Meridionale Petroli e via Vespucci, il fallimento della strategia di Romeo. Politica assente, cittadini in piazza

Il sindaco aveva promesso una strada, la città si ritrova su quella opposta. Il sit-in del 4 giugno potrebbe essere soltanto il primo atto di una mobilitazione destinata a crescere

La vicenda della Meridionale Petroli segna il fallimento della strategia del sindaco Enzo Romeo su Vibo Marina. Un mandato politico che era chiaro fin dall’inizio: lavorare per la delocalizzazione dei depositi e liberare il lungomare per lo sviluppo turistico. Oggi il risultato è opposto. I depositi restano, il turismo arretra e la città continua a muoversi dentro l’asse Meridionale Petroli–Autorità Portuale, che detta tempi e condizioni.

Il fallimento della strategia politica

Il punto di partenza è semplice e verificabile: il Consiglio comunale aveva votato all’unanimità la delocalizzazione dei depositi petroliferi. Una linea netta, che avrebbe dovuto guidare l’azione amministrativa. Ma nei passaggi successivi, tra Conferenze dei servizi, pareri tecnici e protocolli, quella scelta si è progressivamente svuotata. Non solo la delocalizzazione non è partita, ma si è consolidata la permanenza dell’impianto, con rinnovi e atti che vanno nella direzione opposta rispetto all’indirizzo politico iniziale. Fa un certo effetto cogliere che non c’è traccia negli atti di un voto contrario del Comune alla volontà di Autorità Portuale e Meridionale Petroli.

Via Vespucci: il punto del fallimento

Il punto più evidente e più grave di questo fallimento è via Amerigo Vespucci. Qui non si tratta più di mediazioni o aggiustamenti tecnici. Si tratta di un cambiamento radicale della fruizione di uno dei tratti più importanti del litorale vibonese. Le misure legate al Piano di emergenza hanno trasformato la strada in una fascia di sicurezza al servizio della Meridionale Petroli, con cordoli, limitazioni e una drastica riduzione della sosta. Il risultato è immediato e concreto: accesso al mare compromesso, spiaggia più difficile da raggiungere, attività economiche penalizzate, stagione turistica affossata ancora prima di iniziare.

La farsa dei parcheggi e il sigillo della chiusura

Questo è il punto politico che pesa più di ogni altro: via Vespucci non è stata tutelata come spazio pubblico strategico, ma sottratta alla città, adattata alle esigenze dell’impianto industriale. La cosiddetta “farsa dei parcheggi” rende ancora più chiaro il quadro. Dove un tempo c’erano centinaia di posti auto a servizio del litorale (circa 300), oggi il sindaco rivendica una decina di stalli. È questo il dato che viene presentato come un trofeo, mentre la realtà è una drastica riduzione della fruibilità dell’area e un colpo mortale alla stagione turistica.

È qui che si misura il fallimento dell’amministrazione: non nella narrazione, ma nella realtà quotidiana che i cittadini vedono, vivono e toccano con mano. 

L’asse che decide: Petroli e Autorità Portuale

Sul fronte opposto, la dinamica appare molto più lineare. La relazione tra Meridionale Petroli e Autorità Portuale sembra muoversi come una partita di tennis giocata da due campioni che colpiscono la palla a duecento all’ora, mentre il sindaco resta costretto a seguire l’azione ruotando lo sguardo da una parte all’altra, senza riuscire a imprimere una direzione autonoma al gioco. Il risultato è una città e un sindaco che non guidano il processo, ma lo subiscono.

Interessi industriali consolidati

Un sistema in cui le decisioni fondamentali sul futuro del porto e del litorale non sembrano più essere dettate da una visione urbanistica o turistica, ma da interessi industriali e infrastrutturali già consolidati. Il risultato finale è una città piegata e umiliata con il sigillo non delle amministrazioni precedenti (le cui responsabilità sono pesantissime) ma con quello del sindaco Romeo: il turismo perde spazio proprio mentre si parla di sviluppo del waterfront; il mare diventa meno accessibile proprio mentre si annunciano investimenti sul porto; la vocazione naturale di Vibo Marina resta schiacciata tra vincoli tecnici e permanenze industriali. Una umiliazione cocente.

Il silenzio e la mobilitazione

A rendere ancora più pesante il quadro è il silenzio politico e istituzionale che accompagna questa fase. Un silenzio che riguarda non solo l’amministrazione, ma anche altri livelli del dibattito pubblico e urbanistico. In questo contesto, la mobilitazione del 4 giugno del Comitato “No Depositi” non appare come un episodio isolato, ma come il possibile inizio di una fase nuova di contestazione. 

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