piazza e diciamo non nel mio nome”.

L’appello alla piazza e il 4 giugno

Il 4 giugno alle ore 18 è prevista una manifestazione davanti ai cancelli della Meridionale Petroli promossa da un comitato spontaneo. L’obiettivo è contestare le limitazioni all’accesso alla spiaggia e riaccendere il dibattito sul futuro dell’area portuale e costiera.

Il nodo irrisolto: concessione, porto e turismo

Sul fondo resta il tema della mancata delocalizzazione dei depositi petroliferi, ipotizzata già dopo l’alluvione del 2006 ma mai realizzata. Intanto la concessione continua a produrre effetti, mentre il territorio si interroga sulle priorità dello sviluppo. Da una parte il porto e le infrastrutture industriali, dall’altra il turismo e la vocazione naturale della costa vibonese.

“Quando combattiamo?”

De Masi chiude con una domanda che suona come una provocazione e un appello insieme: “Quando combattiamo?”. Una frase che sintetizza il senso del suo intervento: la richiesta di una reazione civile di fronte a quello che viene percepito come un progressivo arretramento degli spazi pubblici e della libertà di accesso al mare.

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