Sanità vibonese al collasso, l’affondo dello Smi: “Macerie di un sistema e fallimento programmato”

La denuncia della delegata provinciale Alessia Piperno: sotto accusa i contratti precari di due mesi a Tropea e Soriano, il cortocircuito amministrativo tra Asp e Azienda Zero e la condotta antisindacale. Appello disperato ai sindaci: "Rispondete al nostro grido d'aiuto"

Ambulanze demedicalizzate, reparti svuotati, fuga in massa del personale e servizi assistenziali minimi, un tempo garantiti, che oggi appaiono inesistenti. È un quadro a tinte fosche quello tracciato dalla dottoressa Alessia Piperno, delegato provinciale dello Smi (Sindacato Medici Italiani) per l’Asp di Vibo Valentia, che fotografa lo stato di totale declino della sanità provinciale. Una situazione definita come “le macerie di quel sistema” che, fino a pochi anni fa, vedeva il presidio di Tropea vantare un reparto di Urologia funzionante, un servizio di Proctologia attivo e un sistema di Emergenza-Urgenza SEU118 interamente coperto da medici e supportato dalla Centrale Operativa di Pizzo.

Il caso dei contratti interinali a Tropea e Soriano

A far traboccare il vaso è la recente pubblicazione di un bando urgente da parte dell’agenzia interinale Job S.p.A. per il reclutamento di 18 infermieri da destinare alle strutture territoriali di Tropea e Soriano Calabro, con contratti della durata di soli due mesi. Secondo la rappresentante dello Smi, si tratta dell'”ultimo, lampante sintomo di un fallimento programmato”.

Il sindacato contesta duramente il ricorso al lavoro interinale, descritto nel bando come “sperimentale ed urgente” ai sensi del D.M. 77/2022, ravvisandovi una violazione delle normative vigenti in materia di pubblico impiego. Nello specifico, viene evidenziato il mancato rispetto del D.Lgs. 165/2001 (Art. 36), poiché “utilizzare contratti di 61 giorni per coprire turnazioni h 24 (7 giorni su 7) in strutture come gli Ospedali di Comunità dimostra l’assenza totale di una programmazione triennale del fabbisogno del personale (PTFP)”.

Sollevato, inoltre, un potenziale profilo di danno erariale segnalabile alla Corte dei Conti per violazione della Spending Review: “Finanziare agenzie interinali private (le quali trattengono una quota di intermediazione) invece che investire le medesime risorse pubbliche nell’adeguamento dei fondi contrattuali per la valorizzazione economica del personale interno configurations un potenziale profilo di danno erariale”.

La sovrapposizione dei ruoli e il blocco dei turni

Il nucleo della crisi, secondo l’analisi sindacale, affonda le radici in un’anomalia amministrativa dell’ultimo biennio: la coincidenza temporale, fino ai primi mesi di quest’anno, tra la figura del Direttore Generale di Azienda Zero e quella del Commissario Straordinario dell’ASP di Vibo Valentia.

“Da un punto di vista strettamente giuridico ed amministrativo – attacca la Piperno – questa sovrapposizione di ruoli ha creato un palese cortocircuito funzionale”. Azienda Zero, nata con la Legge Regionale n. 32/2021 per supportare i servizi regionali e non per esautorare le Asp territoriali, avrebbe così accelerato lo svuotamento dei presidi locali a favore della centralizzazione. “La coincidenza dei vertici aziendali ha finito per privare l’ASP di Vibo Valentia di una difesa autonoma delle proprie specificità”. Una pesante eredità che oggi si trova a gestire la nuova guida commissariale dell’Asp, costretta a fare i conti con “carenze d’organico tali da determinare il blocco dei turni, per la postazione di Tropea già dal mese prossimo”.

Lo scontro con i vertici: “Condotta antisindacale”

Il documento dello Smi solleva poi il caso delle relazioni sindacali, giudicate completamente interrotte: “Come rappresentante provinciale dello SMI, insieme ai sindacati medici della provincia di Vibo Valentia, attendiamo invano da settembre dello scorso anno un incontro con i dirigenti ASP. Da allora, ogni nostra richiesta di convocazione è stata puntualmente ignorata, rimandata o fatta saltare”.

A esasperare gli animi si aggiunge quanto accaduto durante una recente conferenza aziendale sulle Case della Comunità, in cui l’Asp ha dichiarato alla stampa di aver invitato tutte le parti sociali. “La realtà dei fatti restituisce uno scenario ben diverso e grave: nessuna sigla dei sindacati medici ha ricevuto alcuna convocazione formale. Agli occhi dei cittadini veniamo dipinti come invitati ma assenti, quando nei fatti non abbiamo mai ricevuto alcun invito”. Tale condotta, secondo il sindacato, lede i doveri di informazione e consultazione previsti dal D.Lgs. 165/2001 e dai CCNL di categoria, configurando “una palese condotta antisindacale ai sensi dell’Art. 28 della Legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori)”.

Lo Smi sottolinea di aver presentato proposte concrete rimaste inascoltate: “Nessuno pretendeva che le stesse proposte non necessitassero di correzioni o limature. Tuttavia, la scelta di ignorarle è un atto di miopia politica ingiustificabile. Si è preferito accantonarle per veicolare tutto sul privato convenzionato, almeno questo è quello che appare”.

L’appello disperato ai sindaci del territorio

Davanti a questo scenario, gli operatori del SEU118 scelgono di scavalcare i canali burocratici per rivolgersi direttamente ai sindaci della provincia, richiamandoli alle proprie responsabilità di massime autorità sanitarie locali ai sensi della Legge 833/1978.

“Chiediamo perciò ai nostri Sindaci di ascoltarci e di aiutarci, per il bene di tutti noi che siamo, prima di tutto, vostri concittadini. Abbiamo bisogno di sentire le istituzioni vicine e di non essere lasciati soli in questa trincea logorante”, scrive la delegata dello Smi, descrivendo lo spirito di sacrificio dei medici che operano tra strade dissestate e mezzi in perenne assistenza. “Noi alla chiamata del territorio rispondiamo sempre. Adesso, in virtù del rispetto dovuto al nostro lavoro ed al diritto alla salute di tutti i cittadini vibonesi, chiediamo che anche i nostri Sindaci rispondano al nostro grido d’aiuto”.

In conclusione, la sigla sindacale esige l’immediata interruzione delle procedure di esternalizzazione, il blocco degli atti organizzativi unilaterali e l’apertura immediata di un tavolo di concertazione regionale, sigillando la denuncia con un monito perentorio: “La salute dei cittadini non può essere appaltata a gettone”.

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