“In Italia potrebbero esserci altre Denise, sono testimone di alcuni messaggi che cerchiamo di gestire, di persone che chiedono, che non ce la fanno più”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, a margine della cerimonia religiosa voluta dalla Diocesi di Crotone-Santa Severina in memoria di Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa nel 2009 dal marito e da altri appartenenti alla cosca contro la quale aveva testimoniato. Nel corso della messa nella chiesa dell’Immacolata, il vescovo Alberto Torriani, ha pronunciato un’omelia improntata sulla luce della verità che illumina la vita.
“Ci sono uomini e donne – ha detto – che a un certo punto della loro vita prendono quella luce e invece di nasconderla scelgono di metterla sul candelabro: Denise l’ha fatto. L’ha fatto quando giovanissima ha avuto il coraggio di testimoniare sulla morte di sua madre Lea”.
Di fronte al suicidio, il presule ha invocato raccoglimento: “Davanti a questo mistero noi cristiani non giudichiamo e non presumiamo di sapere ciò che è accaduto nel cuore di Denise, ma preghiamo”.
Omicidio lungo 17 anni
“Esiste una violenza mafiosa ‘differita’ – ha detto don Ciotti – che agisce sottotraccia per anni, insinuandosi come un veleno nei meandri dell’anima. E per questo possiamo forse spingerci a definire il suicidio di Denise come un omicidio lungo 17 anni: il tempo che è passato dal delitto della madre. Non voglio accusare nessuno, perché nella storia di Denise lo Stato è intervenuto senza esitazioni, con competenza e spesso anche con umanità. Si è fatto vicino, ha messo persone di valore al suo fianco. Denise non è stata abbandonata. Eppure a un certo punto si dev’essere sentita comunque incredibilmente sola, incapace di reggere ancora. Non possiamo chiedere ai testimoni di giustizia di sacrificare la propria vita per il bene comune, e poi lasciarli soli a fare i conti con i propri fantasmi, che spesso li ammalano, nel corpo e nello spirito”.
Tutti devono fare di più
“Bisogna chiedere alla politica – ha sostenuto don Ciotti – che faccia la propria parte ma anche noi come cittadini, movimenti, associazioni, chiese, dobbiamo fare di più. Abbiamo celebrato il suo coraggio, l’abbiamo trasformata in un’eroina. Dimenticandoci però che dietro il simbolo, si nascondeva l’anima fragile di una ragazza costretta a caricarsi una croce così gravosa”. Alla cerimonia erano presenti anche la presidente della commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo, la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, il procuratore della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio, quello di Crotone Domenico Guarascio e la senatrice Enza Rando, che è stata l’avvocata di Denise Cosco nel processo contro il padre. (Ansa)



