Inaugurata a Squillace la prima Casa della Comunità, Enzo Bruno: “Finisce l’era della sanità ospedalocentrica”

Il capogruppo di 'Tridico Presidente' partecipa al taglio del nastro: "Segnale concreto per la medicina di prossimità in Calabria. Più cure sul territorio significano anche pronto soccorso meno affollati"

“L’apertura della Casa della Comunità di Squillace non rappresenta soltanto l’inaugurazione di una nuova struttura sanitaria. È il segnale concreto di un nuovo modo di pensare e organizzare la sanità, fondato sulla prossimità, sulla presa in carico territoriale e sull’integrazione con la rete ospedaliera”. Lo afferma il consigliere regionale e capogruppo di Tridico Presidente, Enzo Bruno, che oggi ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione.

“Sono particolarmente legato a questa struttura – sottolinea Bruno – perché quarant’anni fa ho avuto modo di lavorare qui e conosco bene la storia di questo presidio. Una storia costruita grazie all’impegno, alla visione e ai sacrifici di tanti professionisti che hanno creduto nella sanità territoriale quando realizzare servizi di questo tipo in un territorio difficile come il nostro era tutt’altro che semplice. Per questo il mio primo pensiero va al dottor Mazzitello e a tutti coloro che negli anni hanno contribuito a costruire questo percorso”.

Un messaggio importante

Per il capogruppo di Tridico Presidente, la giornata di oggi assume un valore che va oltre i confini del comprensorio squillacese. “Con l’apertura della prima Casa della Comunità in Calabria viene lanciato un messaggio importante a tutta la regione: la sanità non può continuare a essere esclusivamente ospedalocentrica. Dopo la lezione del Covid abbiamo compreso quanto sia fondamentale investire sulla medicina territoriale e sui servizi di prossimità. Oggi da Squillace parte un segnale di novità che indica la strada da seguire”.

La sostenibilità del sistema

Bruno evidenzia come il rafforzamento della rete territoriale rappresenti anche uno strumento fondamentale per migliorare la sostenibilità del sistema sanitario. “Curare sul territorio le patologie che non necessitano dell’ospedale significa garantire risposte più rapide ai cittadini, alleggerire la pressione sui pronto soccorso e sui reparti ospedalieri e, allo stesso tempo, contenere i costi di gestione della sanità. È una scelta di efficienza, ma soprattutto una scelta di qualità dell’assistenza”.

Lavoro condiviso

Il consigliere regionale ha inoltre sottolineato come il risultato raggiunto sia il frutto di un lavoro condiviso tra istituzioni e amministrazioni che nel tempo hanno creduto nel progetto. “Quando si realizzano opere come questa non possono esistere divisioni politiche. A Squillace hanno lavorato insieme amministrazioni diverse che si sono succedute negli anni. Voglio ricordare la determinazione dell’ex assessore Franco Caccia e dell’ex sindaco Muccari nell’avviare questo percorso e l’impegno del sindaco Enzo Zofrea che ha continuato a sostenerlo con convinzione. Non tutte le Case della Comunità previste in Calabria sono riuscite ad arrivare a questo traguardo. Qui, invece, l’obiettivo è stato raggiunto e questo rappresenta un motivo di orgoglio per l’intera comunità”.

Bruno ha quindi rivolto un ringraziamento al generale Battistini, al direttore sanitario Gallucci, alla dottoressa Loprete, alla dottoressa Mercurio, ai sindaci del territorio e a tutto il personale coinvolto. “A loro va il merito di aver creduto in questo progetto e di aver lavorato affinché diventasse realtà. Oggi si apre una fase nuova per la sanità calabrese. La sfida è far funzionare pienamente questa struttura e dimostrare che il modello dell’integrazione tra territorio e ospedale può diventare il pilastro di una sanità più moderna, più vicina ai cittadini e più capace di rispondere ai bisogni delle comunità”.

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