È stato un appuntamento di alto profilo intellettuale quello che si è tenuto a Serra San Bruno, nei locali della parrocchia di San Biagio, in occasione della presentazione del saggio “L’umano in bilico”, scritto dal professor Luigi Vavalà. Promossa con la collaborazione dell’associazione Incrociamenti, la serata ha saputo catalizzare l’interesse del pubblico, sfidando il caldo estivo in nome del pensiero e della riflessione.
Ad affiancare l’autore – docente con quarant’anni di esperienza nell’insegnamento della filosofia e di origini serresi, con studi accademici a Pisa – sono state alcune tra le voci più autorevoli della cultura calabrese e nazionale.
Gli interventi
L’incontro si è aperto con i saluti introduttivi di Domenico Dominelli, presidente di Incrociamenti, che ha ricordato il legame d’infanzia con l’autore. La parola è poi passata allo storico Piero Bevilacqua, che si è focalizzato sulla critica all’antropocentrismo presente nel testo, rievocando con efficacia il leopardiano “Dialogo del folletto e dello gnomo” e la sua amara ironia sull’autosufficienza della natura rispetto alle pretese dell’uomo.
Il professor Gregorio De Paola ha ripercorso la formazione dell’autore, intrecciando le radici serresi — legate anche alle frequentazioni della biblioteca della Certosa con padre Basilio — al periodo universitario pisano, vissuto sotto la guida di maestri del calibro di Eugenio Garin e Nicola Badaloni. Il professor Armando Vitale, già preside del liceo Galluppi di Catanzaro, ha ricordato la precocità critica del giovane Vavalà, sottolineandone il talento e la naturale inclinazione verso la lettura d’autore, in particolare dell’opera di Leopardi.
Ha chiuso gli interventi l’ambasciatore Giuseppe Calvetta, che ha analizzato l’approfondimento dedicato nel libro a Friedrich Nietzsche e al suo complesso, ambivalente rapporto con Richard Wagner, elogiando il rigore scientifico della ricerca.
L’equilibrio con la natura
Prendendo la parola in conclusione, il professor Vavalà ha ribadito il messaggio di fondo dell’opera: la necessità di riconoscere la fragile condizione umana e la possibilità di ritrovare un equilibrio autentico con la natura, al di là delle illusioni di dominio dell’epoca contemporanea.



