Omicidio Boiocchi, il pentito: “Le cosche calabresi erano già informate”. Nel verbale spuntano i nomi del gruppo Emanuele e Idà

Il verbale ricostruisce i presunti contatti con ambienti della 'ndrangheta nella fase preparatoria del delitto dell'ex capo ultrà dell'Inter
boiocchi

C’è un filo che, secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Marco Ferdico, unisce Milano alle cosche calabresi di Soriano e Rosarno. Un intreccio di rapporti, telefoni criptati, presunti riferimenti alla ‘ndrangheta e contatti che, sempre secondo il pentito, sarebbero stati attivati nella fase preparatoria dell’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico capo della Curva Nord dell’Inter. È quanto emerge dal verbale dell’interrogatorio del 22 giugno 2026 davanti ai pm Paolo Storari, Stefano Ammendola e Giovanni Musarò, pubblicato stamane dal Corriere della Calabria.

Il telefono criptato e i collegamenti con la Calabria

Il racconto di Ferdico prende avvio da un telefono criptato. Il collaboratore corregge una precedente versione e sostiene che quel dispositivo non fosse finito in Calabria perché affidato al suocero per attività di spaccio, ma perché apparteneva a Giuseppe Idà. Secondo il suo racconto, Idà, originario di Soriano, si sarebbe trasferito a Milano nel 2021. Ferdico afferma di avergli trovato un’abitazione e sostiene che, da quel momento, avrebbe iniziato a trafficare in stupefacenti. Nello stesso appartamento, situato a pochi metri dalla casa del collaboratore, avrebbe frequentato con assiduità anche Vincenzo Monardo, che successivamente si sarebbe trasferito anch’egli nel capoluogo lombardo. Per il pentito, proprio da quel gruppo sarebbero passati alcuni dei ragionamenti sulla preparazione dell’omicidio Boiocchi.

Dovevo ammazzare Vittorio Boiocchi

Uno dei passaggi più delicati del verbale riguarda una partita della Real Milano. Ferdico racconta che, mentre era fermo per un infortunio, avrebbe confidato a Idà e Monardo il progetto di uccidere Vittorio Boiocchi. “Gli dico che dovevo ammazzare Vittorio Boiocchi, gli dico che stavo escogitando un piano”, riferisce ai magistrati. La reazione dei due, sempre secondo il collaboratore, non sarebbe stata di sorpresa. Anzi, gli avrebbero spiegato che, anche conquistando il controllo della Curva Nord, non sarebbe riuscito a mantenerlo perché esistevano altri soggetti interessati. Ferdico interpreta quelle parole come un tentativo di intimidirlo, aggiungendo che solo successivamente avrebbe individuato in Antonio Bellocco la figura destinata a entrare in quella partita.

Il riferimento alle famiglie calabresi

Nel verbale compare anche Andrea Simoncini, indicato da Ferdico come suo suocero e originario di Soriano. Il collaboratore racconta di essersi rivolto a lui per capire se fosse possibile organizzare un’azione come quella che stava progettando. La risposta attribuita a Simoncini rappresenta uno dei punti più significativi dell’interrogatorio. Secondo Ferdico, il suocero gli avrebbe detto di aver già informato “chi doveva sapere”, rassicurandolo sul fatto che poteva procedere senza problemi.

Nel confronto con i magistrati, Ferdico collega quei riferimenti alle famiglie Emanuele e Idà, precisando di aver ritenuto che fossero loro i destinatari dell’informazione. Il pm Paolo Storari sintetizza infatti che, secondo questa ricostruzione, sarebbero stati preventivamente avvertiti membri della ‘ndrangheta in Calabria.

La lite e il richiamo alla ‘ndrangheta

Tra gli episodi riportati nel verbale c’è anche una lite avvenuta in un chiringuito di Carugate tra Simoncini e Nepi. Secondo il collaboratore, Nepi avrebbe ironizzato sui continui rinvii dell’omicidio, provocando la reazione di Simoncini. Quest’ultimo, sempre secondo la testimonianza, avrebbe rivendicato la propria appartenenza alla ‘ndrangheta, affermando di essere “un membro della ‘ndrangheta” e invitando l’interlocutore a non mancargli di rispetto. Interrogato dal pm Stefano Ammendola, Ferdico conferma di essere stato presente alla scena e ribadisce che quelle sarebbero state le parole pronunciate da Simoncini.

Trafficanti con buone conoscenze

I magistrati — secondo quanto emerge dal verbale pubblicato dal Corriere della Calabria, in un articolo a firma di Giorgio Curcio — chiedono infine perché Ferdico avesse deciso di confidare il piano omicidiario proprio a Idà e Monardo. Il collaboratore risponde che voleva comprendere cosa sarebbe accaduto dopo l’eventuale eliminazione di Boiocchi e se qualcuno fosse pronto a prendere il controllo della Curva Nord. I due, inizialmente considerati semplici conoscenti, sarebbero poi diventati, nella sua ricostruzione, “trafficanti con buone conoscenze”.

Nelle battute finali dell’interrogatorio, il pm Ammendola ricostruisce il filo logico della vicenda: Ferdico era convinto che Simoncini avesse già informato le famiglie calabresi di riferimento prima dell’esecuzione dell’omicidio. Alla domanda su quali fossero, il collaboratore risponde indicando ancora una volta le famiglie Emanuele e Idà, chiudendo così un verbale che, se confermato dagli ulteriori accertamenti investigativi, delinea un presunto collegamento tra gli ambienti ultras milanesi e articolazioni della criminalità organizzata calabrese.

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

Le assunzioni, a tempo indeterminato e part-time, riguardano manovali e addetti agli affari generali. Il sindaco Romeo: “Al Comune non esiste più precariato, diamo continuità a risorse importanti”
La nuova manifestazione ideata da Acqua degli Dei trasformerà il Belvedere dei Cannoni di Ricadi in un salotto culturale contemporaneo. Tra gli ospiti spiccano Denis Falconieri e il regista Saverio Vallone
Il verbale ricostruisce i presunti contatti con ambienti della ‘ndrangheta nella fase preparatoria del delitto dell’ex capo ultrà dell’Inter

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792