Sant’Onofrio resta fuori dal finanziamento regionale destinato alla viabilità rurale. La graduatoria pubblicata il 7 agosto mette nero su bianco l’esclusione del Comune dalla misura che avrebbe consentito di intervenire sulle strade di campagna, molte delle quali da anni versano in condizioni difficili. Una bocciatura che, al di là della polemica politica, pone una domanda semplice: come è stato preparato e verificato il progetto prima di essere presentato?
A denunciare la vicenda è l’ex consigliere comunale Marcello Mattioli, che parla apertamente di “pressappochismo amministrativo” e contesta all’attuale amministrazione di non aver verificato con la necessaria attenzione gli atti prodotti per partecipare al bando. Secondo quanto riportato nel comunicato, tra le ragioni dell’esclusione figurerebbero documentazione incompleta e persino l’assenza di firme.
Non si tratta, dunque, soltanto di una strada rurale da sistemare. In gioco c’era la possibilità di ottenere risorse pubbliche per intervenire su una rete viaria che serve aziende, terreni e contrade. Castelluccio, Motta, Fegu, Tomarchiello, Cocari e Carcarello sono soltanto alcuni dei luoghi indicati nel documento, dove il manto stradale sarebbe fortemente deteriorato e in alcuni tratti praticamente scomparso.
Un paese nato nelle campagne che oggi non le riconosce più
La vicenda assume un significato ancora più pesante se si guarda alla storia di Sant’Onofrio. Un tempo il paese era profondamente agricolo. Le campagne non erano una periferia dimenticata, ma una parte essenziale dell’economia e della vita della comunità. Le contrade avevano un peso preciso, i terreni rappresentavano lavoro, reddito, identità.
Oggi quella relazione sembra essersi spezzata. Non soltanto perché molte strade agricole sono ridotte male, ma perché sembra essersi consumata persino la memoria di ciò che quelle campagne hanno rappresentato. Un paese che ha smarrito il rapporto con il proprio territorio rischia di perdere anche una parte della propria identità.
La contestazione politica
Mattioli attribuisce la responsabilità della mancata ammissione all’attuale amministrazione Pezzo e sostiene che il bilancio dell’esecutivo sarebbe largamente legato a opere ereditate dalla precedente amministrazione Maragò. Nel comunicato vengono citati, tra gli altri, il depuratore comunale, l’ex mercato coperto, il progetto di social housing dell’ex Cenacolo, il campo sportivo, la rete idrica e i sottoservizi e diversi interventi sugli edifici scolastici.
Un giudizio politico molto duro, che naturalmente appartiene all’ex consigliere e che chiama direttamente in causa l’amministrazione comunale. Ma al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, resta il dato amministrativo: Sant’Onofrio non è nella graduatoria dei Comuni finanziati.
Una domanda che non può essere elusa
Il punto, allora, non è stabilire soltanto chi abbia ragione nella contesa politica. Occorre capire perché un Comune che conosce le condizioni delle proprie strade rurali sia arrivato a perdere un’opportunità di finanziamento per irregolarità che, secondo la denuncia, riguarderebbero la stessa documentazione presentata. Se davvero mancavano firme o risultavano incompleti documenti indispensabili, qualcuno dovrà spiegare come sia stato possibile arrivare alla presentazione definitiva senza che nessuno se ne accorgesse.
Perché i finanziamenti non si perdono soltanto quando mancano i soldi. A volte si perdono prima, sulla scrivania di un ufficio, davanti a una pratica che avrebbe bisogno semplicemente di essere controllata. E per Sant’Onofrio, paese che un tempo viveva anche grazie alle proprie campagne, la mancata occasione pesa due volte: sulle strade che continuano a degradarsi e su una memoria agricola che rischia di diventare soltanto un ricordo. Per pochi ormai.





