Un’immagine fuori dal comune. La Wind Surf, uno dei più grandi velieri da crociera del mondo, è tornata davanti a Vibo Marina per la seconda volta in poche settimane. Cinque alberi, quasi duecento metri di lunghezza, il fascino della navigazione a vela e centinaia di passeggeri a bordo. Sul lungomare in tanti hanno alzato lo sguardo per fotografarla. Uno spettacolo capace di catturare l’attenzione e riempire i social. Ma c’è un’altra immagine che merita di essere osservata. È quella che vede chi arriva dal mare.
Il primo volto di Vibo Marina
Dal ponte del veliero il panorama racconta una storia diversa da quella delle cartoline. Davanti agli occhi dei crocieristi compaiono le grandi cisterne della Meridionale Petroli, le navi impegnate nelle operazioni di scarico dei carburanti, il litorale del Pennello, con un quartiere costruito praticamente sulla sabbia che continua a rappresentare uno degli scempi urbanistici più evidenti della costa calabrese. Poco più in là si staglia ancora il gigantesco scheletro dell’ex cementificio tra Vibo Marina e Bivona, chiuso da oltre quindici anni e mai restituito al territorio. È questo il primo impatto con Vibo Marina. Un colpo d’occhio che racconta decenni di rinvii, occasioni perdute e scelte mai compiute.
Il turismo passa, ma non si ferma
La domanda è semplice: perché quei crocieristi non hanno visitato Vibo Marina? Perché non sono stati accompagnati alla scoperta del territorio, delle aree archeologiche, del porto, delle eccellenze locali? La risposta è altrettanto semplice. Le escursioni erano programmate altrove. Vibo Marina è rimasta soltanto sullo sfondo. Ed è questa la vera notizia. Una nave che trasporta centinaia di turisti internazionali arriva davanti alla città, ma la città non riesce a diventare una destinazione.
La normalità che non cambia mai
Il problema non è il veliero. Anzi, la sua presenza dimostra che questo tratto di costa possiede un fascino straordinario e un potenziale enorme. Il problema è aver trasformato nell’ordinario ciò che ordinario non dovrebbe essere. Continuare a convivere con il traffico petrolifero nel cuore del porto, con le cisterne che dominano il paesaggio, con il Pennello lasciato nel suo degrado urbanistico, con il cementificio trasformato nel monumento permanente all’immobilismo.
Da anni si preferisce non decidere. Qui governa solo la strategia dell’Autorità portuale e non prevede, evidentemente, un polo turistico bensì industriale; l’amministrazione comunale, al netto di ogni giustificazione, continua ad evitare qualsiasi scelta che possa modificare gli equilibri esistenti. Vibo Marina rimane saldamente ancorata al suo passato.
Il veliero riparte. I turisti raggiungono altre mete. Qui restano gli applausi per una nave che passa e la consolazione di qualche fotografia. Ma se ogni volta che il turismo internazionale arriva davanti a Vibo Marina sceglie di andare altrove, forse è arrivato il momento di smettere di celebrare lo spettacolo del mare e iniziare a domandarsi perché quel mare continui soltanto a sfiorarci, senza mai diventare davvero un’opportunità.



