Le parole pronunciate dal presidente della Regione Roberto Occhiuto a Sibari, a margine dell’inaugurazione del Vinitaly and the City, meritano una riflessione che vada oltre la contrapposizione politica. Perché il tema sollevato è centrale: quale modello di sviluppo deve scegliere la Calabria e quale responsabilità devono assumersi tutti gli attori in campo?
Quando Occhiuto afferma che “la Regione farà il massimo ma è giusto che ci sia un impegno corrispondente anche da parte del privato” lancia una sfida che non può essere ignorata. Lo sviluppo di un territorio, soprattutto nel turismo, non può dipendere soltanto dall’intervento pubblico. Servono imprese, investimenti, capacità di innovare e coraggio.
Ma proprio per questo occorre guardare anche all’altra parte della medaglia. Perché l’impressione che arriva da alcune aree della Calabria è che esista una distanza tra la narrazione di un mondo imprenditoriale poco dinamico e una realtà fatta invece di aziende che stanno investendo, spesso in solitudine, affrontando ostacoli burocratici, ritardi e un rapporto non sempre semplice con le istituzioni.
Il caso Vibo Marina: 27 milioni per il turismo e nuovi investimenti nella nautica
Basterebbe che il presidente Occhiuto percorresse la Costa degli Dei per incontrare una Calabria diversa, una Calabria che non aspetta soltanto. A Vibo Marina ci sono 27 milioni di euro destinati a investimenti nel settore alberghiero; risorse private importanti che puntano a rafforzare l’offerta ricettiva e a creare nuove opportunità economiche. C’è un cantiere nautico già ultimato, esempio concreto di come il comparto del mare possa diventare una leva di sviluppo. E c’è il progetto di un pontile con oltre 300 posti barca, un’infrastruttura che potrebbe partire in tempi brevi e che rappresenterebbe un salto di qualità per la nautica da diporto, per il turismo e per l’intero sistema economico della fascia costiera. Questi sono fatti e non slogan. Sono investimenti reali, capitali privati messi in campo da imprenditori che hanno scelto di credere nelle potenzialità della Calabria.
La sfida di Occhiuto e le associazioni di categoria
Le parole del presidente della Regione, però, non devono essere semplicemente contestate. Devono essere raccolte come una provocazione utile. Anche il mondo delle associazioni di categoria è chiamato a fare un passo avanti. Non soltanto nella difesa delle imprese, ruolo fondamentale e necessario, ma anche nella capacità di costruire una visione comune, di stimolare gli operatori, di accompagnare le aziende verso nuove sfide.
Se Occhiuto chiede più iniziativa al settore privato, allora quella richiesta deve diventare un’occasione per aprire un confronto serio: quali investimenti servono? Quali ostacoli devono essere rimossi? Quale strategia condivisa può rendere la Calabria più competitiva? La risposta non può essere né lo scarico delle responsabilità né il semplice elenco delle difficoltà. Serve una nuova stagione di collaborazione reale.
Non mancano gli imprenditori manca la squadra
Il vero nodo, infatti, non sembra essere l’assenza di imprese disponibili a investire. In molti territori la disponibilità c’è già.
Il problema è che spesso chi investe si ritrova a farlo in un clima di isolamento quasi assoluto. Progetti importanti avanzano senza una rete forte di accompagnamento pubblico, mentre in alcune circostanze il rapporto tra istituzioni e mondo imprenditoriale finisce per trasformarsi in una contrapposizione invece che in una collaborazione. Eppure la sfida turistica della Calabria si può vincere soltanto mettendo insieme energie diverse.
La politica deve creare condizioni favorevoli: infrastrutture, servizi, tempi certi, una pubblica amministrazione capace di accompagnare gli investimenti. Gli imprenditori devono continuare a rischiare, innovare e migliorare la qualità dell’offerta. Le associazioni di categoria devono contribuire a costruire una rete, superando logiche individuali e diventando protagoniste di una strategia complessiva.
Dalla contrapposizione al patto per lo sviluppo
La Calabria non ha bisogno di una guerra tra pubblico e privato. Ha bisogno di un patto. Perché mentre si discute su chi debba fare di più, c’è una parte della regione che ha già iniziato a muoversi. Vibo Marina, la Costa degli Dei e tante altre realtà raccontano una Calabria dove gli investimenti esistono e dove ci sono imprenditori pronti a raccogliere la sfida. La provocazione lanciata da Occhiuto può quindi diventare un’opportunità, ma a una condizione: che venga accompagnata da una pari assunzione di responsabilità da parte di tutti.



