Romano Carratelli, Largo Conservatorio e quel Codice che racconta una Calabria scomparsa

L’intitolazione nel cuore del centro storico può diventare l’occasione per riportare al centro anche la più importante eredità culturale lasciata dall’ex parlamentare: il manoscritto del Cinquecento con 99 acquerelli che fotografano la Calabria Ultra e il suo sistema di difesa

Largo Conservatorio, nel cuore del centro storico di Vibo Valentia, potrebbe diventare il luogo della memoria di Domenico Romano Carratelli. La proposta di intitolazione, avanzata dalla consigliera comunale di Forza Italia Carmen Corrado e approdata al voto unanime della Seconda Commissione, ha già aperto il percorso amministrativo per la deroga prefettizia al vincolo dei dieci anni. Ma dietro quella futura targa c’è una storia molto più ampia, che non riguarda soltanto la politica e le istituzioni. Riguarda soprattutto la cultura. E un documento che, da solo, restituisce la misura della passione di Carratelli per la storia della Calabria: il Codice Romano Carratelli, un manoscritto cartaceo dell’ultimo decennio del Cinquecento, riapparso dopo oltre quattro secoli e oggi conservato nel Fondo Antico della Biblioteca Romano Carratelli.

Novantanove immagini per raccontare una Calabria

Il Codice contiene 99 disegni acquerellati su carta filigranata, in gran parte accompagnati da testi nella raffinata grafia dell’epoca. Città fortificate, castelli, torri e territori vengono rappresentati con una precisione sorprendente. Non è soltanto un repertorio iconografico: è un vero progetto di difesa della Calabria Ultra.

Le tavole raccontano infatti come veniva organizzata la protezione della fascia costiera dalle incursioni dei corsari saraceni. Le torri sono descritte attraverso distanze, caratteristiche costruttive, costi, torrieri e cavallari. In alcuni casi vengono persino individuati i punti nei quali costruirne di nuove, con relative indicazioni progettuali e di spesa. Una fotografia della Calabria di fine Cinquecento, quando la fotografia non esisteva. Un documento nel quale il territorio viene osservato, misurato e descritto con una logica che oggi definiremmo di pianificazione territoriale.

La scoperta di Domenico Romano Carratelli

Il valore di questa scoperta sta anche nella sua storia. Il manoscritto era rimasto per circa quattrocento anni lontano dagli occhi del pubblico. Carratelli ne intuì l’importanza, lo acquistò e iniziò a lavorare perché quel patrimonio tornasse a essere conosciuto. È una parte della sua figura che rischia di essere oscurata dagli incarichi politici: sindaco di Tropea, consigliere comunale a Vibo Valentia, presidente del Consiglio regionale, assessore al Turismo e alla Cultura, deputato e sottosegretario di Stato. Ma anche presidente del Conservatorio “Fausto Torrefranca” e vicepresidente vicario della Commissione Difesa della Camera.

Il Codice racconta invece un altro Carratelli: lo studioso, il bibliofilo, il collezionista capace di vedere, sotto la polvere di un manoscritto dimenticato, un pezzo fondamentale della storia calabrese. Nel 2013 quella scoperta arrivò al grande pubblico con la presentazione al Salone del Libro di Torino, in un’iniziativa voluta dall’allora assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri. Nel 2019 il Codice è stato celebrato anche attraverso un francobollo della serie “Il Patrimonio Artistico e Culturale Italiano”, con l’immagine di Tropea contenuta nel manoscritto.

Un patrimonio da difendere ancora

Oggi il Codice è sottoposto a vincolo dal Ministero dei Beni culturali, con decreto n. 185 del 2014. La Regione Calabria ne ha proposto l’inserimento nel programma Unesco “Memoria del Mondo”, proprio per il suo valore identitario e culturale. C’è quasi un filo che attraversa cinque secoli. Quelle torri disegnate negli acquerelli servivano a difendere la costa dalle incursioni di pirati e banditi. Oggi il Codice può rappresentare un’altra forma di difesa: quella della memoria, della conoscenza e di un patrimonio che rischia altrimenti di restare confinato tra pochi specialisti.

È anche per questo che la possibile intitolazione di Largo Conservatorio può assumere un significato diverso da una semplice cerimonia. Può diventare l’occasione per rilanciare il progetto che Carratelli aveva più a cuore: portare il Codice alle nuove generazioni.

La memoria che Teresa Saeli continua a custodire

In questa direzione si inserisce anche l’impegno di Teresa Saeli, moglie di Carratelli, che continua a lavorare perché la sua memoria non venga dispersa e perché il Codice resti conosciuto e valorizzato. Portarlo nelle scuole potrebbe essere il passo più semplice e, allo stesso tempo, più importante. Far vedere agli studenti quelle 99 immagini, spiegare loro cosa raccontano, ricostruire attraverso quelle tavole la Calabria di oltre quattrocento anni fa. Non una celebrazione del passato, ma uno strumento per conoscere il territorio.

Una targa e un progetto

La procedura per Largo Conservatorio è ora affidata ai successivi passaggi amministrativi e alla richiesta di deroga al prefetto Anna Aurora Colosimo. La Commissione presieduta da Sergio Barbuto ha già espresso all’unanimità il proprio indirizzo, raccogliendo la proposta di Carmen Corrado. La consigliera ha ringraziato il sindaco Enzo Romeo, il presidente del Consiglio Antonio Iannello, Barbuto, i commissari e la famiglia Carratelli, sottolineando come il voto trasversale abbia riconosciuto “un patrimonio comune e condiviso della nostra città”.

Ma una targa, per quanto significativa, non basta a raccontare Carratelli. Se Largo Conservatorio porterà il suo nome, sarebbe altrettanto importante che quel nome tornasse a parlare attraverso il suo Codice. Perché Carratelli non ha lasciato soltanto una storia politica. Ha lasciato 99 immagini capaci di raccontare una Calabria che non c’è più. Il modo migliore per ricordarlo è fare in modo che quelle immagini continuino a parlare a chi quella Calabria dovrà conoscerla e difenderla domani.

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