La Segreteria regionale della Cgil Calabria ha annunciato l’avvio di una mobilitazione a tutela dei lavoratori ex Lsu (Lavoratori Socialmente Utili) e Lpu (Lavoratori di Pubblica Utilità). Secondo l’organizzazione sindacale, le rassicurazioni fornite dalla Regione Calabria non si sono tradotte in interventi concreti per questo bacino di precariato storico. Nonostante l’avvenuta stabilizzazione all’interno degli Enti Locali calabresi, il personale si trova a fare i conti con un “profondo disagio dettato dalla incapienza reddituale e previdenziale”, che non garantisce una reale stabilità economica.
Il mancato aumento delle ore e il ricorso alle vie legali
La contestazione si concentra in particolare sull’applicazione delle intese precedentemente siglate tra le parti: “Tutto ciò è aggravato dalla mancata attuazione dell’accordo che avrebbe dovuto garantire l’aumento dell’orario contrattuale della stragrande maggioranza dei lavoratori part-time, con l’utilizzo delle economie generate dalla fuoriuscita per quiescenza di alcune risorse appartenenti allo stesso bacino”. A fronte dei mancati riscontri, la Cgil ha avviato la procedura di conciliazione presso gli organi competenti e ha confermato che la mobilitazione potrebbe tradursi anche in “ricorso all’attività giudiziaria per tutele individuali, collettive e di comportamento anti-sindacale” per il mancato rispetto dell’accordo quadro del 14 febbraio 2022.
L’appello ai Comuni e all’Anci Calabria
Per sbloccare la situazione e migliorare le condizioni dei dipendenti, la Cgil ha rivolto un invito formale a tutte le amministrazioni comunali coinvolte e all’Anci Calabria, l’organismo di rappresentanza dei sindaci. L’obiettivo è quello di promuovere un tavolo di confronto istituzionale che consenta di integrare l’orario e il trattamento economico del personale ex Lsu/Lpu, utilizzando sia i fondi regionali sia eventuali risorse integrative dei singoli bilanci comunali, nel pieno rispetto del Ccnl Comparto Funzioni Locali.



