Turismo, la Calabria corre ma resta il nodo dei collegamenti: Deborah Valente lancia l’allarme sui voli internazionali

Dal confronto sul rapporto di Bankitalia a Catanzaro, alla presenza del presidente della Regione Roberto Occhiuto, l'intervento della Ceo di Valentour fotografa una Calabria che cresce nei numeri ma rischia di frenare senza una strategia sui collegamenti aerei internazionali

La Calabria turistica cresce, recupera definitivamente i livelli pre-pandemia e registra numeri che confermano una tendenza ormai consolidata: il mercato internazionale guarda sempre più alla regione. Ma se da un lato gli indicatori raccontano una destinazione in piena espansione, dall’altro emerge con forza una criticità che rischia di limitare le prospettive future: la difficoltà di raggiungere la Calabria attraverso collegamenti aerei stabili e programmati.

È il tema posto con decisione da Deborah Valente, amministratore delegato di Valentour, intervenuta a Catanzaro durante la presentazione del rapporto annuale della Banca d’Italia alla presenza del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, del presidente di Unindustria Calabria Aldo Ferrara e dei vertici dell’istituto centrale.

La manager ha portato sul tavolo numeri, esperienza diretta e, soprattutto, le esigenze che quotidianamente emergono dal confronto con tour operator, partner commerciali e mercati internazionali. I dati confermano la crescita del comparto. Nel 2024 la Calabria ha registrato circa 8 milioni di presenze e 1 milione e 788 mila arrivi. Nel 2025 le presenze hanno superato quota 9 milioni e 113 mila, mentre gli arrivi hanno raggiunto i 2 milioni e 70 mila, con un incremento di circa il 15,8 per cento.

A trainare questa crescita è soprattutto il turismo straniero. Gli arrivi internazionali sono passati dai 347 mila del 2024 ai 480 mila del 2025, mentre le presenze sono aumentate da circa 1 milione e 680 mila a oltre 2 milioni e 160 mila.

Un risultato che assume un valore ancora più significativo perché segna il definitivo superamento dei livelli registrati prima della pandemia. «Oggi la Calabria è molto più conosciuta rispetto al passato», è la riflessione emersa dall’intervento di Valente. «La promozione sta producendo effetti importanti, le strutture ricettive sono migliorate e l’offerta turistica è cresciuta in qualità».

Un potenziale ancora enorme

Nonostante la crescita, il margine di sviluppo resta enorme. Se a livello nazionale il turismo straniero rappresenta circa il 50 per cento del totale, in Calabria il rapporto è ancora molto più basso: un turista su quattro arriva dall’estero. Un dato che, secondo Valente, dimostra quanto la regione abbia ancora spazio per conquistare nuovi mercati e aumentare il proprio peso nel panorama turistico internazionale. Ed è proprio qui che emerge il principale ostacolo.

«I clienti stranieri spesso non sanno come raggiungerci», ha spiegato la Ceo di Valentour, evidenziando le difficoltà che si registrano soprattutto nei mesi di spalla. Aprile resta un periodo complicato, maggio è stato segnato da continui annullamenti di voli e problematiche analoghe si ripresentano in autunno. «Servono le compagnie major, non possiamo perdere altro tempo».

Il cuore dell’intervento è stato l’appello rivolto direttamente al presidente Occhiuto. Valente ha riconosciuto l’importanza del lavoro svolto dalla Regione sul fronte delle compagnie low cost, ma ha evidenziato come questa strategia da sola non basti più. «Le low cost sono fondamentali e hanno contribuito alla crescita degli ultimi anni. Ma oggi abbiamo bisogno delle compagnie major, delle compagnie di bandiera, dei grandi vettori internazionali. È questa la vera chiave per il futuro».

Secondo la manager, infatti, le compagnie low cost favoriscono prevalentemente un turismo spontaneo e spesso concentrato nei periodi di alta stagione. Il turismo organizzato dei grandi tour operator internazionali richiede invece collegamenti affidabili, continuità e programmazione pluriennale.

«Gli operatori oggi ci chiedono la Calabria. Fino a qualche anno fa dovevamo spiegare dove fosse e quali opportunità offrisse. Oggi la domanda c’è, ma non sempre riusciamo a soddisfarla». Una situazione che si traduce in una conseguenza molto concreta: con la fine dei voli stagionali si interrompe gran parte dell’attività economica legata al turismo.«Quando finiscono i voli si abbassano le saracinesche. Invece potremmo lavorare almeno dieci mesi all’anno».

La sfida con gli aeroporti del Sud

I numeri degli scali del Mezzogiorno mostrano chiaramente la distanza che separa la Calabria dai territori concorrenti. Napoli supera i 13 milioni di passeggeri all’anno. Catania viaggia oltre i 12 milioni, Palermo supera i 9 milioni, Bari sfiora gli 8 milioni e Brindisi raggiunge i 3 milioni. L’intero sistema aeroportuale calabrese si ferma invece a circa 4 milioni e 300 mila transiti. Per Valente il tema non può più essere rinviato, soprattutto perché le grandi compagnie aeree programmano le rotte con diversi anni di anticipo.

«Noi stiamo già lavorando sul 2028. Il 2027 è praticamente definito. Se vogliamo attrarre i grandi vettori bisogna muoversi subito, adesso. Altrimenti sarà troppo tardi».Tra i mercati ritenuti più strategici figura quello britannico, per il quale la manager ha indicato come fondamentale  l’apertura di interlocuzioni con vettori internazionali di primo livello.

La Costa degli Dei locomotiva della Calabria

Se c’è un territorio che racconta meglio di ogni altro le potenzialità del turismo internazionale è la Costa degli Dei. Da sola rappresenta il 31 per cento degli arrivi complessivi registrati in Calabria, praticamente un terzo dell’intero movimento turistico regionale. Ricadi registra circa 185 mila arrivi e sfiora il milione di presenze. Tropea conta oltre 125 mila arrivi e quasi 443 mila presenze. Pizzo raggiunge 68 mila arrivi e sfiora le 400 mila presenze. Ma il dato più significativo riguarda la presenza straniera.

Se nell’intera Calabria un turista su quattro arriva dall’estero, nella Costa degli Dei il rapporto si ribalta: sei visitatori su dieci sono stranieri. A Tropea la quota di turisti internazionali raggiunge il 67 per cento, a Pizzo il 61 per cento e a Ricadi il 47 per cento. Numeri che dimostrano come il mercato estero rappresenti non soltanto una crescita quantitativa, ma soprattutto la possibilità di costruire una destinazione capace di lavorare gran parte dell’anno.

«Non deludiamo chi ha scelto di investire qui»

Secondo Valente, il successo della Costa degli Dei è il risultato di una visione costruita negli anni attraverso investimenti mirati e operatori che hanno creduto per primi nella vocazione internazionale del territorio. Un percorso che oggi trova conferma anche nell’interesse dei grandi gruppi turistici europei.

La stessa Valentour è stata scelta dal colosso tedesco Dertour – gruppo turistico internazionale che appartiene alla galassia Rewe – per la costituzione di una “joint venture” in Italia, già operativa dal primo maggio, mentre importanti gruppi internazionali continuano a investire sulla costa tirrenica calabrese. «Per anni abbiamo cercato questi operatori e questi investitori. Oggi finalmente credono nella Calabria e nelle sue potenzialità. Non possiamo permetterci di perderli o di deluderli».

Un messaggio che va oltre il turismo e chiama in causa l’intero sistema economico regionale. Perché, come ha evidenziato la manager, la crescita del turismo non riguarda soltanto alberghi e villaggi, ma produce sviluppo, occupazione e nuove opportunità per tutto il territorio.

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