Minacce di morte ad Antonio Iannello: “Uccidiamo tutti”, poi “apriamo la pancia”

Due telefonate anonime in una settimana al presidente del Consiglio comunale, che ha denunciato gli episodi alla polizia a Roma. A dicembre scorso cinque colpi d’arma da fuoco contro la sua abitazione e la sua auto. la solidarietà del sindaco Romeo

Due telefonate in una settimana, entrambe da un numero privato, con parole che non lasciano spazio alla leggerezza. La prima: “Uccidiamo tutti”. La seconda, ancora più esplicita: “Apriamo la pancia”. A riceverle è stato Antonio Iannello, esponente del Pd, presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia, che ha denunciato entrambi gli episodi alle forze dell’ordine. Una vicenda che riporta alla memoria un precedente inquietante: il 21 dicembre scorso, quando cinque colpi d’arma da fuoco furono esplosi contro la sua abitazione e la sua automobile.

Iannello si trovava a Roma quando sono arrivate le chiamate. La prima risale a domenica 11 ottobre, intorno alla mezzanotte; la seconda a sabato 17 ottobre, alle 22.50. Telefonate brevissime, appena pochi secondi, ma sufficienti a far scattare l’allarme. Il presidente del Consiglio comunale si è rivolto alla Questura di Vibo Valentia e, su indicazione degli uffici, si è recato al commissariato di Roma per formalizzare le denunce.

La prima volta pensavo fosse uno scherzo

All’inizio, racconta Iannello, la reazione era stata quella di chi fatica a prendere sul serio una minaccia arrivata all’improvviso. “La prima telefonata pensavo fosse uno scherzo, te lo dico sinceramente”. La seconda, però, ha cambiato la percezione dell’accaduto. “Quando è arrivata, ho capito che non era proprio uno scherzo”. Le frasi pronunciate al telefono sono diverse, ma entrambe inquietanti: prima l’annuncio “Uccidiamo tutti”, poi “Apriamo la pancia”. Parole sulle quali ora dovranno essere compiuti gli accertamenti necessari per chiarire la natura delle chiamate e, soprattutto, individuare chi le abbia effettuate.

Il presidente del Consiglio comunale non nasconde la preoccupazione per quanto accaduto, anche per le inevitabili ripercussioni sulla serenità familiare. Ma, al momento, non individua una possibile spiegazione. “Mi sento la coscienza a posto e non riesco a individuare una cosa che io abbia fatto tale da generare una situazione così”.

Il precedente di nove mesi fa

A rendere più delicata la vicenda è il ricordo di quanto accaduto quasi nove mesi fa. Il 21 dicembre, contro l’abitazione e l’automobile di Iannello furono esplosi cinque colpi d’arma da fuoco: quattro contro la casa e uno contro la vettura. Un episodio grave, che aveva già segnato la sua vita personale e che oggi torna inevitabilmente alla mente dopo le nuove minacce.

Esiste un collegamento tra i fatti di dicembre, la settimana di Natale, e le telefonate di ottobre? Al momento non ci sono elementi per affermarlo. Lo stesso Iannello, interpellato sull’eventualità di un rapporto tra i due episodi, non formula ipotesi. “Credetemi, niente. Non riesco a darmi una ragione, una spiegazione”. Una cautela che vale anche per qualsiasi possibile movente legato alla sua attività istituzionale o alla sfera privata. Il presidente esclude di avere elementi concreti per indirizzare i sospetti verso qualcuno e non intende alimentare ricostruzioni prive di riscontri. “Se dovessi avere un sospetto, o anche il minimo indizio, lo direi. Ma sarebbe un errore dire cose che poi non hanno fondamento”.

Le indagini dovranno chiarire le ragioni

Resta da capire chi abbia utilizzato il numero privato per contattarlo, quale fosse l’obiettivo delle chiamate e se dietro quelle parole ci sia un’intenzione concreta o un diverso disegno intimidatorio. Sono interrogativi ai quali potranno rispondere soltanto gli accertamenti delle forze dell’ordine. Iannello, al momento, non sa indicare se siano state già valutate misure specifiche di tutela o se siano stati assunti provvedimenti per rafforzare la sua sicurezza. Non ci sono, dunque, elementi per parlare di una protezione già disposta né per individuare una matrice precisa delle minacce.

C’è però un dato che non può essere sottovalutato: due telefonate di morte in sette giorni, rivolte a un rappresentante istituzionale, e un precedente fatto di colpi d’arma da fuoco contro la casa e l’auto. Una sequenza che impone verifiche puntuali, senza anticipare conclusioni e senza trasformare i sospetti in accuse. Per Antonio Iannello, intanto, resta l’incertezza su chi ci sia dietro quelle parole e sul perché siano state rivolte proprio a lui.

La presa di posizione del sindaco Romeo

“Antonio Iannello è un mio amico, prima ancora che un compagno di viaggio politico – scrive il sindaco Enzo Romeo –  Con lui condivido da tempo passione e impegno ma soprattutto affetto e vicinanza amicale. È una di quelle amicizie vive, di quelle con cui ti confronti ma allo stesso tempo ti confidi. È per questo che oggi condivido il suo stesso stato d’animo: quello di un’uomo che ha sempre affiancato al suo impegno umano e politico una onestà e originalità riscontrabili in poche persone”.
“Questi reiterati eventi criminosi – sottolinea il sindaco – non possono ulteriormente sconvolgere la serenità di un uomo e della sua famiglia che non merita questi gesti vili, codardi. Confidiamo, pienamente nell’operato delle forze inquirenti che hanno sempre dimostrato attenzione e che, siamo sicuri, daranno a breve risposte. Oggi, però, tutta l’amministrazione si deve stringere in un abbraccio affettuoso e allo stesso tempo protettivo, perché Antonio Iannello non può e non deve sentirsi in alcun modo solo”.

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