È stata la Questura di Vibo Valentia a imporre una svolta nelle modalità delle esequie di Rocco Cichello, 37 anni, e Domenico Colacchio, 52, i due uomini di Filandari morti nella notte tra venerdì e sabato sulla strada provinciale 17, nel territorio di Rombiolo. Il questore Rodolfo Ruperti ha disposto che i funerali si svolgessero esclusivamente in forma privata, per ragioni legate all’ordine e alla sicurezza pubblica.
La decisione della Questura
Il provvedimento è maturato dopo la valutazione delle informazioni trasmesse dal Comando provinciale dei Carabinieri e degli elementi relativi ai precedenti giudiziari dei due defunti, entrambi indicati in passato in procedimenti per associazione mafiosa o in importanti operazioni antimafia. Un quadro che ha portato le autorità di pubblica sicurezza a ritenere necessario disciplinare in maniera rigorosa lo svolgimento delle esequie.
Ieri pomeriggio la benedizione delle salme è stata impartita a cimitero chiuso, con l’accesso consentito esclusivamente ai familiari più stretti. Anche il trasferimento delle salme è avvenuto secondo precise prescrizioni, lungo il percorso più breve e senza soste. Le modalità stabilite dalla Questura hanno dunque trasformato quello che avrebbe potuto essere un momento di partecipazione collettiva in un rito rigorosamente riservato.
Il dietrofront del Comune
La decisione dell’autorità di pubblica sicurezza ha avuto immediate ripercussioni anche sugli atti del Comune di Filandari. Nel giro di appena ventiquattr’ore l’amministrazione guidata dalla sindaca Concettina Rita Maria Fuduli ha adottato tre provvedimenti sullo svolgimento delle esequie e sul lutto cittadino. La prima ordinanza, la numero 19 del 5 settembre, aveva proclamato il lutto cittadino, prevedendo la partecipazione ufficiale della comunità al cordoglio, le bandiere a mezz’asta negli edifici pubblici e la sospensione delle manifestazioni ricreative durante i funerali. Le esequie erano state inizialmente previste separatamente: quelle di Cichello a Filandari e quelle di Colacchio, il giorno successivo, nella frazione Arzona.
Poi è intervenuta la Questura. Con l’ordinanza numero 20 il Comune ha recepito le nuove modalità stabilite per le esequie, mantenendo tuttavia il lutto cittadino. Infine, il 6 settembre, è arrivata la terza disposizione: l’ordinanza numero 21 ha annullato sia il primo provvedimento sia la successiva rettifica.
Tre ordinanze in poche ore
Nel nuovo atto la sindaca richiama le «sopravvenute determinazioni delle competenti Autorità in ordine allo svolgimento delle esequie», spiegando che proprio tali decisioni hanno reso necessario cancellare le precedenti disposizioni. Di fatto, anche il lutto cittadino è venuto meno. Una sequenza amministrativa insolita, maturata nelle ore immediatamente successive alla tragedia che ha colpito Filandari. Il Comune aveva inizialmente predisposto una partecipazione pubblica al dolore per la morte dei due concittadini; le successive determinazioni delle autorità competenti hanno modificato radicalmente lo scenario.
Resta così il dato di una vicenda nella quale il profilo dell’ordine pubblico ha finito per prevalere sulle modalità tradizionali della partecipazione della comunità alle esequie. Una scelta adottata dalle autorità sulla base degli elementi acquisiti e che ha imposto anche all’amministrazione comunale di adeguare, in rapida successione, i propri provvedimenti.




