Futuro Nazionale, a Lamezia continua la guerra dei numeri sui tesserati che hanno lasciato il movimento

I Comitati 144 e 1067 rilanciano: “Sono 470 gli iscritti che hanno restituito la tessera”. I vertici avevano parlato di 246 defezioni
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Continua a Lamezia Terme la guerra dei numeri tra ed ex esponenti e dirigenti di Futuro nazionale, il movimento del generale Roberto Vannacci. Dopo la nota dei Comitati 144 e 1067, che parlavano di “circa 600” dissidenti che avevano restituito le tessere e la controreplica dei vertici con il deputato Sasso e poi Furgiele che avevano ridimensionato a 246 le “défaillance”, ora una nuova dichiarazione dei Comitati attesta a 470 il numero dei tesserati che hanno lasciato. Nello specifico 390 del Comitato 144 e 90 del 1067.

Un mero “vergognoso teatrino”

I due Comitati parlano di “dati che possono essere verificati, a differenza di quanto dichiarato da presunte fonti vicine agli onorevoli Sasso e Furgiuele. Per amore di verità, si vuole evidenziare che l’evento svoltosi giorno 11 luglio 2026 presso il T-Hotel, denominato ‘Assemblea’, non è stata un’assemblea dei tesserati, ma solo un mero vergognoso teatrino, caratterizzato dall’atteggiamento arrogante e dispotico di chi avrebbe dovuto avere quale compito la creazione del partito”.

“E se di numeri si vuole parlare – proseguono i due Comitati – allora bisogna evidenziare che su circa 5.000 tesserati la presenza di 250 persone non può sicuramente essere considerato ‘evento molto partecipato’, né un successo, considerando che non erano presenti neanche i rappresentanti di tutti i circoli, che in realtà nessuno ha invitato. E’ evidente che i motivi per cui si è deciso di abbandonare il partito sono ulteriormente confermati da quanto successo nei giorni successivi all’uscita del primo comunicato, mancanza di lungimiranza politica ed avventatezza unita ad arroganza, aggravati da dichiarazioni puerili, che ben si allontanano dai principi che dovrebbero perseguire chi si ritrova al comando di un partito in formazione”.

“La politica – conclude la nota dei dissidenti – non può essere la corsa alla smentita, ma l’ analisi del problema seguito dal tentativo di una soluzione, ben lontano da quanto successo”. (Ansa)

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