Sanità lametina, l’affondo di Alecci: quale futuro si vuole assegnare all’ospedale Giovanni Paolo II?

Il consigliere regionale interviene sulla situazione del nosocomio di Lamezia Terme, evidenziando come la questione superi la semplice apertura di una sala per toccare il ruolo strategico della struttura nella rete sanitaria calabrese

Sulla “complessa situazione” che interessa l’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia, interviene con una nota il consigliere regionale Ernesto Alecci, evidenziando come la questione non possa essere “ridotta alla semplice apertura di una singola sala o a comunicati di carattere celebrativo”. Secondo Alecci, “ciò che è realmente in gioco è la funzione strategica che la Regione Calabria intende attribuire al presidio lametino all’interno della rete sanitaria regionale”. La critica si concentra sullo “scarto tra le dichiarazioni di potenziamento e le scelte programmatiche concrete: non si può considerare strategico un ospedale se lo si esclude dai segmenti più complessi e tempo-dipendenti delle emergenze, in particolare per quanto riguarda l’assistenza cardiologica”.

Il nodo dell’Emodinamica e le emergenze da gestire sul territorio

L’attivazione dell’Emodinamica programmata rappresenta un segnale, ma secondo il consigliere rischia di rivelarsi un “intervento parziale se non inserito in una visione di lungo termine: senza una meta chiara, la soluzione temporanea rischia di diventare permanente, lasciando la struttura incompleta rispetto ai bisogni reali del bacino d’utenza”.

Alecci sollecita la Regione a chiarire apertamente la destinazione dell’ospedale “Giovanni Paolo II”: se si intende “trasformarlo in un punto di riferimento per un’area territoriale vasta” oppure se si vuole “limitarne il raggio d’azione a funzioni parziali, continuando a dirottare le emergenze verso altri centri”. Evidenziato inoltre il “paradosso di una sala già realizzata ed equipaggiata che rischia di non essere impiegata a pieno regime per la tutela della salute dei cittadini della Calabria centrale”.

“Un servizio esiste se è accessibile, continuativo e misurabile”

La richiesta avanzata alla Giunta regionale si fonda sul principio della “coerenza programmatica. Un rafforzamento effettivo della sanità non si ottiene inserendo una struttura negli atti formali, ma assegnandole precise funzioni operative, fornendo le risorse necessarie per svolgerle e garantendo la continuità delle prestazioni”. Alecci conclude ribadendo che “un servizio sanitario può dirsi realmente attivo solo quando risulta accessibile, continuativo e misurabile per i cittadini, rifiutando logiche di facciata che non rispondano alle reali esigenze di cura del territorio”.

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