San Ferdinando, al via lo smantellamento della tendopoli: migranti trasferiti in nuovi alloggi

Avviata nella zona industriale del porto di Gioia Tauro la demolizione della baraccopoli. Presenti il sottosegretario Alfredo Mantovano, il commissario Fabio Ciciliano e il presidente della Regione Roberto Occhiuto. L'intervento rientra nelle misure previste dal decreto Caivano e punta al superamento definitivo dell'insediamento
tendopoli san ferdinando

È iniziato questa mattina, nella zona industriale del porto di Gioia Tauro, lo smantellamento della baraccopoli dei migranti di San Ferdinando. Come riferisce l’Ansa, le ruspe sono entrate in azione dopo l’arrivo del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, che ha assistito alle operazioni di rimozione della tendopoli gestita dal Comune e ampliatasi nel tempo con tende e baracche costruite dagli stessi migranti. L’insediamento ha ospitato per anni migliaia di braccianti agricoli arrivati nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta delle arance. Insieme a Mantovano erano presenti il prefetto Fabio Ciciliano, commissario di Governo, e il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

L’intervento previsto dal decreto Caivano

Secondo quanto riporta l’Ansa, la chiusura e il superamento dell’accampamento rientrano nelle attività di riqualificazione previste dal piano di interventi infrastrutturali e dai progetti di riqualificazione sociale e ambientale promossi dal Governo. Negli anni, la tendopoli di San Ferdinando, oltre a costringere centinaia di persone a vivere in condizioni definite indecorose, ha rappresentato anche un significativo problema sotto il profilo dell’ordine pubblico e delle condizioni igienico-sanitarie. L’intervento dà attuazione ai decreti adottati nei mesi scorsi nell’ambito del cosiddetto decreto Caivano e prevede il trasferimento delle circa cento persone che, fino a pochi giorni fa, vivevano nella baraccopoli. Una parte dei braccianti sarà ricollocata nelle palazzine di contrada Serricella, a Rosarno.

Mantovano: “Si apre una pagina completamente nuova”

“Oggi si apre una pagina completamente nuova”, ha dichiarato il sottosegretario Alfredo Mantovano, come riferisce l’Ansa. “Queste baracche saranno distrutte e, al loro posto, sono già disponibili delle abitazioni a pochi chilometri da qui, che hanno già visto l’insediamento di 116 migranti regolari con un altrettanto regolare contratto di lavoro”, ha affermato. Mantovano ha spiegato inoltre che “ciascuno di loro pagherà un regolare canone di affitto, circa 70 euro a persona, perché i moduli sono mediamente di sei persone. Quindi il canone complessivo è abbastanza prossimo a quello di mercato. Tutti i servizi saranno assicurati e questo permetterà di muoversi in una dimensione di civiltà”. “A breve – ha aggiunto – “saranno sistemati fino a 400 migranti nei vari insediamenti curati dall’ufficio del commissario”.

Il sottosegretario ha poi evidenziato che le condizioni della tendopoli “cadono sotto una voce di estremo degrado che ha connotato questo territorio e che oggi è eliminato”. “Se c’è una parola cancellata dal vocabolario di questo governo è rassegnazione, nei confronti dello sfruttamento del lavoro, nei confronti di condizioni di inciviltà in cui per anni i migranti regolari sono stati costretti a vivere. Oggi, grazie all’applicazione del decreto legge di fine 2024 che riprende la positiva esperienza di Caivano e alla collaborazione con la Regione, con gli enti territoriali, le aziende sanitarie e al lavoro di coordinamento e di impulso che è stato fatto dal commissario di governo, Fabio Ciciliano, si apre una pagina completamente nuova”, ha concluso.

Occhiuto: “Una vergogna nazionale”

Anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, presente alle operazioni, ha commentato l’avvio dello smantellamento. Come riporta l’Ansa, Occhiuto ha affermato che questa pagina “deve chiudersi definitivamente, non deve più riaprirsi, perché è una vergogna nazionale che la Calabria ha ospitato, purtroppo, per trent’anni”. “Oggi le ruspe stanno abbattendo tutto ma credo che questa volta, grazie al lavoro di coordinamento fatto dalla Prefettura, al lavoro svolto dai sindaci insieme al Governo, che ha utilizzato tutti gli strumenti straordinari del decreto Caivano, insieme alla Regione, possiamo costruire un sistema integrato di azioni per includere davvero questi braccianti”, ha dichiarato. Secondo il governatore, “non basta accogliere, bisogna davvero fare una inclusione che dia la possibilità a queste persone di vivere una vita civile”.

Occhiuto ha inoltre espresso l’auspicio che “la Calabria possa rappresentare un esempio emblematico anche da questo punto di vista”, ricordando gli investimenti, con risorse provenienti dal Governo nazionale, destinati ad accompagnare i braccianti nei luoghi di lavoro e a garantire loro un alloggio. Infine, il presidente della Regione ha sottolineato che “il caporalato si annida nei trasporti dei braccianti sui luoghi di lavoro, nella disponibilità di case, dove a volte vivono in 10-12 nella stessa casa e questo non è giusto, non è degno di un paese civile”, aggiungendo di essere “molto felice” per il lavoro svolto dai sindaci insieme alla Prefettura, al Governo e alla Regione.

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