Strage di Amendolara, dalla politica e dai sindacati appelli per fermare il caporalato

Il M5S chiede un’informativa urgente al Governo, Cgil e Flai Calabria un Consiglio regionale aperto, mentre Europa Verde/Avs sollecita l’approvazione della legge regionale contro lo sfruttamento lavorativo. Libera parla invece di tragedia annunciata

La tragedia di Amendolara continua a suscitare reazioni nel mondo politico e sindacale. Dopo la morte di quattro braccianti, sulla vicenda intervengono il Movimento 5 Stelle, la Cgil Calabria con la Flai Cgil Calabria ed Europa Verde/Alleanza Verdi e Sinistra, chiedendo misure immediate per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo.

Il deputato calabrese del M5S Riccardo Tucci ha annunciato la richiesta di un’informativa urgente ai ministri dell’Interno, dell’Agricoltura e del Lavoro. “Chiediamo un’informativa urgente ai ministri degli Interni, dell’Agricoltura e del Lavoro sulla barbara uccisione di 4 braccianti ad Amendolara, in Calabria, bruciati vivi da due caporali della zona solo per aver chiesto di essere di pagati. Una paga per giunta da fame, 5 euro l’ora: e poi dicono che non serve il salario minimo”.

Secondo Tucci, il Governo deve chiarire come intenda affrontare un fenomeno che, sostiene il parlamentare, coinvolge circa 230 mila persone nel Paese. Il deputato richiama inoltre le risorse del Pnrr destinate al superamento dei ghetti, affermando che l’esecutivo spenderà soltanto 24 degli oltre 200 milioni di euro disponibili. “In pratica, poco più di un decimo: un incredibile fallimento di cui, ancora una volta, pagheranno le conseguenze i più fragili”, ha dichiarato intervenendo nell’Aula della Camera.

Per l’esponente pentastellato, dietro episodi di questo tipo vi è anche il ruolo della criminalità organizzata. “È dalle sue mani che dobbiamo togliere questi uomini e queste donne, facendoli uscire finalmente dall’invisibilità. Lo Stato ha il diritto e il dovere di intervenire: basta continuare a voltarsi dall’altra parte”, ha concluso.

La Cgil a Occhiuto: “Serve un Consiglio regionale aperto”

Sulla stessa vicenda intervengono con toni duri anche Cgil Calabria e Flai Cgil Calabria, che ritengono insufficiente limitare l’attenzione ai due arresti effettuati dalle forze dell’ordine grazie alla testimonianza dell’unico sopravvissuto. “La tragedia di Amendolara non ha come responsabili solo i due caporali pakistani arrestati dalle forze dell’ordine grazie alla testimonianza di un sopravvissuto alla tragedia. La barbara esecuzione dei tre lavoratori di origine straniera che avevano osato chiedere di essere pagati, è calata all’interno di un sistema più ampio, di silenzi, omertà e responsabilità che vanno chiarite e accertate se si vuole realmente mettere un freno a un caporalato feroce e sanguinario e assicurare la dignità ad ogni lavoratore e lavoratrice”.

Le organizzazioni sindacali sottolineano come il cordoglio e la solidarietà non siano sufficienti senza un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e del sistema produttivo. “Cordoglio e dolore, riflessioni e solidarietà, poco possono fare se non segue una presa di responsabilità della politica, delle associazioni datoriali e di categoria”. Cgil e Flai Calabria chiamano inoltre in causa l’intera filiera produttiva. “È difficile credere che nessuno sapesse. Per questo chiamiamo in causa l’intera filiera produttiva, il mondo imprenditoriale, le associazioni di categoria e tutti i soggetti preposti ai controlli”. Da qui l’appello rivolto al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto affinché convochi con urgenza un Consiglio regionale aperto dedicato al tema del caporalato e dello sfruttamento lavorativo, coinvolgendo istituzioni, parti sociali e associazioni.

Richieste

Secondo i sindacati serve “una risposta straordinaria a un fenomeno che continua a mietere vittime e a compromettere i principi fondamentali di legalità e giustizia sociale”. Tra le richieste avanzate figurano il rafforzamento dei controlli lungo l’intera filiera e la costruzione di un sistema di vigilanza “rigoroso e permanente” capace di eliminare le zone grigie. “La Calabria non può permettersi di voltarsi dall’altra parte davanti a una tragedia che interroga la coscienza di tutti”, concludono.

Strumenti contro il caporalato

Sulla strage di Amendolara interviene anche Giuseppe Campana, portavoce regionale di Europa Verde/Avs, che punta l’attenzione sull’assenza di strumenti normativi regionali specifici contro il caporalato.

Campana ricostruisce i fatti ricordando che “il 1° giugno 2026, vigilia della Festa della Repubblica, quattro braccianti sono stati bruciati vivi in un minivan parcheggiato sulla SS106 Jonica ad Amendolara”. Richiamando gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Castrovillari, sottolinea che due cittadini pakistani sono stati fermati per omicidio plurimo e pluriaggravato. Secondo il racconto dell’unico sopravvissuto, un lavoratore afghano regolare in Italia, le vittime si sarebbero rifiutate di pagare ai due fermati il pizzo sul trasporto e i caporali li avrebbero rinchiusi nel veicolo incendiandolo.

“Sgomento, cordoglio, rabbia: ci sono già tutti i sentimenti giusti nelle dichiarazioni di queste ore. Quello che manca, ancora una volta, però, è la politica. Non nel senso delle parole, perché di quelle ce ne sono state molte, ma in atti”, afferma.

Il portavoce di Europa Verde/Avs richiama quindi la proposta di legge regionale n. 299/12, “Interventi per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”, depositata il 29 maggio 2024 dai consiglieri Tavernise, Gentile e Muraca. Il testo, assegnato alla VI Commissione per l’esame di merito e alla II e III Commissione per i pareri, non sarebbe mai arrivato in Aula.

“E così la Calabria, sostanzialmente, non ha una legge regionale organica contro il caporalato, come quelle già approvate in Puglia e in Campania”, sostiene Campana.

Nel suo intervento il portavoce richiama anche il progetto Su.Pr.Eme., finanziato con fondi europei e attivo nei territori della Sibaritide, evidenziando come gli operatori incontrino quotidianamente lavoratori in condizioni di isolamento e vulnerabilità.

La normativa europea

Campana si sofferma inoltre sul quadro europeo, ricordando che dal 2023 la Politica agricola comune dell’Unione Europea collega l’erogazione degli aiuti diretti al rispetto dei diritti dei lavoratori attraverso il meccanismo della cosiddetta “condizionalità sociale”. In Italia i controlli sono affidati ad Agea e all’Ispettorato nazionale del lavoro e, tra giugno e dicembre 2024, le aziende sanzionate sono state 253. Richiamando il rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Cgil, Campana ricorda inoltre che in Italia sarebbero circa 200 mila le persone vittime di sfruttamento nei campi.

“La condizionalità sociale è, quindi, uno strumento giusto. Ma un meccanismo che sanziona 253 aziende in sei mesi su scala nazionale, mentre decine di migliaia di braccianti lavorano senza contratto tra la Sibaritide e il Metapontino, evidenzia che c’è molto più di qualcosa che non funziona”.

Campana cita infine le recenti dichiarazioni del ministro Francesco Lollobrigida sul rafforzamento del contrasto al caporalato da parte del Governo, sostenendo però che nella Piana di Sibari le campagne non sarebbero adeguatamente presidiate e che la Regione Calabria potrebbe svolgere un ruolo più incisivo nel raccordo tra Ispettorato nazionale del lavoro, prefetture e istituzioni locali.

Un tavolo permanente

Per questo Europa Verde/Avs chiede che il Consiglio regionale approvi immediatamente la proposta di legge n. 299/12 e che la Giunta regionale attivi un tavolo permanente con l’Ispettorato nazionale del lavoro, le prefetture e le organizzazioni dei lavoratori migranti per monitorare l’applicazione della condizionalità sociale della Pac nelle aziende beneficiarie di fondi pubblici in Calabria. Viene inoltre sollecitata un’azione diretta dei Comuni della Piana di Sibari, anche sulla base delle esperienze maturate nell’ambito del progetto Su.Pr.Eme.

“Le quattro vittime di Amendolara lavoravano nella campagna di raccolta dei pomodori. Tornavano a casa dopo un turno nei campi e la Repubblica che li aveva accolti regolarmente non li ha protetti. Quella stessa Repubblica, il giorno dopo la loro morte, ha festeggiato sé stessa”, conclude Campana.

Libera parla di una tragedia annunciata

Sulla vicenda interviene anche Libera, che definisce quanto accaduto ad Amendolara “l’ennesima tragedia annunciata”, denunciando un sistema di sfruttamento che “umilia, sfrutta e uccide”. Secondo l’associazione, il caporalato rappresenta uno degli ambiti dell’economia mafiosa, caratterizzato da salari al di sotto dei contratti collettivi, orari di lavoro senza limiti, scarse condizioni di sicurezza e continui rischi di incidenti e infortuni. Libera sottolinea inoltre come, accanto alle mafie internazionali che gestiscono la tratta di esseri umani e a quelle locali che controllano il caporalato, prosperi anche un più ampio sistema di illegalità che, pur non essendo strettamente mafioso, condivide “il disprezzo per la vita umana”. L’associazione ricorda inoltre le numerose inchieste sul fenomeno dello sfruttamento lavorativo che collocano la Calabria tra le regioni maggiormente interessate dal problema.

Per Libera, alla commozione e al cordoglio devono ora seguire “azioni vere e concrete” affinché la morte dei quattro braccianti non resti senza conseguenze. L’associazione chiama in causa anzitutto la politica, ritenuta corresponsabile attraverso politiche migratorie che finiscono per relegare molti lavoratori in condizioni di invisibilità e precarietà, e denuncia il persistere di situazioni di degrado abitativo e marginalità sociale. Pur riconoscendo l’esistenza di una normativa avanzata contro il caporalato, Libera sostiene che questa non venga messa nelle condizioni di funzionare pienamente. Un richiamo viene rivolto anche a consumatori, imprese, amministratori pubblici e grande distribuzione affinché assumano le proprie responsabilità nel contrasto alle filiere dello sfruttamento. “Servono più occhi lucidi, ma non di commozione passeggera: di impegno quotidiano e consapevolezza rispetto alle aberrazioni di un sistema, per non morire anche noi di indifferenza e rassegnazione”, conclude l’associazione.

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

I Carabinieri lo hanno sorpreso a cedere la sostanza stupefacente durante l’orario di uscita autorizzato. La successiva perquisizione in casa ha portato al rinvenimento di oltre 70 dosi di droga e quasi 1.500 euro in contanti
Il commosso ricordo degli abitanti di Villapiana, dove le quattro vittime vivevano da meno di due mesi: “Lavoravano tutto il giorno e al rientro regalavano la frutta ai nostri bambini”
Il capogruppo dem in Consiglio regionale attacca la gestione del presidente Occhiuto: “Non basta progettare grandi ospedali, i cittadini sono vittime dell’incapacità organizzativa sui territori. Sospesa a Crotone la terapia per l’anemia falciforme, mentre mancano terapisti per i bimbi autistici”

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792