Beni confiscati per 22 milioni a Giuseppe Borrelli, la Cassazione annulla il decreto

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei legali dell'imprenditore di Altomonte, rimandando gli atti alla Corte d'Appello di Catanzaro. Sotto esame il maxisequestro del 2022 e la misura della sorveglianza speciale per 5 anni

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto nell’interesse dell’imprenditore Giuseppe Borrelli, originario di Altomonte, annullando con rinvio il decreto con cui la Corte d’Appello di Catanzaro aveva confermato la confisca di beni per circa 22 milioni di euro – avvenuta nel marzo del 2022 – e l’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni. La Suprema corte ha disposto la trasmissione degli atti alla stessa Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà riesaminare la vicenda in diversa composizione.

Il procedimento aveva avuto origine da un’operazione congiunta della Polizia e della Guardia di Finanza, all’esito della quale erano stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro, ritenuti riconducibili all’imprenditore, e poste sotto sequestro undici società con sedi a Roma e in Calabria. Successivamente il Tribunale di Catanzaro – Sezione misure di prevenzione – aveva disposto la confisca del patrimonio e applicato nei confronti di Borrelli la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per cinque anni.

Tale decisione era stata integralmente confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Contro la pronuncia di secondo grado gli avvocati Francesco Iacopino e Guido Siciliano hanno proposto ricorso per Cassazione, contestando fin dall’inizio l’impianto accusatorio.

“Con l’annullamento disposto dalla Corte di cassazione – spiegano i legali in una nota – rimesso in discussione il presupposto stesso dell’attribuzione all’imprenditore di una posizione di contiguità ad ambienti criminali. Sarà dunque la Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, a procedere a una nuova valutazione della vicenda alla luce dei principi di diritto richiamati dalla Suprema corte e invocati dalla difesa”. (Ansa)

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