Il conto alla rovescia è già iniziato. Mancano appena diciassette giorni alla scadenza dei termini per presentare osservazioni al Piano di emergenza esterno della Meridionale Petroli predisposto dalla Prefettura di Vibo Valentia. Eppure, nel Palazzo, tutto sembra scorrere come se nulla stesse accadendo. Eppure non è una questione tecnica, tantomeno una pratica burocratica da lasciare agli uffici. È una scelta politica che riguarda il futuro di Vibo Marina, il suo litorale, le sue attività economiche, la sua vocazione turistica e il diritto stesso dei cittadini a vivere pienamente la propria città.
Una mannaia su via Vespucci
Il Piano di emergenza esterno, così come concepito, è pronto ad abbattersi come una mannaia su via Amerigo Vespucci, uno dei tratti più suggestivi, frequentati e strategici del lungomare di Vibo Marina. Una strada pubblica che, in nome della sicurezza, verrebbe di fatto sottratta alla città. Si chiude una parte di Vibo Marina perché, dopo decenni, nessuno ha avuto il coraggio di affrontare la vera questione: l’incompatibilità di un impianto industriale a rischio rilevante all’interno di un’area urbana e portuale ormai profondamente trasformata.
Il 4 giugno, davanti ai cancelli della Meridionale Petroli, non si è manifestato soltanto per chiedere la delocalizzazione dei depositi. Quella protesta, per quanto misera, aveva un significato molto più profondo. Si chiedeva di impedire che fosse la città a pagare ancora una volta il prezzo più alto dell’immobilismo politico. Non tutti, forse hanno compreso fino in fondo quanto sta accadendo. o forse qualcuno sì, perché si continua a raccontare che “bisogna avere pazienza”.
Il sindaco che comprende i disagi
Il sindaco Enzo Romeo dice di comprendere i disagi di cittadini e operatori economici. Parla di sacrifici necessari, in attesa che la delocalizzazione possa finalmente concretizzarsi. Ma il problema è che quel percorso, pur formalmente avviato, appare tutto in salita e disseminato di ostacoli enormi.
La concessione alla Meridionale Petroli è stata rinnovata per quattro anni (anche se gli atti ufficiali non si vedono e non si conoscono) e, se entro quel termine la delocalizzazione non dovesse realizzarsi, sarà prorogata fino ad altri sedici anni. Una prospettiva nota a tutti, che nessuno può fingere di ignorare. Tradotto: potrebbero essere le future generazioni a vedere conclusa un’operazione che oggi viene presentata come imminente. Nel frattempo, però, Vibo Marina dovrebbe convivere con limitazioni pesantissime. Ed è qui che la politica è chiamata a scegliere. Perché se sulla delocalizzazione si può discutere dei tempi e delle procedure, sul Piano di emergenza esterno esiste uno spazio di intervento immediato. Le osservazioni possono essere presentate. Le modifiche possono essere richieste. I correttivi possono essere proposti.
La proposta de I Democratici e Riformisti
I primi a muoversi sono stati i consiglieri del gruppo Democratici e Riformisti, che hanno depositato osservazioni meritevoli di attenzione, indicando anche percorsi alternativi per i mezzi di soccorso rispetto a quelli individuati nel Piano. Gli stessi consiglieri hanno chiesto la convocazione urgente del Consiglio comunale. Ma quella richiesta è rimasta senza le firme necessarie. Nessun altro gruppo della maggioranza ha ritenuto di sottoscriverla. E allora legittimo chiedersi: perché il Consiglio comunale non si riunisce? Perché il sindaco non guida una presa di posizione unitaria? Perché la maggioranza non prova nemmeno a costruire una proposta condivisa da sottoporre alla Prefettura? Se davvero tutti ritengono che il Piano sia penalizzante per il territorio, il silenzio non è più comprensibile.
Le responabilità sono della politica
Si continua a ripetere che occorre tutelare i posti di lavoro. Ed è giusto farlo. Ma chi tutela le attività commerciali e turistiche di via Vespucci? Chi difende le imprese che rischiano di vedere compromessa la propria sopravvivenza? Chi si assume la responsabilità di spiegare agli operatori economici che questo sarebbe il prezzo inevitabile da pagare? Se il Piano dovesse essere approvato senza modifiche sostanziali, il colpo inferto al litorale sarebbe devastante. I Democratici e Riformisti vengono lasciati soli. Il sindaco prende atto del possibile disastro e finisce persino per giustificarlo richiamando norme e regolamenti. La maggioranza che al suo interno pensa solo a come ottenere o mantenere qualche assessorato lo segue. Il Consiglio comunale rinuncia persino a discutere pubblicamente una questione che riguarda il futuro della città. A parole tutti contestano il Piano. Nei fatti nessuno trova il coraggio o la volontà di pretendere correttivi.
Contraddizioni e responsabilità
Le responsabilità maggiori ricadono inevitabilmente su chi governa. Sul sindaco Enzo Romeo, innanzitutto, chiamato a guidare una battaglia istituzionale e politica che oggi appare assente. Sui partiti che sostengono l’amministrazione, incapaci di elaborare una strategia comune e di assumere una posizione netta. Particolarmente scandaloso appare il ruolo del Partito Democratico: impegnato da mesi in un eterno calderone di polemiche interne, litigi, parole di circostanza e concetti vuoti. Nessuna proposta politica forte e tantomeno la capacità di indicare una prospettiva per Vibo Marina e per l’intero territorio. Una politica miope, consumata nelle dinamiche interne e distante dai problemi reali della comunità.
Non è una battaglia ideologica
Ma anche il centrodestra e le opposizioni devono uscire dall’ambiguità. Non basta denunciare. Occorre avanzare soluzioni, pretendere il confronto pubblico, esercitare fino in fondo il proprio ruolo di controllo. Lo stesso vale per le associazioni che il 4 giugno erano presenti davanti ai cancelli della Meridionale Petroli. Quella mobilitazione non può esaurirsi in una fotografia o in uno slogan. Deve trasformarsi in pressione costante sulle istituzioni. Perché questa non è una battaglia ideologica.
La pesante responsabilità del sindaco
Mancano diciassette giorni. Diciassette giorni per chiedere modifiche, costruire alternative, convocare il Consiglio comunale, difendere via Vespucci e il futuro di Vibo Marina. Se questo non accadrà, il sindaco Enzo Romeo, il Pd, la maggioranza di centrosinistra e tutti coloro che hanno scelto il silenzio dovranno assumersi fino in fondo la responsabilità politica di aver consentito che fosse ancora una volta il territorio a pagare il prezzo più alto. E nessuno potrà dire di non sapere.



