Minacciato e picchiato perché non voleva dare 200 euro in nero in più sull’affitto regolare che pagava per un locale ed ha deciso di denunciare i suoi aguzzini. Stamani la Polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare del gip su richiesta della Dda di Catanzaro, nei confronti di sei persone accusate di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Cinque (quattro dei quali ai domiciliari) sono crotonesi, mentre un sesto, destinatario della misura cautelare in carcere, è un cittadino pakistano attualmente ricercato.
La denuncia
L’indagine, denominata “Lampo” per la velocità di esecuzione, è avvenuta dalla denuncia della vittima, un cittadino di nazionalità pakistana, dalla quale era preteso il versamento in contanti di una somma aggiuntiva “in nero” rispetto al regolare canone d’affitto del proprio locale.
Il questore di Crotone Renato Panvino, incontrando i giornalisti, ha sottolineato il “forte segnale di legalità che arriva dall’operazione” evidenziando “l’importanza della sinergia tra le forze dell’ordine e il tessuto commerciale locale. Questo risultato – ha detto – non arriva per caso, è il frutto di numerosi servizi contro il territorio, di numerosi incontri con gli imprenditori, con i commercianti”. Il questore ha voluto mettere in luce il valore sociale della denuncia e l’importanza della collaborazione con i cittadini: “È quel canale che la Questura ha avviato da tempo e oggi i cittadini si fidano dello Stato, denunciano e le porte sono aperte. Continuo a dire che uniti potremo debellare il fenomeno mafioso”.
Il dirigente della Squadra mobile Costantino Belvedere, ha spiegato che l’operazione “è avvenuta in pochissimo tempo, le condotte poste in essere dagli indagati riguardano il periodo da luglio a settembre”. In particolare, l’attività è stata supportata dalle telecamere di videosorveglianza presenti in città, che hanno confermato gli accadimenti e le minacce nei confronti della vittima. Belvedere ha poi posto l’accento sull’aggravante mafiosa riconosciuta dal gip distrettuale “per la forza intimidatrice utilizzata e la vicinanza a contesti di criminalità organizzata. Non è necessario aver accertato che i soggetti facciano parte del clan, le modalità sono quelle proprie dell’associazione mafiosa”. (Ansa)
Tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso: sei misure cautelari, oltre 80 agenti in campo



