L’estate e le alte temperature possono diventare un pericolo per chi soffre di malattie cardiovascolari. Il cuore, infatti, con il caldo lavora di più e, nelle persone più fragili, il rischio di complicazioni aumenta. È il messaggio principale lanciato dal professor Ciro Indolfi nella sua rubrica “La Stanza di Ciro Indolfi”, pubblicata su La Gazzetta del Sud, dedicata questa settimana al rapporto tra cardiopatie e caldo estremo.
Il cuore non va in vacanza
Quando la temperatura sale, il nostro organismo cerca di disperdere il calore aumentando la circolazione del sangue verso la pelle. Questo significa che il cuore è costretto a lavorare con maggiore intensità. Se è sano riesce generalmente ad adattarsi, ma chi soffre di scompenso cardiaco, ipertensione, cardiopatie o ha già avuto un infarto deve prestare molta attenzione.
Secondo il professor Indolfi, il caldo non deve mai essere sottovalutato perché può provocare disidratazione, abbassamento della pressione, alterazioni del ritmo cardiaco e peggiorare malattie già presenti.
I segnali da non ignorare
Ci sono sintomi che devono mettere subito in allarme. Tra questi: affanno o difficoltà a respirare; dolore al petto; capogiri o svenimenti; battito irregolare o molto accelerato; gonfiore di gambe e caviglie; forte debolezza o improvvisa stanchezza. In presenza di questi segnali è necessario contattare il medico senza aspettare che la situazione peggiori.
Mai sospendere i farmaci da soli
Uno dei richiami più importanti riguarda le terapie. Con il caldo alcuni medicinali, come quelli per la pressione o i diuretici, possono richiedere un controllo o un eventuale adattamento. Questo, però, deve avvenire solo su indicazione del medico. Il professor Indolfi invita a non seguire consigli trovati su internet o ricevuti da conoscenti: interrompere autonomamente una terapia può essere molto più pericoloso del caldo stesso.
Bere sì, ma con equilibrio
L’idratazione è fondamentale, ma anche in questo caso non esiste una regola uguale per tutti. Alcuni pazienti cardiopatici devono seguire indicazioni precise sulla quantità di liquidi da assumere. Per questo motivo ogni scelta deve essere concordata con il proprio medico. È inoltre consigliabile evitare alcolici, bevande molto zuccherate e pasti abbondanti nelle ore più calde della giornata.
Muoversi nelle ore giuste
L’attività fisica non va eliminata, ma programmata con buon senso. Le passeggiate o l’esercizio leggero sono preferibili nelle prime ore del mattino oppure dopo il tramonto, evitando le fasce orarie in cui il sole è più intenso. Anche restare in ambienti freschi e ben ventilati rappresenta una misura semplice ma molto efficace per ridurre il rischio di malori.
Una rete di assistenza che può fare la differenza
Nella rubrica, il professor Indolfi sottolinea anche l’importanza della collaborazione tra cardiologi ospedalieri, cardiologi del territorio, medici di famiglia, geriatri, infermieri e Centrali operative territoriali. Una rete capace di seguire il paziente, intervenire rapidamente quando necessario e prevenire ricoveri evitabili.
Il messaggio finale è semplice ma fondamentale: il caldo non è soltanto un disagio estivo, ma un fattore di rischio che richiede prudenza, attenzione ai sintomi e un dialogo costante con il proprio medico, soprattutto per chi convive con una malattia cardiovascolare



