Vibo ultima in Italia per gli stipendi: il lavoro non basta più a garantire reddito

La provincia vibonese chiude la classifica nazionale con 1.030 euro mensili. Ultima anche per il reddito da lavoro autonomo. La Confsila: non è più emergenza, siamo davanti a un crollo strutturale

Vibo Valentia è l’ultima provincia italiana per retribuzione media dei lavoratori dipendenti. È questo il dato più pesante contenuto nella denuncia della Confsila di Vibo Valentia, che richiama l’ultima elaborazione della Cgia di Mestre sul livello delle retribuzioni in Italia. La media mensile vibonese si ferma a 1.030 euro, mentre quella nazionale raggiunge 21.868 euro lordi annui. Una fotografia che colloca il Vibonese in una posizione di forte svantaggio rispetto al resto del Paese. A Milano, secondo i dati citati dal sindacato, la retribuzione media arriva a 2.642 euro al mese, il 164 per cento in più rispetto a Vibo, dove il valore annuo lordo si arresta a 11.823 euro.

Non solo stipendi bassi

Il dato diventa ancora più significativo se si guarda oltre il lavoro dipendente. “Anche il lavoro autonomo presenta lo stesso squilibrio: Vibo Valentia è indicata come ultima provincia italiana, con un reddito medio di 15.479 euro contro i 26.248 euro della media nazionale”. È una doppia bocciatura che riguarda quindi entrambe le principali forme di reddito da lavoro. In fondo alla graduatoria dei dipendenti compaiono, insieme a Vibo, Nuoro, Cosenza e Trapani. La prima provincia del Sud è Chieti, soltanto al 55° posto, con 1.598 euro mensili.

Un crollo strutturale

La Confsila, attraverso la propria Segreteria provinciale, guidata da Giovanni Patania, non interpreta questi numeri come una semplice fase di difficoltà. “Non possiamo più parlare di emergenza, siamo di fronte a un crollo strutturale”, sostiene il sindacato, collegando il livello delle retribuzioni alla debolezza delle politiche attive per il lavoro e del modello di sviluppo territoriale. La questione posta dal comunicato è quindi più ampia del valore di una busta paga. Se il lavoro prodotto sul territorio genera redditi significativamente inferiori alla media nazionale, il problema investe la capacità stessa dell’economia locale di creare occupazione stabile e qualificata.

La richiesta di un piano straordinario

Da qui la richiesta alla Regione Calabria e al Governo di aprire un tavolo sulle politiche attive del lavoro per la provincia. La Confila indica quattro direttrici: un piano straordinario per il lavoro, detassazione e decontribuzione per le assunzioni stabili al Sud, investimenti nella formazione professionale e negli ITS collegati alle esigenze delle imprese locali e contrasto al lavoro povero e al part-time involontario.

La denuncia mette così sul tavolo una questione che va oltre le classifiche: quanto può essere sostenibile un territorio nel quale anche chi lavora produce redditi tra i più bassi d’Italia? Per la Confsila la risposta passa da investimenti, occupazione stabile e politiche industriali capaci di incidere sulla struttura economica della provincia. Il punto di partenza, però, resta quel numero: 1.030 euro al mese. È la cifra che consegna a Vibo Valentia la maglia nera nazionale sulle retribuzioni e che, insieme al dato sul lavoro autonomo, riapre una discussione sul valore del lavoro e sulle prospettive economiche della provincia.

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