“La ‘ndrangheta si nutre anche del nostro disinteresse e della nostra indifferenza”. È l’allarme lanciato dal procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio, intervenuto a “Tam – Talk About Mafia”, il progetto dell’Associazione nazionale magistrati dedicato all’approfondimento dei fenomeni mafiosi attraverso il dialogo tra magistratura, istituzioni e società.
Curcio ha richiamato l’esortazione di Paolo Borsellino a parlare di mafia sempre e ovunque. “Ancora oggi la gente, la comunità, ma anche molti colleghi – ha detto – non hanno la consapevolezza delle reali dimensioni del fenomeno, della sua diffusione, della sua pervicacia, del patrimonio illecitamente accumulato, che è pari a miliardi di euro”. Il magistrato ha citato il rapporto Eurispes “‘Ndrangheta Holding”, del 2008, che stimava in 44 miliardi di euro i guadagni delle cosche nel solo 2007. Curcio ha inoltre ricordato i risultati di una consulenza: su un campione di 800 chili di cocaina con una purezza del 95-98%, il guadagno potenziale sul mercato era stato stimato in un miliardo e 445 milioni di euro.
Conoscenza superficiale del fenomeno
Secondo il magistrato, la scarsa attenzione riservata al fenomeno mafioso da parte dei media e una narrazione spesso limitata alla cronaca giudiziaria hanno favorito una conoscenza superficiale, con il rischio di confinare il contrasto alle mafie a una questione di ordine pubblico. “La prima regola della ‘ndrangheta, detta in dialetto, è non fare sgrusci, non fare rumore” ha sottolineato. Curcio ha espresso preoccupazione anche per quello che considera un arretramento degli strumenti investigativi, richiamando le limitazioni all’utilizzo delle intercettazioni. Barriere che, a suo giudizio, rischiano di indebolire le indagini sui cosiddetti reati spia capaci di far emergere i collegamenti tra le cosche e l’imprenditoria. Accanto all’attività delle forze dell’ordine, ha quindi invocato una maggiore prevenzione e controlli sulla trasparenza dell’azione amministrativa e contrattuale. “Parlare di mafia significa anche alzare l’asticella dell’attenzione da parte non solo degli addetti ai lavori, ma di un’intera comunità”, ha concluso. (Ansa)



