Don Mottola Medical Center, l’Asp è irremovibile: dimissioni senza alternative per nove pazienti fragili

Scade il termine fissato dall'Asp, ma non esiste ancora un percorso assistenziale per persone affette da patologie irreversibili. Cresce la tensione e si annunciano esposti alla Procura

Scade il tempo fissato dall’Asp di Vibo Valentia, ma non quello della malattia. È questa la drammatica contraddizione che sta facendo esplodere il caso della Rsa Medicalizzata del Don Mottola Medical Center di Drapia, dove nove pazienti affetti da patologie irreversibili rischiano di essere dimessi senza che sia stato definito un percorso di continuità assistenziale.

La data del 17 luglio, indicata come termine dell’autorizzazione al ricovero è oramai arrivata senza che le famiglie abbiano ricevuto risposte concrete sul futuro dei propri congiunti. Una situazione che i caregiver definiscono insostenibile e che ora potrebbe finire anche sul tavolo della magistratura.

La richiesta protocollata all’Asp

In una nota formalmente protocollata all’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, uno dei familiari dei pazienti ricoverati espone una situazione ritenuta gravissima. Secondo quanto rappresentato, la Rsa Medicalizzata avrebbe già trasmesso all’Asp tutta la documentazione necessaria per motivare la proroga dei ricoveri dei pazienti in lungodegenza, tutti affetti da patologie irreversibili e bisognosi di assistenza sanitaria continuativa.

Nonostante ciò, il provvedimento di dimissione resterebbe confermato, senza che sia stato individuato – secondo quanto denunciano chiaramente i familiari dei pazienti – alcun servizio alternativo capace di garantire la prosecuzione delle cure. Da qui la decisione, ormai maturata tra diversi familiari, di valutare la presentazione di una denuncia penale per accertare la regolarità della documentazione prodotta dall’Asp e delle conseguenti dimissioni programmate.

Nessuna continuità assistenziale

Il punto centrale della contestazione riguarda proprio l’assenza di una soluzione successiva al ricovero. Nella richiesta indirizzata all’Asp viene evidenziato come, ad oggi, non risulti definito alcun percorso assistenziale in grado di tutelare questi pazienti estremamente fragili. Una circostanza che, secondo i familiari, lascia interamente in capo all’Azienda sanitaria provinciale la responsabilità della presa in carico, rendendo impossibile scaricare sulle famiglie il compito di individuare autonomamente strutture o servizi adeguati.

Una posizione netta, che nasce dalla consapevolezza delle condizioni cliniche dei pazienti, impossibilitati a sostenere interruzioni dell’assistenza o trasferimenti improvvisati.

Il nodo irrisolto dopo tre anni

Nella nota emerge anche un’altra accusa destinata ad alimentare il confronto con l’Asp. I familiari ricordano infatti come da quasi tre anni siano in corso interlocuzioni, richieste e iniziative per affrontare in maniera strutturale il problema della presa in carico dei pazienti affetti da patologie irreversibili. Secondo quanto sostenuto, le disposizioni previste dalla normativa continuerebbero ad essere applicate con difficoltà dall’Azienda sanitaria di Vibo Valentia, senza una piena valorizzazione delle risorse presenti sul territorio.

Tra queste viene richiamato proprio il Don Mottola Medical Center di Drapia, indicato dai familiari come una realtà di eccellenza che dispone delle competenze e delle professionalità necessarie per garantire la continuità delle cure.

Un caso destinato ad aggravarsi

Il rischio, ormai concreto, è che allo scontro amministrativo si aggiunga quello giudiziario. Le famiglie, esasperate da mesi di incertezza, ritengono di non poter più attendere e chiedono che venga garantito un diritto essenziale: quello alla continuità delle cure per persone non autosufficienti, affette da patologie irreversibili e totalmente dipendenti dall’assistenza sanitaria.

Una vicenda che riporta al centro il tema della tutela dei pazienti più fragili e che pone interrogativi pesanti sull’organizzazione dell’assistenza territoriale. Perché quando il calendario amministrativo stabilisce che un ricovero è finito, ma la malattia continua e nessuno indica dove proseguire le cure, il problema non è più soltanto burocratico: diventa una questione di responsabilità istituzionale e di tutela della dignità delle persone più vulnerabili.

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