Ex Italcementi, a Monselice il cemento lascia spazio al futuro. A Vibo Marina resta un gigante abbandonato e si pensa ancora all’industria sul mare

Nel Veneto partono le demolizioni dell'ex cementificio e prende forma un grande progetto di rigenerazione urbana. A Vibo Marina, quattordici anni dopo la chiusura dello stabilimento, tutto è fermo

Ci sono territori che trasformano le ferite del passato in occasioni di sviluppo. Altri che continuano a conviverci senza mai trovare il coraggio di cambiare. Il confronto tra Monselice (cittadina di poco più di 17 mila abitanti) e Vibo Marina è la fotografia impietosa di due modi opposti di intendere il governo del territorio.

Da una parte il Veneto, dove l’ex cementificio Italcementi viene demolito per lasciare spazio a un grande progetto di rigenerazione urbana. Dall’altra Vibo Marina, dove lo stabilimento chiuso nel 2012 continua ancora oggi a dominare il litorale come un monumento all’immobilismo politico. E, come se non bastasse, sotto traccia prende corpo perfino l’idea di insediare nell’area una nuova azienda metalmeccanica che sbandiera assunzioni a go-go. Una prospettiva che riporta indietro di sessant’anni, quando le fabbriche venivano costruite in riva al mare senza alcuna visione di sviluppo turistico.

Quattordici anni di immobilismo

L’ex Italcementi di Vibo Marina ha cessato la produzione nel 2012. Da allora sono trascorsi quattordici anni senza che quel sito, esteso per svariati ettari in una delle aree più pregiate della costa, trovasse una nuova destinazione. Lo scheletro industriale continua a incombere tra Bivona e Vibo Marina mentre, a qualche centinaio di metri, i bagnanti piantano gli ombrelloni. Un contrasto che racconta meglio di qualsiasi slogan il fallimento di una stagione politica incapace di decidere quale futuro assegnare a uno dei luoghi più strategici dell’intera provincia.

Le idee c’erano, è mancata la politica

In questi anni non sono mancati progetti e investitori. La proposta più significativa fu quella del “Parco Eiponieon”, sostenuta da Giuseppe Leonetti, presidente del Comitato Eiponieon Venus, da Giuseppe Incarnato, presidente di IGI Investimenti Group, e da Alfonso Grillo, già consigliere regionale e presidente di Eiponieon Project Center. L’idea prevedeva un investimento superiore ai 200 milioni di euro per trasformare l’ex cementificio in un grande parco polivalente aperto tutto l’anno, capace di generare occupazione, turismo e sviluppo economico. L’iniziativa, però, si fermò davanti alla posizione della proprietà dell’area, che prese le distanze dal progetto. Grillo ribadì invece di avere manifestato formalmente la volontà di acquistare il sito. La trattativa non arrivò mai a conclusione e anche quella proposta finì nel lungo elenco delle occasioni perdute.

L’impianto di Monselice: avviata la demolizione

Monselice cambia volto

A centinaia di chilometri di distanza la storia ha preso una direzione completamente diversa. A Monselice sono iniziate le demolizioni dell’ex Italcementi. Al posto della vecchia cementeria nasceranno nuovi insediamenti produttivi realizzati con criteri di sostenibilità, un grande parco fotovoltaico, aree verdi, piste ciclabili, infrastrutture e spazi destinati alla collettività. Il progetto è frutto di un accordo tra pubblico e privato, sostenuto dalle istituzioni locali e dagli investitori, con un obiettivo preciso: trasformare un’area industriale dismessa in un motore di crescita economica e ambientale.

A Vibo si continua a guardare nello specchietto retrovisore

La differenza tra le due realtà non è soltanto urbanistica. È soprattutto culturale e politica. Mentre altrove si demoliscono le cattedrali industriali del Novecento per restituire spazio al paesaggio e creare nuove opportunità, a Vibo Marina si continua a ragionare come negli anni Sessanta, immaginando ancora attività industriali su un tratto di costa che dovrebbe invece rappresentare una delle principali risorse turistiche del territorio. È una contraddizione che pesa come un macigno e che rischia di compromettere definitivamente ogni prospettiva di rilancio.

L’ex cementificio di Vibo Marina

Il fallimento di una classe dirigente

Sarebbe troppo facile attribuire ogni responsabilità agli amministratori di oggi. L’ex Italcementi è il simbolo del fallimento di un’intera classe dirigente che, negli ultimi quattordici anni, non ha mai saputo costruire una strategia condivisa per la riconversione dell’area. Le amministrazioni si sono alternate, i governi locali e regionali sono cambiati, gli annunci si sono susseguiti, ma il risultato è sempre lo stesso: il cemento continua a occupare il mare, mentre il futuro resta fermo. Monselice dimostra che rigenerare un’ex area industriale non è un’utopia. Servono una visione chiara, una politica autorevole e la capacità di far dialogare istituzioni e investitori.

A Vibo Marina, invece, le grandi sfide vengono accantonate, si continua a a vivere alla giornata. E il rischio più grave è che quel gigantesco relitto industriale non diventi soltanto il simbolo di un passato che non torna più, ma anche l’emblema di una politica che, ancora una volta, ha rinunciato a immaginare il futuro.

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