Il contenuto della lettera anonima riapre il caso Chindamo: un nome, gli scavi e una pista rimasta segreta per dieci anni

Un documento consegnato ai carabinieri un mese dopo la scomparsa della donna è rimasto finora riservato: oggi viene mostrato da Chi l’ha visto? e contiene indicazioni sui terreni dove sono stati effettuati scavi e il nome di uno degli indagati

La novità più rilevante emersa dalla puntata di Chi l’ha visto? (trasmissione condotto da Raffaella Griggi) sul caso di Maria Chindamo non è soltanto una nuova ricostruzione dell’omicidio. È, soprattutto, qualche particolare sul contenuto di quella lettera anonima rimasta per dieci anni fuori dal racconto pubblico della vicenda. Un documento arrivato a un mese dalla scomparsa della commercialista di Laureana di Borrello, consegnato da don Peppino De Masi ai carabinieri e mai divulgato fino ad oggi.

La lettera rimasta segreta

La trasmissione ha mostrato il documento e ne ha raccontato per la prima volta il contenuto. Nella lettera compare il nome di Francesco Arcieri, oggi indicato tra gli otto indagati della nuova inchiesta sulla scomparsa e sulla morte di Maria Chindamo. Ma non è soltanto il nome a rendere il documento particolarmente significativo. Secondo quanto ricostruito da Chi l’ha visto?, la lettera conteneva anche indicazioni relative a terreni sui quali, successivamente, sarebbero stati eseguiti accertamenti e scavi alla ricerca del corpo di Maria. Gli scavi non avrebbero portato al ritrovamento della donna e, come sottolineato nella trasmissione, i terreni interessati sarebbero poi stati venduti.

È un elemento che, a distanza di dieci anni, assume un peso particolare proprio perché quel documento era stato consegnato agli investigatori subito dopo la scomparsa, ma il suo contenuto è rimasto riservato. La presenza del nome di Arcieri nella lettera e il fatto che oggi Francesco Arcieri sia tra gli indagati non costituiscono, naturalmente, una prova di responsabilità. La stessa trasmissione ha ricordato che si tratta di persone sottoposte a indagine e che la loro posizione dovrà essere verificata nel corso degli accertamenti.

Il cappellino bianco e il trattore

La nuova puntata torna anche sulla mattina del 6 maggio 2016, quando Maria Chindamo scompare davanti al cancello della sua azienda agricola a Limbadi. Un operaio che si trovava a poche decine di metri avrebbe avuto il trattore acceso per oltre mezz’ora. Il rumore del motore, secondo la ricostruzione proposta dalla trasmissione, potrebbe avergli impedito di sentire eventuali urla o rumori provenienti dal luogo dell’aggressione. Quando Maria non arrivò, l’uomo avrebbe provato a cercarla e, avvicinandosi al centro del viale, avrebbe visto un uomo con un cappellino bianco aggirarsi intorno alla macchina della donna prima di allontanarsi.

Una ricostruzione che i legali della famiglia di Maria invitano a considerare con cautela. Nel corso della trasmissione uno di loro ha sostenuto che quella figura non avrebbe trovato riscontri sufficienti e che il particolare del cappellino bianco non sarebbe, a suo giudizio, un elemento solido della vicenda. Resta invece il dato drammatico: quella mattina Maria scompare senza che vi sia, almeno secondo quanto ricostruito nel programma, un testimone diretto dell’aggressione.

Le telecamere che non funzionavano

C’è poi un altro punto che da anni accompagna l’inchiesta: le telecamere di videosorveglianza installate nel terreno di fronte a quello di Maria. Secondo quanto riferito nella trasmissione, gli investigatori hanno ipotizzato che le telecamere possano essere state volutamente manomesse. Il proprietario del terreno, Salvatore Ascone, ha sempre respinto le contestazioni e nel servizio ha sostenuto che le telecamere funzionassero. Ascone è imputato nel processo per la morte di Maria Chindamo in concorso con Vincenzino Punturiero, ex suocero di Maria, deceduto nel 2017. Anche su questo fronte, dunque, esistono posizioni processuali e ricostruzioni contrapposte che dovranno essere valutate nelle sedi competenti.

La paura di Maria e il porto d’armi

La trasmissione ha riportato anche un dettaglio che precede di appena dieci giorni la scomparsa. Maria avrebbe chiesto al nuovo compagno, appartenente alla Polizia di Stato, informazioni su come ottenere un porto d’armi. Alla domanda sul perché di quella richiesta avrebbe risposto di non avere particolari problemi, ma il particolare è stato letto alla luce delle successive testimonianze sulla paura che la donna avrebbe manifestato.

Non sappiamo, sulla base di quanto emerso nella trasmissione, chi Maria temesse realmente. Ma il dettaglio contribuisce a delineare il quadro di una donna che, in quel periodo, percepiva qualcosa di minaccioso intorno a sé. Dopo la morte dell’ex marito, Maria aveva infatti deciso di continuare a occuparsi dei terreni ereditati e di costruire una nuova vita. Secondo le testimonianze raccolte, avrebbe anche ricevuto una proposta per la vendita delle sue terre a una cifra che aveva ritenuto troppo bassa.

Due piste che potrebbero incontrarsi

È proprio sulla terra che si concentra una parte della nuova ricostruzione investigativa. Da un lato, secondo l’ipotesi attribuita alla Procura di Catanzaro e illustrata dalla trasmissione, ci sarebbe una possibile vendetta familiare legata alla fine del matrimonio di Maria e al suicidio dell’ex marito, Ferdinando Punturiero. Dall’altro, ci sarebbe la questione dei terreni che Maria aveva deciso di conservare e continuare a gestire. La trasmissione parla quindi di un possibile movente composito, nel quale due ambienti e due interessi differenti potrebbero essersi incontrati. È un’ipotesi investigativa, non una verità giudiziaria già accertata.

Gli investigatori, secondo quanto riferito da Chi l’ha visto?, hanno effettuato nuovi accertamenti anche su una fresa agricola sulla quale sarebbero state individuate tracce biologiche e su una Jeep appartenente a uno degli indagati, sulla quale sarebbero state rilevate presunte tracce ematiche.

Dieci anni dopo, la lettera torna a parlare

La parte più inquietante della nuova puntata resta però quella che riguarda la lettera anonima. Per dieci anni il documento è rimasto custodito nell’ambito dell’inchiesta. Ora il suo contenuto viene portato alla luce: un nome oggi presente nell’elenco degli indagati, indicazioni sui terreni e una serie di elementi che, nel tempo, sono stati sottoposti agli accertamenti degli investigatori. Il fratello Vincenzo Chindamo, intervistato in trasmissione, ha raccontato il turbamento provato nel vedere comparire quel nome. Ha spiegato di conoscere personalmente molti degli indagati e di avere condiviso con alcuni di loro momenti familiari. Ma proprio questo rende ancora più pesante la domanda che da dieci anni accompagna la famiglia: che cosa è realmente accaduto a Maria Chindamo e dove si trova il suo corpo?

La risposta non è ancora arrivata. La nuova inchiesta, la lettera anonima rimasta segreta, gli accertamenti sui terreni e i nuovi indagati riaprono una vicenda che sembrava essersi incrostata nel silenzio. E riportano al centro una questione rimasta senza risposta: chi ha deciso la sorte di Maria, chi ha eseguito quel piano e, soprattutto, perché per dieci anni nessuno ha ancora indicato dove si trova il corpo di una donna scomparsa davanti al cancello della propria azienda.

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