Ponte sullo Stretto, Rifondazione Comunista Calabria: tredici miliardi sottratti ai servizi essenziali

La denuncia arriva da Gregorio Greco, responsabile Dipartimento Ambiente e Territorio del Prc, che parla di uno schiaffo ai cittadini e un regalo ai signori del cemento
ponte sullo stretto

“La propaganda del Ministero delle Infrastrutture sul Ponte sullo Stretto di Messina ha ormai superato i confini della decenza istituzionale, configurandosi come un insulto quotidiano a milioni di cittadini meridionali”. È quanto dichiara Gregorio Greco, responsabile Dipartimento Ambiente e Territorio del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Regionale Calabria, in merito all’opera il cui costo stimato ha raggiunto i 13,5-14 miliardi di euro, interamente a carico delle casse pubbliche.

“Non un’infrastruttura di progresso, ma una distrazione di massa”

“Non siamo di fronte a un’infrastruttura di progresso, ma a una deliberata operazione di distrazione di massa e di drenaggio di denaro pubblico verso il privato. È inaccettabile sventrare un ecosistema unico e tutelato, ignorando le primarie necessità di due regioni in cui i diritti costituzionali alla salute, alla mobilità e all’accesso all’acqua sono sistematicamente negati”.

Il rischio infiltrazioni e il “parassitismo legalizzato”

Secondo Greco, “il vero obiettivo di questa accelerazione forzata” sarebbe “attivare un gigantesco indotto economico legato al movimento terra e alle discariche per lo smaltimento dei milioni di metri cubi di inerti. Un settore storicamente esposto, come certificano le relazioni della DIA, alle infiltrazioni delle note famiglie mafiose della ‘ndrangheta e di cosa nostra, da sempre specializzate nella speculazione edilizia e nel controllo dei cantieri”. A questo si aggiunge, per Rifondazione Comunista, “un ulteriore parassitismo legalizzato: da anni, la riattivata società Stretto di Messina S.p.A. si sta letteralmente mangiando una montagna di soldi pubblici in fantomatiche consulenze, studi di fattibilità infiniti, poltrone e gettoni di presenza per i soliti noti, alimentando un carrozzone clientelare che brucia milioni di euro senza che sia mai stata posata una sola pietra”.

Sanità allo sfascio ed emigrazione sanitaria

Nel documento si denuncia come “la rete ospedaliera pubblica in Calabria è stata smantellata da oltre un decennio di tagli lineari e 18 ospedali chiusi dal 2010”. Presidi come l’ospedale di Polistena e i pronto soccorso di Locri, Crotone e Reggio Calabria “operano in condizioni da ‘medicina di guerra’ per la carenza cronica di medici e infermieri”. Situazione “speculare in Sicilia, dove la rete delle emergenze è paralizzata e l’assistenza domiciliare per anziani e disabili è ridotta al lumicino”, alimentando, secondo Rifondazione, i “viaggi della speranza” verso gli ospedali del Nord.

Il paradosso idrico e le reti colabrodo

Il documento cita i dati Istat secondo cui in Calabria si perde mediamente il 48,7% dell’acqua immessa nelle condutture, con punte del 66,5% a Cosenza, 65% a Vibo Valentia e 57,4% a Reggio Calabria. In Sicilia, si legge, “le condotte obsolete disperdono oltre il 45% della risorsa, costringendo intere province a turnazioni idriche medievali”.

Isolamento ferroviario e “strade-mulattiere”

Sul fronte della mobilità, Rifondazione Comunista denuncia che “in Sicilia siamo all’assurdo: in alcuni punti ci vogliono fino a 17 ore di viaggio in treno per spostarsi da una parte all’altra dell’isola”, mentre “in Calabria la rete viaria regionale è ridotta a un insieme di mulattiere pericolose e obsolete”, con paesi dell’entroterra “letteralmente isolati dal resto del mondo” a causa di strade crollate per frane o maltempo mai ripristinate.

L’azzardo sismico ignorato

Il partito richiama inoltre il rischio sismico dell’area dello Stretto, “attraversata da un sistema complesso di faglie attive” e “classificata storicamente come una delle zone a più elevato rischio sismico d’Europa”, definendo la costruzione del ponte a campata unica in quel punto “un azzardo ingegneristico ingiustificabile”.

Le proposte e la mobilitazione

Rifondazione Comunista Calabria lancia quindi una “chiara parola d’ordine: sblocco immediato dei fondi del Ponte e loro totale storno verso i servizi civili ed essenziali”. Tra le richieste: “riapertura e potenziamento degli ospedali pubblici dismessi e piano straordinario di assunzioni stabili di medici e infermieri”; “finanziamento integrale ai Comuni per il rifacimento totale delle reti idriche urbane”; “raddoppio e totale elettrificazione della linea ferroviaria Ionica e ammodernamento radicale della rete siciliana”; “piano straordinario di viabilità e cura del territorio” per togliere dall’isolamento i borghi calabresi.

“La vera continuità territoriale non si fa regalando miliardi ai colossi del cemento, pagando consulenze fantasma o agevolando l’indotto delle ditte vicine ai clan, ma garantendo la dignità delle vite, del lavoro e della salute dei cittadini calabresi e siciliani”, conclude Greco, annunciando che su questa piattaforma di lotta il PRC “chiamerà alla mobilitazione i movimenti territoriali, i sindacati e la cittadinanza attiva”.

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