Sanità, i comunisti lanciano la mobilitazione nel Vibonese: viaggio-inchiesta per raccogliere un dossier di proposte

Il Partito Comunista di Unità Popolare della Calabria punta il dito contro le criticità del Servizio sanitario regionale, con particolare riferimento alla provincia di Vibo Valentia. Nel mirino i ritardi del 118, il depotenziamento degli ospedali e la carenza di personale

Il Partito Comunista di Unità Popolare della Calabria (Federazione di Vibo Valentia – Sezione di Limbadi) interviene con una nota sullo stato in cui versa il Servizio Sanitario Regionale. Secondo l’analisi del partito, il diritto costituzionale alla salute è ormai “compromesso da anni di tagli, carenze strutturali e da una progressiva spinta verso la sanità privata a discapito di quella pubblica, lasciando i cittadini calabresi in condizioni di grave precarietà assistenziale”. Il documento politico evidenzia come la provincia di Vibo Valentia versi in una situazione di “sofferenza ormai insostenibile”. L’ospedale “Jazzolino” di Vibo si trova a dover “assorbire quasi interamente il carico dei ricoveri e delle emergenze dell’intero territorio provinciale, a causa del progressivo depotenziamento dei presidi ospedalieri di Tropea e Serra San Bruno, non più in grado di garantire le risposte necessarie a una popolazione prevalentemente anziana e penalizzata dalle storiche carenze della rete stradale interna”.

Emergenza-Urgenza e il fattore tempo

La critica del PCUP si concentra in modo particolare sull’efficienza del sistema di primo soccorso 118, dove i ritardi rischiano spesso di fare la differenza nei casi clinici più acuti e indifferibili. Per quanto riguarda le principali criticità strutturali evidenziate, il partito denuncia casi in cui “le ambulanze impiegano oltre un’ora per raggiungere il paziente”, evidenziando la “grave e frequente assenza del medico a bordo”. A questo quadro si aggiungono le “continue chiusure temporanee delle postazioni di Guardia Medica per carenza cronica di personale, la complessa viabilità stradale e il sovraffollamento strutturale del Pronto soccorso di Vibo Valentia, dove medici e infermieri si trovano a operare in turni estenuanti e con organici ridotti”. I rappresentanti politici tengono a specificare che “le responsabilità di questo collasso non sono in alcun modo imputabili agli operatori sanitari in servizio”, ma a una “programmazione politica insufficiente che ha indebolito i servizi essenziali”.

Un viaggio-inchiesta per un dossier di proposte

Di fronte a questo scenario, il PCUP Calabria ha annunciato il lancio di una “mobilitazione permanente” e l’avvio di un vero e proprio “monitoraggio ispettivo diffuso sul territorio”. Il percorso avviato dai militanti si strutturerà come un viaggio-inchiesta all’interno del pianeta sanitario calabrese per raccogliere dati, testimonianze e disservizi. Al termine delle verifiche, i risultati verranno sintetizzati in un dossier ufficiale che sarà messo a disposizione della cittadinanza e inviato alle istituzioni locali e nazionali, accompagnato da una piattaforma di proposte concrete per il rilancio della sanità pubblica.

In conclusione, il segretario regionale Lorenzo Fascì e la coordinatrice della Federazione di Vibo Valentia Aurora Corso, rivolgono un appello alle comunità locali, affinché si “uniscano attivamente alla battaglia per pretendere servizi efficienti e pari dignità costituzionale”.

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