Il sistema dell’emergenza-urgenza territoriale nel Vibonese continua a viaggiare sull’orlo dell’emergenza perenne. A riaccendere i riflettori sulle criticità strutturali del settore è un articolo pubblicato oggi dalla Gazzetta del Sud (a firma della giornalista Maria Novella Imeneo), che porta alla luce la grave situazione in cui versano le postazioni del 118 della provincia e il duro attacco sferrato dalla Cgil.
La spaccatura tra infermieri e medici: l’intervento di Azienda Zero
Come riportato dalla Gazzetta, le prestazioni aggiuntive autorizzate fino a fine settembre da Azienda Zero per gli infermieri del 118 hanno consentito, almeno temporaneamente, di tamponare molte lacune, assicurando la copertura di quasi tutti i turni nelle varie postazioni di città e provincia. Tuttavia, se sul fronte infermieristico si è riusciti a garantire una parziale boccata d’ossigeno, resta del tutto irrisolto il nodo dei medici: pochissimi sul territorio e non autorizzati ad effettuare ore straordinarie.
Numeri da incubo: meno di dieci medici in servizio attivo
La carenza di camici bianchi nell’Emergenza-Urgenza vibonese ha raggiunto livelli d’allarme. Secondo gli standard dettati dalle apposite normative, nel Vibonese dovrebbero esserci 18 medici (garantendo almeno 3 ambulanze medicalizzate per ogni turno). Ad oggi, invece, sulla carta ne risultano soltanto 11: un numero destinato ad abbassarsi ulteriormente se si calcolano ferie e altre situazioni, facendo sì che i medici effettivamente in servizio siano meno di una decina. Emblematico è il caso della postazione di Soriano, che si ritrova a contare su un solo medico. Una situazione che la dottoressa di emergenza-urgenza e sindacalista Cgil, Alessia Piperno, definisce sulle pagine del quotidiano come “una criticità annunciata e in continuo peggioramento”.
Il “blocco selettivo” e le disparità tra province
La rappresentante della Cgil parla apertamente di un vero e proprio “blocco selettivo delle prestazioni aggiuntive”. La disparità di trattamento risalta dal confronto tra reparti e territori: mentre nei reparti ospedalieri le ore extra sono incentivate e finanziate, per il 118 avviene l’esatto contrario. Non solo: emerge anche una netta discriminazione territoriale all’interno della stessa regione. Come denuncia Piperno sulla Gazzetta del Sud: “A Vibo e a Catanzaro se un medico di 118 chiede di espletare un turno in più per coprire il servizio si ritrova di fronte a ogni scusa burocratica. A Crotone, invece, via libera alle prestazioni aggiuntive che vengono assicurate dai medici provenienti dal Pronto soccorso”. Quest’ultima soluzione è consentita da specifiche leggi regionali, ma stenta a trovare applicazione nella realtà vibonese.
Rischi elevati e paghe ridotte: il 118 non è più allettante
Il servizio 118 appare sempre meno attrattivo per i professionisti sanitari. A scoraggiare i medici contribuiscono un carico di lavoro eccessivo, rischi operativi elevati e un trattamento economico ritenuto del tutto inadeguato: la retribuzione per le prestazioni aggiuntive equivale a circa un terzo di quella garantita ai medici pensionati richiamati in servizio nei reparti ospedalieri.
Le proposte della Cgil
“Come Cgil – chiarisce Alessia Piperno – non ci limitiamo alla denuncia, ma chiediamo l’applicazione di soluzioni concrete e già sperimentate altrove”. A questo proposito, il sindacato sollecita uno sblocco immediato e trasparente dei turni extra senza veti burocratici o discriminazioni territoriali, il riconoscimento economico del rischio attraverso l’istituzione di una tariffa oraria e di un’indennità di specificità adeguate alla delicatezza del ruolo svolto sulla strada, e l’adozione dell’esempio della Puglia, dove viene previsto l’utilizzo di fondi regionali o residui di bilancio per finanziare l’indennità aggiuntiva per il “plus orario” del 118. La sindacalista conclude stigmatizzando il modello lombardo che si sta attualmente inseguendo e che porta inesorabilmente a un servizio di 118 privo di medici.




