Scioglimento del Comune di Soriano, l’ex sindaco: “Comunità marchiata sulla base di presunzioni prive di fondamento”

Antonino De Nardo rompe il silenzio dopo il decreto ministeriale e diffonde una corposa nota in cui respinge tutte le contestazioni della relazione prefettizia, difendendo l'onorabilità dei cittadini e l'operato dell'Amministrazione

L’ormai ex sindaco di Soriano Calabro, Antonino De Nardo, rompe il silenzio e diffonde un dettagliato e corposo comunicato stampa per replicare, punto per punto, alle motivazioni addotte nel decreto di scioglimento del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose. Un documento in cui l’ex primo cittadino difende l’onorabilità della propria compagine amministrativa e dell’intera cittadinanza, parlando di un provvedimento basato sul “pregiudizio” e su una “falsa etichetta”.

Di seguito l’integrale e fedele ricostruzione della nota diffusa dall’ex sindaco De Nardo.

Il danno alla collettività e il dissenso degli amministratori

“Il decreto di scioglimento, unitamente alle motivazioni addotte, ha apportato un grave pregiudizio, non solo ai membri di questa Amministrazione, all’intero Consiglio comunale (maggioranza e opposizione) ma ai cittadini e alla collettività intera. Si tratta, infatti, di una piccola comunità che rischia di essere marchiata sulla base di mere presunzioni, prive di fondamento giuridico e di riscontro concreto. Come amministratori, e prima ancora come cittadini, rispettiamo profondamente lo Stato, le Istituzioni e l’operato degli Organi chiamati a vigilare sulla legalità, per cui nulla abbiamo da eccepire rispetto alla piena legittimità dei controlli perpetrati dagli organi preposti”.

“Al contempo, però, sentiamo il dovere morale ed istituzionale di dissentire di fronte all’attribuzione di una falsa etichetta, costruita più sul sospetto e sul pregiudizio, che sulla verità. La replica è, dunque, necessaria poiché non ci si è limitati a mettere in discussione la legittimità degli atti amministrativi, ma si è dubitato dei valori e dei principi che connotano la nostra persona, mettendo in discussione l’onorabilità di una comunità intera. È assurdo che, in un paese di circa duemila anime, ci si debba difendere dall’accusa di avere legami familiari; è impensabile dover giustificare ogni conoscenza, ogni contatto, anche quello più sporadico e occasionale, che rischia di diventare prova di collusione. Questo modus operandi, basato su presunzioni, pregiudizi, prove generiche e facilmente confutabili, determina un pericoloso automatismo rispetto all’adozione dei provvedimenti di scioglimento, non tipico di uno Stato di diritto”.

L’inizio della campagna elettorale e i cento esposti anonimi

“L’esordio di questa vicenda coincide con il momento in cui è ufficialmente presentata la lista ‘Soriano Futura’. Da quel momento prende forma una sistematica e violenta campagna di delegittimazione politica, diffamazione personale e denigrazione umana nei confronti di ogni singolo candidato della lista. Una macchina del fango alimentata da decine e decine di lettere anonime, esposti, insinuazioni e segnalazioni costruite con il chiaro obiettivo di colpire, non soltanto un progetto politico, ma la credibilità personale, familiare e sociale di chi aveva scelto di mettersi al servizio della comunità. Si è arrivati ad un totale di circa cento esposti: un numero esorbitante che, da solo, dovrebbe indurre a riflettere sulla reale natura di questa strategia”.

“I cittadini sorianesi conoscono bene queste dinamiche e la comunità sa perfettamente chi, da anni, utilizza sistematicamente l’anonimato, il sospetto e la diffamazione come strumenti di lotta politica, soprattutto nei momenti in cui si acquisisce la consapevolezza di non avere il consenso popolare necessario per affermarsi democraticamente. Ma questa volta il livello raggiunto appare ancora più grave e inquietante, poiché non ci si è limitati al normale dibattito politico, ma si è tentato di distruggere reputazioni personali, colpire famiglie, insinuare sospetti, alimentare veleni sociali e creare artificialmente un clima di allarme e delegittimazione attorno ad una lista che stava raccogliendo un consenso sempre più ampio da parte della popolazione. L’obiettivo era evidente: non confrontarsi democraticamente con il voto dei cittadini, ma tentare di condizionarlo attraverso una campagna mediatica immorale e illegittima”.

Risultato devastante

“Nel corso dell’ultima campagna elettorale, infatti, questo disegno di delegittimazione avrebbe trovato oltre al ‘solito vecchio alleato’ anche il sostegno di soggetti politicamente ‘defenestrati’, animati più dal rancore personale e dalla volontà di rivalsa che da autentico spirito democratico e da una ‘campagna giornalistica pregiudizievole e strumentale’. Il risultato ottenuto è stato devastante: secondo la relazione prefettizia la quasi totalità della comunità di Soriano, in ogni suo aspetto, risulta in qualche modo erosa dai rapporti di parentela o da frequentazioni occasionali”.

Smentite le presunte “pressioni psicologiche” ai seggi

“Tra gli aspetti più gravi vi è il riferimento alle presunte ‘pressioni psicologiche’ esercitate nei pressi dei seggi elettorali durante le elezioni comunali del giugno 2024. Una ricostruzione che non trova alcun concreto riscontro nella realtà dei fatti. Nei giorni delle votazioni, come sempre accade nei piccoli Comuni, nei pressi del seggio si concentra la presenza di centinaia di cittadini e candidati di entrambe le listens. Peraltro, le forze dell’ordine erano costantemente presenti in quelle giornate e non risultano posti in essere episodi intimidatori idonei ad alterare il libero esercizio del voto. La sola e presunta presenza di ‘alcuni soggetti’, non accompagnata da condotte censurabili sotto il profilo morale e giuridico, non è indicativa di alcuna influenza”.

“Il risultato elettorale ottenuto dalla lista vincente è stato uno dei più ampi degli ultimi vent’anni, segno evidente della fiducia e della partecipazione democratica della comunità. Per questo motivo appare gravissimo sostenere, senza prove concrete, che il consenso popolare possa essere stato influenzato da presunte ‘pressioni psicologiche’ pur in presenza di soggetti controindicati”.

La presunta aggressione durante la campagna elettorale

“Anche la ricostruzione relativa alla presunta aggressione subita da un candidato della lista avversa appare priva di elementi oggettivi. Da informazioni acquisite da soggetti presenti nel luogo in cui è avvenuta la presunta lite (sentite, peraltro, dalle Forze dell’Ordine) è emerso che si sia trattato di un confronto verbale, originato da vicende di natura personale e dall’utilizzo di falsi profili social che diffondevano contenuti gravemente diffamatori e lesivi della dignità e dell’onorabilità delle persone coinvolte, tanto da generare forti tensioni nel contesto sociale. Ad ogni buon grado, il directo interessato non ha esposto alcuna denuncia, ancora più sorprendente è il fatto che i Carabinieri presenti alla scena, pur avendo presumibilmente assistito all’accaduto, non siano intervenuti”.

“È indubbia, dunque, l’estraneità al contesto amministrativo di un episodio che trae origine presumibilmente da screzi di natura personale che non interessano e non coinvolgono, né direttamente né indirettamente, nessuno dei soggetti allora candidati con la lista ‘Soriano Futura’. Risulta, pertanto, grave e palesemente illegittimo che lo stesso sia posto a sostegno della motivazione dedotta nel decreto che dispone lo scioglimento”.

I rapporti con le ditte definite “controindicate”

“La relazione omette completamente un dato decisivo: le ditte rappresentate come ‘controindicate’ avevano già regolarmente lavorato con il Comune durante il periodo di gestione commissariale, senza che in quella fase fossero stati adottati provvedimenti impeditivi o formulate contestazioni analoghe. È, quindi, evidente la contraddizione di fondo di una ricostruzione che tenta oggi di attribuire all’attuale amministrazione responsabilità o favoritismi rispetto a rapporti economici e amministrativi già consolidati e pienamente operativi sotto la gestione commissariale dell‘Ente.

Si tratta di affidamenti riguardanti:

– il taglio di alberi (si riferisce ad una spesa di € 2.000 circa);

– manutenzione ordinaria della rete idrica (si riferisce ad una spesa annua di € 13.000 circa);

– forniture di materiale di consumo (si riferisce ad una spesa annua di € 1.800 circa);

– rimborsi dei buoni libro alle due uniche cartolibrerie presenti sul territorio (si riferisce ad una spesa complessiva di € 6.000 circa);

Relativamente alla ditta autorizzata al subappalto dei lavori presso la mensa scolastica, si ritiene opportuno evidenziare che la stessa impresa, durante il periodo di gestione commissariale, è stata destinataria di affidamenti per lavori di notevole importo. In quell’occasione, tuttavia, non furono adottati provvedimenti impeditivi, né sollevate contestazioni analoghe a quelle oggi prospettate. Ma vi è di più, alcune di queste ditte continuano ancora oggi a fornire servizi all’ente”.

La verità sulla vicenda dei beni confiscati

“Anche la procedura relativa all’affidamento dei beni confiscati era stata interamente istruita e sostanzialmente definita durante il periodo commissariale. A poco più di qualche settimana dell’insediamento della nuova Amministrazione gli uffici preposti hanno proceduto a completare formalmente un iter già definito precedentemente. Appare evidente, dunque, una ricostruzione che tenta di attribuire all’attuale amministrazione responsabilità o favoritismi inesistenti afferenti a rapporti già consolidati sotto la gestione commissariale e per i quali, in quel contesto, alcun provvedimento impeditivo è emerso e/o contestato. E’ come se non bastasse, l’affidamento sostanzialmente non si è mai concretizzato. La società interessata (a suo tempo l’unica ad aver partecipato alla manifestazione d’interesse) non ha sottoscritto alcuna convenzione, non ha mai preso possesso del terreno e non lo ha mai gestito; di fatto, il bene confiscato non è stato mai affidato ad alcuno”.

La demolizione dell’immobile abusivo

“La vicenda riguarda l’inottemperanza, da parte dei proprietari, all’ingiunzione di demolizione di un immobile realizzato abusivamente in area sottoposta a vincolo idrogeologico, nonché alla mancata rimozione delle opere abusive. Anche in questo caso si tratta di un procedimento che si protrae da circa quindici anni e che non ha trovato soluzione neppure durante i due anni di gestione della Commissione straordinaria. In ogni caso, è opportuno precisare che l’Ente, a seguito dell’inottemperanza all’ingiunzione di demolizione e nel pieno rispetto della normativa vigente, ha proceduto all’acquisizione definitiva dell’immobile al proprio patrimonio”.

La gestione del campo sportivo e l’associazione AGS

“Premesso che il campo sportivo ‘Alexandra Primerano’ viene concesso gratuitamente alle associazioni sportive operanti sul territorio da oltre cinquant’anni, si ritiene necessario precisare che anche la relativa gestione è stata rappresentata in maniera parziale e distorta. L’ufficio competente si è limitato a proseguire l’impostazione già adottata durante la gestione commissariale, nel corso della quale l’utilizzo dell’impianto era stato concesso a titolo gratuito e, peraltro, con il riconoscimento di un contributo economico pari a euro 2.000. L’attuale Amministrazione, invece, non ha mai erogato alcun contributo economico in favore della società sportiva. La società concessionaria provvedeva direttamente alle spese ordinarie e, in alcuni casi, anche a quelle straordinarie, oltre che alla custodia dell’impianto; al Comune restavano esclusivamente le spese relative ai consumi di acqua ed energia elettrica”.

“Va, inoltre, evidenziato che il regolamento comunale consentiva la concessione gratuita degli impianti sportivi a tutte le associazioni operanti sul territorio regolarmente iscritte ai campionati CONI. Quanto, infine, ai locali richiesti dall’associazione (consistenti in due stanze di circa tre metri quadrati ciascuna, da anni inutilizzate e in condizioni vetuste) gli stessi non sono mai stati materialmente consegnati, né utilizzati”.

La regolarità delle procedure concorsuali

“La procedura relativa al dirigente amministrativo-contabile riguardava esclusivamente il personale interno all’ente ed era prevista dalla normativa vigente. Procedura ineccepibile dal punto di vista della regolarità amministrativa (evidenziate nella relazione di scioglimento), supportata dai pareri favorevoli del revisore dei conti e dal segretario comunale. Trasformare, oggi, tale procedura in un presunto ‘concorso ad personam’ significa ignorare deliberatamente gli atti amministrativi e le valutazioni tecniche che ne avevano certificato la regolarità”.

“Anche lo scorrimento della graduatoria del funzionario tecnico (sulla base di un concorso espletato interamente durante il mandato della commissione straordinaria) è avvenuto nel pieno rispetto delle norme: tutti i candidati collocati utilmente invitati a mezzo pec ad esprimere la propria posizione, solo il soggetto poi assunto aveva fornito la propria disponibilità ed un altro candidato aveva risposto due mesi dopo che la propria pec era stata modificata ed inoltre comunicava al dirigente dell’Ufficio Tecnico che non fosse interessato perché assunto a tempo pieno ed indeterminato al Comune di Nicotera”.

“Inoltre, la medesima procedura a suo tempo era stata adottata per lo scorrimento della graduatoria della Polizia Locale, procedura ed alla quale non veniva evidenziata alcuna anomalia dalla Commissione d’accesso. L’assunzione si era resa necessaria venuto meno un funzionario dell’area tecnica, il quale aveva chiesto un trasferimento volontario attraverso una procedura di mobilità esterna”.

Il canile comunale e la gestione dell’emergenza randagismo

“La convenzione con il canile è stata stipulata per la durata di un solo anno, in risposta alle reiterate e pressanti segnalazioni della cittadinanza in ordine alla persistente presenza di cani randagi sul territorio comunale, situazione che imponeva un intervento immediato e non ulteriormente differibile. La struttura individuata costituiva, all’epoca, l’unica realtà disponibile sull’intero territorio della provincia di Vibo Valentia in grado di assicurare il servizio richiesto, risultando peraltro già utilizzata e positivamente segnalata da associazioni animaliste operanti nel settore”.

“Si evidenzia, inoltre, che il medesimo canile ha intrattenuto analoghi rapporti convenzionali con numerosi altri Comuni della provincia di Vibo Valentia, circostanza che, di per sé, esclude qualsiasi ipotesi di scelta isolata, anomala o discrezionale in senso distorto, riconducendo l’operato dell’ente nell’alveo della normalità amministrativa diffusa”.

Legittimità totale sulle concessioni edilizie

“Le poche concessioni edilizie rilasciate risultano adottate nel pieno rispetto della normativa vigente, all’esito di procedimenti regolarmente istruiti e definiti, sulla base dei presupposti legali, senza alcuna deviazione dalle regole urbanistiche e edilizie applicabili. I soggetti richiedenti sono cittadini comuni che hanno legittimamente avviato iniziative edilizie finalizzate alla realizzazione della propria abitazione familiare. Ne consegue che la mera esistenza di rapporti di parentela o occasionali frequentazioni è impropriamente distorta e strumentalizzata fino ad essere surrettiziamente trasformata in indice sintomatico di irregolarità o addirittura di condotte illecite, in totale assenza dei presupposti minimi di attendibilità e coerenza logica”.

La gestione del contenzioso giudiziario e la scelta transattiva

“Alla contestazione relativa alla mancata opposizione al decreto ingiuntivo in oggetto si replica integralmente, evidenziandone l’infondatezza in fatto e in diritto. I lavori risultano affidati nell’anno 2021 e, per la parte sostanziale, regolarmente eseguiti prima della sospensione intervenuta a seguito dell’interdittiva antimafia del 2022. Gli uffici tecnici comunali hanno più volte attestato l’effettiva esecuzione delle opere e la loro conformità rispetto agli affidamenti disposti, senza che le relative fatture abbiano mai formato oggetto di contestazione formale, né in sede amministrativa né contabile. Il decreto ingiuntivo notificato nel 2025 è stato oggetto di attenta e approfondita valutazione congiunta da parte degli uffici competenti, del segretario comunale e del legale dell’Ente, all’esito della quale è stata riscontrata l’assoluta assenza di seri e fondati presupposti giuridici idonei a sostenere un’opposizione utile”.

“La scelta di non instaurare un contenzioso costituisce la prova dell’esercizio, pieno e responsabile, della discrezionalità tecnica e amministrativa, fondata su una valutazione di manifesta insussistenza delle ragioni difensive. Peraltro, la proposizione dell’opposizione avrebbe esposto l’Ente ad un elevato e concreto rischio di soccombenza, con conseguente aggravio di spese legali e ulteriore danno erariale, in evidente contrasto con i principi di economicità, efficacia e buon andamento dell’azione amministrativa. Ne consegue che la definizione transattiva della vicenda, con pagamento rateizzato, rappresenta l’unica soluzione coerente con la tutela dell’interesse pubblico, oltre che l’unica ragionevolmente sostenibile alla luce del quadro istruttorio e documentale disponibile”.

Separazione tra ruoli politici e gestionali (Ufficio Tecnico e SUAP)

“Con riferimento alle contestazioni relative al Suap e all’Ufficio Tecnico, le chessi si appalesano radicalmente infondate, oltre che viziate da un evidente travisamento del quadro normativo di riferimento. Occorre ribadire un principio cardine dell’ordinamento degli enti locali, non suscettibile di interpretazioni estensive o manipolative: le verifiche antimafia, gli accertamenti istruttori e, più in generale, la gestione dei procedimenti amministrativi rientrano in via esclusiva nella competenza dei responsabili di servizio e della struttura burocratico-gestionale dell’ente, ai sensi del D.lgs. 267/2000 (Tuel), e non già nella sfera di attribuzioni degli organi di indirizzo politico. La relazione avversata risulta, sul punto, affetta da un evidente errore di prospettiva giuridica, poiché opera una indebita e non consentita sovrapposizione tra piano politico e piano gestionale, finendo per imputare agli organi elettivi responsabilità che l’ordinamento vigente attribuisce in modo espresso, esclusivo e non derogabile ai dirigenti e ai funzionari competenti”.

“Per completezza, si evidenzia che l’Amministrazione ha costantemente richiamato, nel corso di periodici incontri istituzionali con cadenza trimestrale, alla presenza del Segretario Comunale e di tutti i responsabili di servizio e dipendenti comunali, la necessità di assicurare il rigoroso rispetto dei principi di legalità, trasparenza e correttezza amministrativa in ogni singolo procedimento, sollecitando puntualmente l’osservanza delle verifiche previste dalla normativa vigente. Ne consegue che ogni tentativo di ricondurre agli organi politici responsabilità di natura gestionale non solo si pone in palese contrasto con il sistema delle competenze delineato dal Tuel, ma risulta anche privo di fondamento logico-giuridico, oltre che frutto di una ricostruzione apodittica e non supportata da adeguati riscontri istruttori. Si precisa che il Suap era gestito dall’Area Vigilanza Polizia Locale”.

La posizione dei dipendenti comunali storici

“La questione relativa ad alcuni dipendenti comunali appare paradossale, poiché agli stessi sono attribuite presunte frequentazioni con soggetti controindicati. Si precisa che i dipendenti indicati non sono stati scelti dall’attuale Amministrazione, ma risultano assunti dall’Ente da diversi decenni, prestando servizio anche durante i due anni di gestione della Commissione straordinaria, la quale non ha mai evidenziato particolari criticità o formulato rilievi specifici nei loro confronti. Inoltre, con riferimento alla sfera privata dei suddetti dipendenti, si evidenzia che l’Amministrazione non deve né può esercitare alcuna interferenza, dovendo limitare la propria valutazione esclusivamente all’attività lavorativa come prescritto dalla normativa in materia”.

L’appello finale: “Una comunità non si condanna sul sospetto”

“Una misura di estrema gravità, quale lo scioglimento di un Consiglio comunale democraticamente eletto, non può che fondarsi su un quadro fattuale solido, attuale e rigorosamente dimostrato, sorretto da elementi oggettivi, univoci e non equivoci. Non è conforme ai principi dell’ordinamento che una decisione di tale impatto possa essere giustificata da mere suggestioni, da ricostruzioni congetturali o da automatismi di natura meramente ‘ambientale’, privi di effettivo riscontro nella realtà amministrativa e gestionale dell’ente. In gioco non vi è soltanto la legittimità dell’azione amministrativa, ma la stessa tenuta del principio democratico e la dignità istituzionale di un’intera comunità”.

“Per tali ragioni, si ribadisce con fermezza la necessità che il Comune di Soriano Calabro sia valutato esclusivamente sulla base di fatti concreti e verificati, e non attraverso letture pregiudiziali o generalizzazioni indimostrate che finiscono per alterare la realtà dei dati e degli atti”.

Antonino Vittorio De Nardo

Presunte infiltrazioni mafiose, sciolto il Comune di Soriano

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